Inutile nasconderlo, le grandi “trovate” che spopolano su internet (e fanno fare soldi a palate ai relativi “inventori”) hanno un fascino cui è difficile sottrarsi. Ormai, i garage di Bill Gates e Steve Jobs sono diventati un Eldorado immaginifico, ricco di leggende e di innumerevoli tentativi di emulazione.Tag:facebook
Inutile nasconderlo, le grandi “trovate” che spopolano su internet (e fanno fare soldi a palate ai relativi “inventori”) hanno un fascino cui è difficile sottrarsi. Ormai, i garage di Bill Gates e Steve Jobs sono diventati un Eldorado immaginifico, ricco di leggende e di innumerevoli tentativi di emulazione.
Squilla il campanello. Il pizzaboy, con un leggero ritardo di una decina di minuti, consegna la “cena” ordinata online. Inizia così una delle più classiche serate casalinghe nel tempo delle relazioni liquide. Comodamente seduti sul divano, il rito gastronomico viene contestualizzato dentro una ragnatela mediatica sempre più densa. Il nostro programma televisivo preferito “rimbalza” nei social network che, contemporaneamente, commentiamo sull'iPad o sul netbook. I media distorcono le dimensioni spaziali e temporali dello stylelife di ciascuno di noi. Salta l'aderenza fisica fra fruizione e luogo deputato a questo scopo e cambia anche la forma dell'intrattenimento “catodico”. Prima di godervi questo dialogo surreale avuto in chat con un ex amico di UIELinux su Facebook, vi consiglio di leggere L'amicizia ai tempi di Facebook, quello originale, scritto da Sergio Gridelli l'anno scorso.
Riguardo a ciò che leggerete qui a seguire, va precisato che la nostra presenza su Facebook ha l'obiettivo di migliorare la comunicazione.
Massimizzare la diffusione delle idee, per chi come noi crede nella condivisione, porta inevitabilmente a stringere "amicizia" con la maggior parte di persone possibile. Mi sembra logico non vi pare? Il dibattito critico sui social network e, in particolare, attorno ad uno di questi, può essere visto da due prospettive.
![]() In primo luogo, la questione della privacy. Un argomento che, per molti versi, fa il paio con l'utilizzo “etico” (leggasi nel senso di “non a fini di marketing”) delle informazioni immesse dagli “amici” nella gigantesca cyber-betoniera di Facebook. Lo sviluppo di vari movimenti di protesta, al pari del proliferare di pseudo-applicazioni in grado di evidenziare quanto siano esposte pubblicamente le nostre informazioni personali, hanno fatto cambiare rotta, a più riprese, alla policy imposta da Mark Zuckerberg. Che siano manovre di advertising o indotte dalla paura per le azioni più volte promesse dalla Federal Trade Commission, è implicito come l'argomento sia ormai di primissimo piano nelle strategie evolutive del social network più famoso del mondo. Del resto, con i suoi 400 milioni di utenti, la questione non può che rappresentare una presenza fissa nell'agenda del suo fondatore. Sta accadendo qualcosa di nuovo sul web, qualcosa di rivoluzionario che non a tutti è così evidente.
Da qualche anno a questa parte, grazie all'idea di un brillante studente di Harward, è dilagata in tutto il mondo la mania del social network.
Oggi, negli Stati Uniti, stiamo assistendo a qualcosa che potrebbe essere definita una vera e propria “corsa all’oro”.
Se seguite i più importanti blog americani, scoprirete che non c'è un solo giorno in cui non viene annunciata la creazione di nuove start-up che si occupano di creare infrastrutture dei nuovi servizi di social network. Milioni di dollari investiti da venture capitalist con quotazioni veramente impressionanti. Tutti questi segnali che provengono dal nuovo continente, mettono in forte discussione il modo con cui tutti noi viviamo la presenza sul web. Viviamo di narrazioni. O di racconti, se il termine può sembrare più familiare. Vediamo un film e cerchiamo di narrarlo (raccontarlo) a chi non l'ha visto. La sera, tornando dal lavoro, narriamo (raccontiamo) ai nostri familiari le piccole (o grandi) cose capitateci durante la giornata.
Leggi tutto... Ci risiamo. Arriva un matto che rompe il naso al Presidente del Consiglio e la rete, per un verso e per un altro, “commenta a modo suo” il gravissimo e deprecabile (a scanso di equivoci lo ripeto, gravissimo e deprecabile) episodio. Come prima conseguenza, il potere costituito invoca urgentissimi provvedimenti di censura (leggasi oscuramento di blog e social network).
Leggi tutto... Probabilmente, anzi sicuramente, Charles Darwin con la sue idee rivoluzionarie sull'evoluzione delle specie, non poteva porsi il problema di un'eventuale “applicabilità” della teoria anche al web, che sarebbe arrivato quasi un secolo e mezzo dopo.
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A chi mi chiede perché non ho un profilo su
“Vorrei un computer per andare su Facebook”. Comincia con questa bizzarra (forse, nemmeno tanto) richiesta, ascoltata in un megastore dell'informatica, una riflessione su come la rivoluzione digitale non abbia fatto altro che dilatare l'ineluttabilità di un'esigenza tipicamente umana.
Squilla il campanello. Il pizzaboy, con un leggero ritardo di una decina di minuti, consegna la “cena” ordinata online. Inizia così una delle più classiche serate casalinghe nel tempo delle relazioni liquide. .jpg)
