Esattamente alle 00.01 del 14 Luglio 2009,
oscureremo completamente questo sito per 24 ore.
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Qualche giorno fa ho rivisto con piacere un mio vecchio amico che non vedevo da molto tempo.
Diego, questo è il suo nome, fa il giornalista freelance ed è corrispondente in Cina per una nota rivista americana.
Fra i vari caffè consumati durante la mattinata, Diego mi ha parlato del paese in cui lavora e di come, il controllo dell'informazione attuato dal regime Comunista, renda così difficile il suo lavoro.
La dirompente (e contestatissima) analisi di Wired sulla fine del web è stata anche, fra le altre cose, la premessa ad una nuova disciplina. L'archeologia di internet.
Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, sia dal punto di vista tecnologico (dai 56k alla fibra ottica), che sotto il profilo “sociale” (dall'uno-a-molti al tutti-verso-tutti). Forse, siamo solo all'inizio di un nuovo cambiamento o, per altri versi, si tratta unicamente dell'emersione di fenomeni che ci sono sempre stati, ma che non riuscivamo a vedere. Fatto sta che, sempre più frequentemente, la rete è al centro di una sorta di meta-indagini. Una specie di auto-coscienza su quello che è stata, che è e che sarà.
Siamo costantemente spettatori passivi, sopratutto in questo paese. La cosa peggiore è che tutti prima o poi siamo passivi, c'è chi lo è in eterno, c'è chi lo è a tratti. Perché la domanda, citando Walking Life, è: Qual'è la caratteristica umana più universale? La paura, o la pigrizia?
Forse è ancora prematuro parlare di “rivoluzione cinese”, ma la decisione di Google di non filtrare più i suoi risultati all'ombra della Grande Muraglia va comunque applaudita. Poco importa se questo cambio di rotta sia avvenuto in seguito “all'irritazione” di BigG rispetto ai ripetuti attacchi diretti agli account di posta di militanti cinesi dei diritti civili, ciò che effettivamente conta è la rottura del fronte dei colossi dell'ICT nei confronti dei regimi dittatoriali.
Leggi tutto... Il fatto. La Apple, attenendosi alle “rigide” normative cinesi (in netta violazione dei più elementari diritti umani), ha recentemente impedito l'accesso alle App per l'iPhone che riguardano il Dalai Lama. Si tratta di cinque applicazioni (Dalai Quotes, Dalai Lama Quotes, Dalai Lama Prayerwheel, Paging Dalai Lama, Nobel Laureates) riferite a documenti del leader tibetano, all'aggiornamento sulle sue conferenze e ad un elenco di Premi Nobel in cui appare anche il Dalai Lama. Quindi, anche la Apple va a tenere compagnia a Google e Yahoo.
Leggi tutto... Probabilmente, anzi sicuramente, Charles Darwin con la sue idee rivoluzionarie sull'evoluzione delle specie, non poteva porsi il problema di un'eventuale “applicabilità” della teoria anche al web, che sarebbe arrivato quasi un secolo e mezzo dopo.
Leggi tutto... Se vivessimo in un paese normale, probabilmente i diversi punti di vista su cosa dovrebbe essere il new-media internet, verrebbero collocati nell'ambito di una “semplice” differenziazione culturale e generazionale.
Leggi tutto... Infatti, appare del tutto evidente come per i cosiddetti “nativi digitali” è naturale e “fisiologico” elaborare esperienze di senso all'interno di un “luogo comunicativo” come la rete. Allo stesso modo e con la medesima intensità, ciò risulta “incomprensibile” per i loro nonni, in larga parte abituati a traiettorie di socializzazione più “classiche”. |
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