Mondi paralleli
C'è una gran voglia di altrove. La realtà analogica (ormai ridotta alla sola dimensione offline) per tanti non è più soddisfacente o, per usare un'espressione più elegante, entusiasmante.
La mutazione che vedo attorno a me (la osservo solo io?) mi costringe a considerare le possibili implicazioni sul futuro prossimo venturo. Un futuro, per certi versi, intriso di un presente già molto ingombrante.
Tutte le mattine, dal parcheggio all'ufficio, mi faccio a piedi un tratto di ZTL di circa cinquecento metri. Un percorso di una decina di minuti. Forse, l'unico tempo di tutta la giornata in cui non sono “connesso”.
È stato proprio durante uno di questi tragitti che mi sono accorto (lo ammetto, non ho una reattività esplosiva!) dell'isolamento individuale in cui viviamo.
Per la stragrande parte delle persone che incontro, il mondo (quello vero?) sembra non provocare più alcuna emozione. Il metal sparato a furia di decibel dalle cuffie dell'iPod è diventato il surrogato di un paesaggio ormai ritenuto troppo “scontato” e privo di qualsiasi interesse. Non c'è più rapport con la realtà e le mappe mentali bypassano automaticamente segnali ritenuti deboli o, alla peggio, inutili.
Un popolo di “soli”. Non nel senso astronomico del termine.
Gli sguardi non si incrociano più. L'orizzonte visivo prediletto è il selciato in cui si riflettono note digitali e sentimenti sempre più virtuali. Ciechi e sordi perfettamente adattati nel layer immateriale del nuovo paradigma esistenziale.
Non fanno eccezione i cosiddetti “professionisti”. Nella sinfonia di suonerie sempre più improbabili, dai bambini strillanti al jingle della canzonetta di Sanremo, è diventato un “sacrilegio” rifiutare una chiamata “assolutamente” urgente e non rinviabile a qualche decina di minuti dopo. Se non c'è il voice contact, si cammina consultando freneticamente la casella di posta, gli ultimi commenti su Twitter, FriendFeed, Facebook. Tutto a portata di pollice sull'amatissimo smartphone. L'occhiale scuro, anche con cielo coperto, completa l'elevazione dell'ultima barriera, quella in cui si specchiano le emozioni. Guai mostrarle!
E così non abbiamo più memoria dei nostri passi, non ci ricordiamo del vento sul nostro volto, non sentiamo il melting pot delle voci. Veniamo rapiti da connessioni immateriali in cui la componente umana è ridotta a mero pulviscolo elettronico.
Arrivo in ufficio. Accendo il computer e mi immergo nella lettura delle decine di mail arrivate nelle notte. Tutte, ovviamente, desiderose di risposte istantanee.
Mi fermo. E con me il tempo. Scrivo di getto quello che mi passa per la mente. Lo state leggendo, praticamente in presa diretta.
Squillano contemporaneamente telefoni e cellulari, la segretaria mi porta un fax (urgentissimo!), la stampante condivisa “vomita” il progress delle scadenze giornaliere, la chat di Skype mi ricorda la call conference di mezzogiorno.
È immersione totale nell'high tech.
Allora, decido di “staccare” e resettare il mio “programma digital-sinaptico”. Per oggi, ho deciso di impormi una deriva primordiale, umana, biologica. Mi dico, l'umanità è riuscita a fare a meno di Leonardo da Vinci, figuriamoci se non riuscirà a sopportare la mia temporanea “sconnessione”!
Meccanicamente, la mano molla la presa del mouse e mi ritrovo ad accarezzarmi la guancia. Respiro ossigeno puro. L'high touch ci salverà.
Post di Giowile
Giovedì 11 Marzo
La TV è morta
http://videoelezioni.corriere.it/mentana-condicio-01_6832a5de-2cf6-11df-a00c-00144f02aabe.shtml
Caro direttore, c'è un'occasione da non perdere per chi ama l'informazione. La vogliamo cogliere insieme? In questi giorni stiamo vedendo quanto stupida può essere una regola che spegne tutti i programmi televisivi di approfondimento, pur di non correre il rischio di influenzare la campagna elettorale per le Regionali. Il primo ed esemplare risultato è che il cittadino-elettore non ha potuto farsi attraverso lo strumento televisivo un'idea più motivata sul caos delle liste.
[...]
Il giornalismo libero e l'opinione pubblica possono confrontare, ad esempio, Formigoni e Penati, la Bresso e Cota, la Bonino e la Polverini, unici possibili vincitori nelle loro regioni. In tv no, è vietato, al massimo ci potranno essere delle pletoriche tribune politiche, o le dichiarazioni in pillole cui saranno costretti i tg. Insomma, proprio nel momento in cui il passaggio al digitale e l'allargamento del satellitare ci hanno dato l'illusione di una formidabile crescita dell'offerta a nostra disposizione, possiamo vedere come lo strumento televisivo sia stato brutalmente sterilizzato in un suo settore cruciale.
Post di Teopost
Venerdì 12 Marzo
A casa mia il funerale della TV è stato officiato circa un anno fa.
Non potete immaginare quanto si stia bene!
Certo è che l'ultima "trovata" di inibire il dibattito politico ci fa entrare di diritto nelle dittature più conclamate.
Post di Giowile
Venerdì 12 Marzo
Me ne sono guardato un pezzo. Brutta, come quelle in TV.
Considerazione personale.
Il media più usato dal popolo italiano è la televisione "generalista" (parola orribile. E' come dire -generalmente mangio-). Lasciamo stare i canali satellitari, ancora troppo di nicchia o riservati a chi vuol pagare per ricevere una dottrina di migliore "qualità".
La rete è, se vogliamo, ancora più di nicchia della TV satellitare.
Basta pensare a come internet viene usato dalla maggior parte dei "naviganti": chi usa la rete anche per informarsi è una piccola percentuale del totale. Questa piccola percentuale contiene persone che voteranno a destra a sinistra al centro o che non voteranno affatto.
Carichiamo sul piatto della bilancia anche il fatto che l'ADSL in Italia è diffusa a macchia di leopardo grazie alla insensata scelta di trasformare la allora SIP in società privata, Telecom Italia. Insensata, se vediamo la cosa da un punto di vista sociale.
Chi si riempie la bocca sostenendo che in Italia esiste libertà di informazione perché esiste internet, è in cattiva fede.
Insuperabile Totò: http://www.youtube.com/watch?v=E1vpsaBO17Y
Post di Pedro
Venerdì 12 Marzo
Voglio soltanto ascoltare due canzoni!
Avendo soltanto 20 giga nel netbook, la mia cartella di musica è abbastanza ristretta. Credo ci siano un paio di dischi e canzoni sparse in formatto mp3.
Programmi come Rhythmbox ingombrano lo schermo di 9'' e io volevo qualcosa di semplice. Cosi ho installato un programmino chiamato moc
Sia chiaro che l'ho fatto dopo aver provato Eina, ottimo ma con qualche bug, crashava. C'è anche Sonata, ma bisogna configurare un MPD. Troppo tempo. Era da mezzora che volevo ascoltare soltanto un paio di canzoni, mi stavo scocciando.
Allora dicevo, installo moc, un programmino che occupa un misero mega e poche risorse, poi apro il terminale e scrivo mocp.
Et voilà, ho cercato la mia cartella di musica ed è partito l'audio. Niente di più semplice.
Moc. Music on Console.
Ecco qui qualche comando per facilitarvi la vita:
p = pausa/togli pausa
s = stop
ENTER = Seleziona la canzone o la cartella
a = aggiunge la canzone alla playlist
r = toglie la canzone dalla playlist
TAB = salta dalla playlist(colonna destra) al manager dei file (sinistra)
q = esce dal programma
Infine se proprio volete usarlo in modo comodo, create un file chiamato config dentro la cartella /.moc nella vostra home.
Dentro incollate questo:
# per dirigersi velocemente alla cartella musica usando il tasto m:
MusicDir = "/vostra/cartella/di/musica"
Ovviamente cambiate il percorso con la vostra cartella in cui si trovano i files musicali. Salvate. E ora ogni volta che premerete m verrete inviati alla cartella indicata in modo veloce.
Post di Santiago
Domenica 7 Marzo
Tutta la compressione possibile
Lavorando su server linux, mi è capitato spesso di dover installare pacchetti software via terminale.
Purtroppo non sempre questi pacchetti sono disponibili per la nostra distribuzione preferita e a volte capita di dover decomprimere files con estensioni misteriose.
Questo articolo è una piccola guida su come comprimere e decomprimere da linea di comando i formati compressi più conosciuti.
Sono sicuro che i vostri commenti mi aiuteranno a rendere ancora più completo questo piccolo prontuario.
.zip
Prima di vedere in pratica come usarlo, ricordo che zip, di default, aggiunge o rimpiazza i file quando vengono aggiunti agli archivi.
Zippare un file:
zip ./nome_archivio.zip ./file.est
dopo aver dato invio il sistema ci risponderà con un messaggio che ci indicherà la percentuale di compressione, ad esempio: adding: file.est (deflated 79%)
Zippare una cartella
Aggiunge la directory templates ad archivio_templates.zip, se l’archivio non esiste viene creato:
zip -r ./archivio_template.zip ./templates
I messaggi del comando saranno:
updating: templates/ (stored 0%)
adding: templates/faq.html (deflated 79%)
adding: templates/index.html (deflated 28%)
Unzippare:
unzip nome_file.zip
NOTA: Col programma zip è possibile scompattare anche i file zippati autoestraenti (quelli che terminano in .exe)
.gz (gzip)
Gzip è una utility di compressione che, a differenza di zip, può solo comprimere file e non cartelle. Per poter comprimere cartelle si può utilizzare in combinazione col comando tar.
Comprimere file con gzip:
gzip nome_file.est
Gzip comprime il file indicato e aggiunge l’estensione gz.
Decomprimere archivi con .gzip:
gzip -d file_compresso.gz
oppure
gunzip file_compresso.gz
.bz2 (bzip2)
bzip2 è un’altra utilità di sola compressione, più recente di gzip e riesce ad ottenere percentuali di compressioni più elevate.
Comprimere:
bzip2 ./file.est
Decomprimere:
bzip2 -d ./infile.bz2
oppure
bunzip2 ./infile.bz2
.tar
Creare archivi:
tar -cvf nome_archivio.tar nome_cartella_da_comprimere
Estrarre archivi:
tar -xvf archivio.tar
Listare il contenuto In questo caso non viene estratto il file dell’archivio:
tar -tf archivio.tar
Il significato delle opzioni usate:
c: crea un archivio
f: specifica un file da estrarre o da creare
x: estrae un archivio
t: permette di mostrare il contenuto degli archivi
v: dà in output maggiori informazioni sui file compressi o decompressi
tar.gz e tar.bz2
tar è una storica utility di linux che serve solo ad archiviare, non riduce quindi lo spazio occuato dai file. gzip e bzip2 comprimono ma non archiviano. Coniugando l’uso delle due utility (basta aggiungere una z, gzip, o j, bzip2, alle opzioni del comando tar) possiamo comprimere anche cartelle (archivi).
Comprimere archivi con gzip (.tgz o tar.gz):
tar czvf nome_archivio.tgz [nome_cartella_da_archiviare]
Comprimere archivi con con bzip2 (.tar.bz2):
tar cjvf nome_archivio.bz2 nome_cartella_da_archiviare]
Decomprimere archivi creati con gzip (.tgz o tar.gz):
tar xvfz ./nome_archivio.tgz
Decomprimere archivi creati con bzip2 (.tar.bz2):
tar xjvf ./nome_archivio.tar.bz2
In entrambi i casi verrà conservato l’archivio iniziale.
Listare il contenuto degli archivi compressi:
tar -ztf nome_archivio.tar.gz
Eliminare file scompattati per errore
Può capitare che scompattando un archivio esso metta tutti i TRECENTO file nella directory corrente e non in una sottodirectory.
Per cancellare tutti questi file si può operare nel seguente modo:
tar -ztf nome_archivio.tar.gz | xargs rm
Con le opportune modifiche il comando può essere utilizzato anche in altri casi visti sopra.
.rar
Installazione:
sudo apt-get install rar unrar
Decomprimere file .rar:
unrar archivio.rar
Comprimere un file .rar:
rar a archivio nome_file
.7z
Comprimere:
7z a archivio nome_file
Decomprimere:
7z e archivio.7z
Post di Teopost
Martedì 9 Marzo
Il Logo windows su OpenSuSE...se capitasse a ubuntu?
Lo statuto o 'dichiarazione di fedeltà agli utenti' di Canonical è: 'La nostra distribuzione è e sarà sempre libera e gratuita'.
Se non sono dei buffoni la nostra amata Ubuntu dovrebbe rimanere libera.
Post di Marco Bisaccioni
Lunedì 8 Marzo
Per me, state confondendo la filosofia opensource e compagnia bella con il mercato azionario.
Canonical avrebbe dovuto scrivere nello statuto "la società non può essere ne venduta ne comprata", ma visto che Canonical (come Novell e Microsoft) è una società e non una distribuzione GNU/Linux (è questa la differenza) potrebbe essere acquistata da chiunque.
Aggiungo, sinceramente, iniziano a rompermi le balle i discorsi su "Microsoft è il male e GNU/Linux è il bene", io mi concentrerei di più su "cosa mi può offrire il software libero?" che su "cosa non mi può dare Microsoft Windows 7?"
Post di Gallochri
Lunedì 8 Marzo
La risposta alla tua domanda è semplice. Addirittura banale.
Il Software Libero ti offre la libertà. Altrimenti si chiamerebbe in altro modo.
Dato che siamo in vena di esternazioni, anche io vorrei dire che inizia a rompere le balle la confusione tra OpenSource e Software Libero.
Il "movimento" OpenSource si basa su motivazioni puramente pratiche. E il motivo e presto detto: serviva una definizione "morbida" che non incutesse paura nei potenziali partner commerciali. Che non si rifacesse alla libertà.
Si può ritenere valido o meno questo approccio.
E' evidente come, alla fine della fiera, l'OpenSource non disdegna affatto la possibilità di "sporcare" il software con porzioni di codice commerciale. Questo atteggiamento volto alla promiscuità a discapito dei diritti dell'utente, lascia la porta aperta ad infiltrazioni che possono arrivare fino alla completa acquisizione di una azienda come Novell da parte del "partner commerciale" Microsoft. Nessuno è così fesso da credere che Microsoft abbia tra i suoi obiettivi la soddisfazione dei diritti degli utenti.
Il movimento del Software Libero è, che vi piaccia o meno, un movimento politico ed etico. Nessun compromesso che intacchi, anche in minima parte, i diritti degli utenti del software.
La GNU GPL è stata definita, sin dalla sua prima stesura, una licenza dalla natura virale. Virale perché impone la ridistribuzione di ogni modifica del software sotto gli stessi identici termini di licenza. Se produco un software che per girare necessita di un pacchetto di Software Libero, anche il mio software dovrà essere Software Libero. Qui sta la viralità della GPL. Qui sta la paura dei cosiddetti "partner commerciali" nel non voler parlare di Libertà ma di codice aperto, ovvero del più "malleabile" OpenSource.
Come appare evidente, la differenza tra OpenSource e Software Libero non è affatto tecnico/pratica.
Post di Pedro
Lunedì 8 Marzo
Ma veramente non si capisce quando scrivo?
Nessuno ha parlato di differenza tra opensource e Software Libero, il fatto che tu conosca questa differenza non significa che bisogna scriverlo in ogni mail.
Ho solo fatto notare la differenza tra il parlare di società,che si comprano e si vendono, NON ESISTONO società che non si possono comprare perché sono "società libere" (o opensource) e il parlare di distribuzioni.
Post di Gallochri
Lunedì 8 Marzo
Non mi aspetto di vincere un premio per la miglior risposta.
Faccio semplicemente presente che sarebbe molto più produttivo migliorare l'uso delle parole, ad iniziare dalle nostre discussioni.
Smetterò di evidenziare le macroscopiche differenze tra OpenSource e Software Libero nel momento in cui noterò un miglioramento nell'uso dei termini.
Se, al contrario di me, siete per la linea morbida, continuate a parlare di "movimento OpenSource". Io continuerò a farvi notare l'errore.
Se partiamo dal presupposto che il software è un prodotto come lo è l'hardware, allora non dobbiamo meravigliarci se società che avallano questa logica (Novell in questo caso, ma potrebbe benissimo essere Canonical) rischiano di essere comprate, in questo caso, da Microsoft.
Se vuoi vendere software OpenSource sei a rischio. Perché pretendi di competere con chi vende software proprietario, pensando, illuso, di poterli battere sul loro stesso terreno di gioco. O magari sperando di raccogliere qualche briciola che cade dal tavolo.
L'alternativa, secondo me, è spostare l'attenzione sulla vendita di servizi abbinati al software. Ti vendo un pacchetto di Software Libero, configurato e adattato sulle tue specifiche esigenze. Mi paghi per il servizio. Se sei rimasto soddisfatto io avrò acquisito un cliente.
Non c'è da fare soldi a palate, questo è certo. Ma la ricchezza ha tante facce.
Post di Pedro
Lunedì 8 Marzo
Fate finta che non siano loro
Per un attimo fingiamo non si parli di Mediaset, Youtube e Grillo/Travaglio, ma di tutt'altre aziende e persone. Distacchiamoci dai personaggi e valutiamo semplicemente la situazione.
C'è una causa intentata contro YouTube da una influente azienda e c'è un caso di censura che colpisce (per fortuna nostra) una famosa piattaforma di divulgazione di contenuti web italiana. Dico per fortuna nostra perché se fosse capitato ad un pincopallo qualsiasi, nessuno lo avrebbe mai saputo.
Qui a seguire la storia nei dettagli.
http://byoblu.com/post/2010/02/28/La-verita-sul-caso-Mediaset-Travaglio.aspx
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/02/26/mediaset-travaglio-la-versione-di-youtube/
Per chi vuole c'è la versione pop di Grillo http://www.beppegrillo.it/2010/02/travaglio_oscurato_per_copyright/index.html
Post di Pedro
Martedì 9 Marzo
Qui di seguito c'è un elenco di aziende che già nel luglio 2008 avevano fatto causa contro YouTube... tutto il mondo è paese.
Viacom (in parole povere MTV)
La Premier League (il campionato di calcio inglese)
La Scottish Premier League (il campionato di calcio scozzese)
La federazione tennistica francese
La Cherry Lane Music (Wolfmother, Elvis Presley e Quincy Jones)
La Murbo Music Publishing
TF1 (TV francese)
Telecinco (collegata ovviamente a Mediaset)
Post di Christian Olivieri
Martedì 9 Marzo
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