Da zero a uno
Stanno finendo gli anni zero. Intensi, tragici, e tutto sommato veloci.
Un soffio, in confronto all'età dell'universo. C'è un qualche significato ragionevole in un tempo al di sotto dei diecimila anni? Chissà.
Nonostante l'enigma della vita, ogni mattina abbiamo provato ad essere un po' più felici. Con il ritmo delle cose che, ineluttabilmente, mutava intorno a noi. Senza capire i dolori invisibili, il senso delle nostre azioni inutili, il peso del male. Banalmente lasciato sulla pelle di qualcuno.
E ci rimangono, appiccicati come pezzetti di carta elettrizzati, piccolissimi ricordi. Il colore di un cappello, l'odore dell'erba appena tagliata, il fiatone dopo una corsa lanciata all'improvviso. Forse, è l'inganno della mente. Oppure, la nostra testa ci vuole semplicemente impedire di essere trafitti da sguardi che non riusciremmo più a reggere. Purtroppo.
Sarebbe il caso che riflettessimo di più. Poi, in questi giorni gelidi, vediamo due vecchi a braccetto (Marito e moglie? Amanti? Fratelli?) e senza nemmeno seguirli con lo sguardo, sorridiamo come non ci succedeva da tempo. La speranza è nelle cose perdute.
Buon Natale.
Editoriale - Giowile
Tempus fugit
Ci manca il tempo. Lo ripetiamo troppo spesso, e non rimarcarlo sarebbe già tutto tempo risparmiato. Meno tempo a disposizione e più informazioni. Una bulimia da informazioni. Praticamente infinite, sovrapposte, invitanti, sapide. Un link dietro l'altro, un download che potrebbe venirci utile più in là, senza accorgerci che oltre c'è già qualcos'altro da stivare nella stessa cartella. Cose che non leggeremo mai.
Ma "l'immagazzinamento" no-limit di tranci di informazione ci rende più smart, più presuntuosamente dotti, più sull'onda del sapere. Una volta, la "misura" pubblica della sapienza erano le librerie del salotto ordinatamente stipate di libri con la brossura spessa. Mai aperti. Oggi, con la rete, è ancora più facile, ma manca l'esibizione. Agli amici non possiamo certo far vedere i nostri giga-byte di classici greci.
Ma, allora, perché "mettiamo da parte" le informazioni della rete? Per una illusoria questione di tempo che non abbiamo più. Per quello che pensiamo di poter avere in futuro, per quello che non abbiamo oggi. Un oggi identico a quello che succederà domani (il nostro, si spera, futuro).
Sono partito da qui perché l'accelerazione impressa dalla rete alla disponibilità di informazioni, mi pare abbia implicazioni rilevanti anche off-line. Aumentano la quantità e la velocità di trasferimento delle informazioni, rimane costante il tempo giornaliero a disposizione (che nella ipotesi più benevola è uguale a 24 ore!). Più informazioni nella stessa rigida dimensione temporale. Siamo prossimi al corto-circuito.
Si crea un campo magnetico in cui le informazioni ammassate sugli hard-disk finiscono per “piegare” lo spazio analogico. Perché comprarsi un libro quando abbiamo ancora un sacco di bit da leggere? Perché guardare una trasmissione per intero quando YouTube ci "seleziona" le parti più interessanti? Perché "perdere" tempo a fare il giro dei vari siti, quando c'è già l'infallibile aggregatore che "pettina" per noi i flussi più interessanti?
Già si sente dire che “troppa” informazione equivale a nessuna informazione. C'è del vero, ma solo nella versione superficiale e non prevenuta del giudizio. Non facciamoci ingannare. L'esercito preoccupato dalla “troppa informazione” in internet è lo stesso che dispiega le sue truppe anche sul fronte del controllo totale. E' quello che manda i “carrarmati della censura” a far chiudere il forum dell'ADUC perché contiene commenti anonimi, è il medesimo che vuole minare la conoscenza dei fatti con la micidiale legge per la tutela del diritto all'oblio su internet, è sempre lo stesso che “congela” le risorse per abbattere il digital divide e impedire a gran parte della popolazione italiana l'accesso ai contenuti della rete.
La questione, alla fine, non dipende dalla quantità di informazioni, ma dalla loro qualità. Chi vuole imporre per legge la “dieta” delle informazioni non lo fa perché mosso da pietismo nei confronti del nostro sempre più risicato tempo libero, ma ha tutto l'interesse che quel tempo venga imbrigliato dentro un contenitore “controllabile”. Il digitale terrestre è perfetto per questo scopo. Il battage pubblicitario di questi giorni, con annessa inoculazione della dose giornaliera di paura di rimanere improvvisamente con lo schermo pepe e sale, dà la misura di quanto l'establishment di potere tenga alla sua preconfezionata informazione.
Il tempo è la vera ricchezza del XXI secolo. L'attacco alla rete, e ai suoi contenuti, è la prova che quel tempo speso lì fa paura. Lo si vuole limitare e deviare verso l'universo controllabile degli old-media.
Fino a quando resisterà “l'informazione dal basso” (in tutte le sue forme), potremo scegliere cosa fare del nostro tempo. Quando, malauguratamente, ciò venisse impedito finirebbe anche la nostra libertà e ci troveremmo confinati per sempre nell'istituzione totale della pseudo-informazione.
Post di Giowile
Giovedì 19 Novembre
Quando i pirati solcavano i mari
Molte volte, alla radio o in televisione, sentiamo parlare di pirateria, e secondo i massmedia ne esistono diverse forme. Ma non sempre siamo abili nel distinguere la vera pirateria da quella falsa... Un tempo i pirati solcavano i mari e gli oceani dell'America latina e, a bordo di imponenti vascelli, andavano a caccia di velieri da depredare. Intercettavano i commerci fiorenti delle navi spagnole, francesi o inglesi, e s'impadronivano di isole ed arcipelaghi, formandovi delle colonie.
A narrare le loro gesta e avventure, tra i letterati italiani, fu il grande Emilio Salgari.
Lo scrittore veronese dedicò gran parte della sua vita a scrivere cicli avventurosi su pirati, corsari, bucanieri e filibustieri, collocandoli in un contesto storico preciso e piuttosto accurato.
Tra i personaggi più celebri da lui inventati spiccano il Corsaro Nero e Sandokan.
Sono passati quasi 100 anni dalla morte dello scrittore italiano, e il fenomeno della pirateria è mutato come vittima dell'evoluzione darwiniana.
Oggi la pirateria vera e propria non esiste più.
Eppure si potrebbe dimostrare il contrario, come in alcuni fatti di recente cronaca dove al posto degli archibugi o delle sciabole troviamo fucili d'assalto. Uomini che abbordano navi mercantili cariche di armi pesanti, per poi minacciare di far esplodere tutto.
In questo caso è giusto parlare di pirateria, in quanto l'illecito commesso è circa il medesimo di cinque secoli fa.
Una sorta di romanzo salgariano in stile moderno.
Un altro fenomeno in crescita è quello della pirateria stradale.
Persone che alla guida di un'autovettura investono, volontariamente o non, i pedoni che circolano sulla strada (e sui marciapiedi). Forse è sbagliato definirli pirati, anche se l'automobile in questi casi si rivela un'arma pericolosa, talvolta mortale.
Peccato che alla fine del loro atto "pirata" non è previsto alcun tesoro, se non una spiacevole ricompensa da scontare in prigione.
Oggi la pirateria viene associata anche al campo dell'informatica.
Per definizione, si intende un pirata informatico quella persona che compie illeciti di varia natura, tramite utilizzo improprio di software e reti informatiche.
Tra gli illeciti più ecclatanti emerge la copia non autorizzata.
La persona che scarica illegalmemte musica, film, programmi o quant'altro da internet, seppur compie un illecito, non si può definirla pirata. Non c'è nessun corsaro o filibustiere, come nei romanzi salgariani, che armato fino ai denti abborda la nave per conquistarne il bottino o per rapire il capitano di vascello. E, modernamente parlando, nemmeno l'ombra di una rapina a mano armata.
E' evidente che un cantante o una rock band non concedono alcuna autorizzazione alle persone che scaricano le loro canzoni. Ma è anche vero che il cantante e la rock band in questione non perdono i diritti d'autore sulla canzone, e possono continuare a replicare la propria musica (ad esempio nei dischi o nei concerti) ogniqualvolta lo desiderano.
E' necessario quindi ridefinire l'illecito commesso in termini di "copia non autorizzata", e non di pirateria informatica.
La pirateria moderna nasce, la pirateria stradale cresce, la pirateria informatica non esiste.
Post di Magnus
Martedì 28 Luglio
L'informatica e i segni
La semantica si sofferma sui concetti, il significante e il significato nelle parole.
Tornando ancora indietro si dovrebbe parlare di segni.
Un segno o un simbolo, è una cosa che rimanda a qualcos'altro.
Nella nostra vita siamo circondati di segni, sia segni linguistici (le parole), sia segni stradali.. Ad esempio Il triangolo di precedenza (significante) mi rimanda al fatto che devo dare precedenza (significato). E cosi via...
Mi sono soffermato a pensare sui significati di 3 segni che riguardano l'ambiente informatico.
Iniziamo con Windows. il nome del sistema operativo è Finestre, e c'è una concordanza, un legame semantico tra il segno linguistico "finestre" e il suo simbolo.
Molto legata ancora al suo utilizzo, Finestre in effetti si chiama cosi perché la sua prima versione cambio l'utilizzo di un normale computer, al posto di dover immettere dei comandi scritti ora c'erano le finestre e si gestiva tutto in un modo più grafico e intuitivo. Dunque sia nel marchio, sia nel simbolo che lo caratterizza e sia nel suo essere, Windows ha una coerenza chiarissima e da lodare.
Linux è già diverso, deriva dal nome di Linus Torvals (creatore del kernel), e un altro sistema operativo chiamato Unix, a detta poi dello stesso Torvals: "non volevo chiamare il kernel: Linux, mi sembrava un po' troppo egocentrico.... questo ovviamente prima che il mio ego crescesse a dismisura".
Ci lascia un po' perplessi questa frase vero?
Il simbolo che lo caratterizza è il pinguino (non è il logo ufficiale ok, è la sua moscotte, ma non è rilevante) quel che si può dire con certezza è che al vedere Tux la nostra mente ci dice Linux.
Lasciamo in sospeso e passiamo al più interessante: Apple.
Mela... Una mela morsa.
La domanda è, Come mai?
Per rispondermi a questa domanda mi sono ricordato di una frase molto significativa che disse Steve Jobs: "noi non offriamo semplici servizi, noi soddisfiamo desideri".
Soddisfare desideri... qualcuno potrebbe dire che anche questo è lodevole, la frase poi ha un aria di perla di saggezza, e in fondo è cosi, perché Stefano Lavoretti ha ragione in un certo senso... e per lo meno dal punto di vista del marketing Apple è leader oggigiorno.
Una mela morsa mi fa pensare all'Eden, alla mela nell'albero e a quel che rappresentava... all'inizio un peccato, per lo meno nei suoi primi tempi avere un Mac era come una sorta di peccato contro la religione Microsoft, però oggigiorno è diverso, non rimanda tanto un peccato ma bensì una voglia, un desiderio..
A questo punto sorge una domanda spontanea, Apple è la mela o è il serpente?
Chi lo sa. Quello che però è certo, è che al giorno d'oggi quando compro un iPhone, lo giro e vedo quel che ho appena fatto, ho morso la mela, Apple mi ha permesso di mordere la mela... E la frase di Steve Jobs mi torna in mente all'improvviso, perché l'iPhone è un desiderio che io avevo, e ora che ce l'ho in mano è stato soddisfatto, appagato.
Servizio? nel vero senso della parola Servire?
Certo, lo uso come un telefono, come tanti altri...ah già, non fa i video non manda mms, il bluetooth ha i suoi limiti e tanti altri innumerevoli ma piccoli problemi che non sto ad elencare.
Sì, insomma se lo paragono ad altre periferiche dal punto di vista del Servizio non è che l'iPhone vince, costa anche un bel po', ma è Bellissimo!
Forse è per questo che a me piace Linux (o GNU/Linux per correttezza), perché non pretende niente, non vuole vendermi niente e non c'è niente di studiato... un pinguino, che non ha intenzione di mettermi in testa alcun desiderio.
Post di Santiago
Venerdì 8 Maggio
E' pericoloso aver ragione quando le autorità costituite hanno torto
Mirco:
Ho letto questo articolo (http://www.appuntidigitali.it/3402/la-pirateria-di-audiovisivi-favorisce-il-terrorismo/) e mi è subito venuto in mente l'intervento di Sergio alla presentazione di Bellaria.
A quanto pare la pirateria non basta più. Ora chi scarica un film da Bittorrent aiuta il terrorismo.
Mi chiedo che cosa si inventeranno dopo di questa. Forse passeranno allo sterminio di massa.
Davide:
A costo di apparire cinico, credo che il problema, oltre allo snaturamento della parola "pirateria", stia anche nell'inquadrare correttamente il concetto di "terrorismo".
Cosa è terrorismo?
- buttare bombe
- ammazzare/mutilare/affamare/schiavizzare le genti
- piegare il potere ufficiale usando la violenza
- insinuarsi nelle istituzioni con mezzi illeciti
potremmo aggiungere altro? Probabilmente sì.
E' meno terrorista una multinazionale del farmaco che impedisce la cura dell'AIDS a chi non può pagare per lo sfruttamento di un brevetto? E' meno terrorista solo perché usa le pillole al posto delle bombe?
E' meno terrorista il comportamento dei vari membri dell'MPA, che fanno profitto schiavizzando il lavoro dell'ingegno altrui.
Terrorismo è anche far passare il concetto:chi scarica è un pirata. Pirata = Malvivente. Malavita = Terrorismo.
Sergio:
Ci sono due modi per limitare la libertà di espressione delle persone.
Il primo consiste nel favorire l'ignoranza (nel senso di mancanza delle basi culturali). Ciò trova un terreno fertilissimo nella “televisione cucuzzara” dove viene costruita magistralmente la cosiddetta agenda degli argomenti che verranno poi amplificati nella varie sedi (famiglia, luogo di lavoro, bar). La sovraesposizione dei vari Cogne ed Erba (con tutto il rispetto per le rispettive tragedie umane) finisce per determinare una specie di permeabilità rispetto a temi ben più stringenti come, ad esempio, la manipolazione dell'informazione.
In secondo luogo, quando il potere avverte l'avvicinarsi della propria agonia, vengono messe in atto strategie di limitazione delle libertà fondamentali, prima fra tutte quella di espressione.
Internet fa paura in egual misura alla dittatura cinese e alle cosiddette democrazie occidentali per il semplice fatto che non è controllabile. Come si sa, la libertà è parente stretta della verità e la “casta” teme il giorno in cui qualcuno griderà che “il re è nudo”.
Non è casuale che l'informazione degli old-media non perda mai occasione per definire internet un mezzo pericoloso. La pedofilia, le truffe informatiche, gli shock da videogames, sono gli argomenti prediletti quando si parla di internet. Tuttavia, non bisogna nasconderselo, hanno una presa fenomenale su larghi strati della popolazione.
Oggi, nell'era della comunicazione, se un manager (e vi assicuro che ne ho sentiti diversi con le mie orecchie) dicesse che nel suo ufficio non ha il computer, state pur certi che si farebbe tutte le “porte a porte”, i “matrix”, i “costanzi show” e compagnia cantando, passando per uno che ha capito tutto, quasi un semi-dio. Poi magari, dopo qualche settimana, lo arrestano per aver adescato dei ragazzini.
Si usano le parole senza capirne il senso. Si confonde il supporto con l'intelligenza che esso stesso veicola, si parla di pirateria senza sapere che è una forma di lotta armata e non un comando per fare il download anche in violazione del diritto d'autore. Veniamo indottrinati da concetti astrusi come quello di “guerra preventiva” e ci convincono che è necessaria per non fare la guerra.
Ci vogliono far credere che il software (musica, film, foto, libri, poesie, ricette, algoritmi, ricerca, etc.) non sia cultura, ma solo un prodotto di mercato, come una scatoletta di tonno o il tetrapack del latte.
L'ignoranza è il principale business su cui si basa il mondo. Fino a quando ci sarà qualcuno che ci dirà cosa è giusto sapere e imparare, non saremo mai liberi.
Carlo Gubitosa, nel suo straordinario libro “Elogio della pirateria”, fa una premessa rivoluzionaria:
“Ogni stagione della storia ha le sue religioni e le sue eresie, e spesso sono proprio gli eretici e i criminali a strattonare la civiltà per costringerla a compiere un salto in avanti. Basta pensare al segno lasciato nel mondo da 'delinquenti' come Gesù di Nazareth, Socrate e Galileo Galilei, tutti e tre processati per bestemmia contro gli dei del loro tempo. Gesù ha liberato lo spirito, Socrate l’intelletto e Galileo la scienza: chi è che oggi sta provando a liberare l’informazione e la cultura?”
Buon hacking a tutti!
Post di Giowile
Venerdì 6 Marzo
Cambiare l'applet dell'orologio nel pannello di gnome
Con questa piccola guida riuscirete ad aggiungere all'applet dell'orologio di gnome, la data "SOPRA" all'ora corrente (di default la data è a fianco all'ora).
La procedura è semplice. Premete Alt+F2 e scrivete gconf-editor
Vi comparirà una finestra dove dovrete raggiungere a questo indirizzo /apps/panel/applets/applet_9/prefs/
Nota: non è detto che il punto finale dell'indirizzo sia Applet_9, cambia da versione a versione quindi cercate l'applet dell'orologio.
Una volta fatto cambiate il parametro format da 12-hour a custom
Infine incollate questo codice nel parametro custom_format:
<sup><span rise="3000" font_desc="Droid Sans 7.5" color="#878787" weight="normal">%a %d %b</span></sup>%n<sub><span font_desc="Droid Sans 7.5" color="#878787" weight="bold">%I:%M %p</span></sub>
Avete finito 
Post di Santiago
Giovedì 3 Dicembre
Firefox: Soltanto il backup delle password e segnalibri
Avete mai avuto bisogno di reinstallare tutto quanto ma nel momento di salvare i segnalibri e le vostre password di firefox non sapevate come fare? Cosi magari avete copiato la cartella intera della configurazione di firefox? Male.
Con semplici passi riusciamo a ricavare soltanto il necessario, le password e i segnalibri.
Esportazione segnalibri:
- Firefox>segnalibri>organizza segnalibri>importa e salva>salva
oppure
- Firefox>segnalibri>organizza segnalibri>importa e salva>esporta html
Backup delle password:
- Copiare i file key3.db e signons3.txt contenuto in profile, dentro la cartella .mozilla che si trova nella home. (per riuscire a vederla: ctrl+h)
Una volta installato il nuovo sistema, inserite semplicemente quei file nella cartella di firefox e importate i segnalibri cosi:
Importazione segnalibri:
- Firefox>segnalibri>organizza segnalibri>importa e salva>Ripristina>selezione file [selezionate il .json salvato prima]
oppure
- Firefox>segnalibri>organizza segnalibri>importa e salva>importa html
Fonte: forum di ubuntu.
Alla prossima.
Post di Santiago
Martedì 22 Settembre
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