Come uccidere il Software Libero
Voglio condividere uno stralcio del libro "The dark side of Google" utile a chiarire una volta per tutte le differenze (da un punto di vista delle libertà individuali) tra applicazioni locali e applicazioni distribuite.
Forse il titolo di questa mail può apparire troppo forte, allarmistico, catastrofista. Ad ogni modo non possiamo negare che il diritto alla conoscenza, che è veicolo del pensiero libero, diviene sempre meno accessibile dalla comunità e sempre più accentrato nelle mani di un unico attore. Devo anche fare il nome?
Browser come ambienti di sviluppo
L'esplosione di nuovi e sempre più potenti servizi web a partire dal 2005 sta trasformando il browser da strumento di semplice navigazione a strumento di sviluppo. Un ampio ventaglio di tecnologie stravolge gli standard di programmazione web correnti, offrendo agli sviluppatori uno strumento facile, multipiattaforma, completo e affidabile: il browser, appunto.
Negli ultimi anni si è lentamente modellato un nuovo stile nella creazione di siti internet, anche grazie alle maggiori attenzioni verso la portabilità e l'accessibilità dei contenuti: ne sono un chiaro indizio la diffusione dei fogli di stile (Cascading Style Sheet, standard CSS e CSS2) invece dell'HTML nudo e crudo, dei validatori, dello stesso standard XML. Grafici e web designer trovano nei browser sempre più sofisticati e rispettosi dei vari standard ottimi alleati, riuscendo a realizzare siti conformi alle norme per la visualizzazione sui dispositivi più disparati e contemporaneamente a mantenere, e anzi ampliare, la propria libertà d'espressione.
In particolare, la nascita di browser come Mozilla Firefox e la loro rapida diffusione ha consentito una forte interazione fra gli sviluppatori di siti internet e gli sviluppatori di questo browser, giungendo in breve tempo a sanare quasi tutti i bug e le incompatibilità sugli standard web.
L'incompatibilità fra Internet Explorer, Opera, e molti altri browser proprietari e non, è un problema noto a chiunque abbia creato pagine web. La sinergia sviluppata da Mozilla, apparentemente semplice e forse ovvia, costituisce una novità assoluta nella storia dei browser. Un'altra caratteristica interessante dei prodotti Mozilla è la struttura modulare sviluppata intorno al motore di rendering Gecko, che consente l'aggiunta di qualsiasi funzionalità immaginabile: tra i più noti e diffusi, strumenti per eliminare la pubblicità dalle pagine web, per avere sempre sott'occhio le
previsioni del tempo o l'andamento della borsa.
I browser sono insomma strumenti sempre più affidabili, permettono la creazione di siti internet complessi e assumono le caratteristiche di veri e propri programmi: tendono addirittura a sostituire gli applicativi di uso comune. L'esempio lampante sono i vari strumenti per ufficio proposti da Google come alternativa web alla suite di produttività Microsoft Office e anche a Openoffice96. Al momento, è possibile utilizzare Writely (prodotto da una società acquisita) come elaboratore di testi, Google Spreadsheets come foglio elettronico, Google Page Creator per creare pagine web
velocemente. Tutti i servizi sono in fase di betatesting a invito: è necessario avere un account Google per utilizzarli, ovviamente sotto stretto controllo.
Gli sviluppatori, da parte loro, spostano il loro interesse sempre più verso il web, anche grazie all'utilizzo di strumenti come GWT. Naturalmente Microsoft non sta a guardare e ha già pronta la versione beta (allineandosi alla strategia di “betatesting diffuso” di Google, derivata come sappiamo dalle pratiche del Free Software) di Office System (ovvero Office 2007), che prevede un'integrazione sempre più spinta con gli strumenti web, pur rimanendo un applicativo da installare.
I browser si stanno dunque trasformando in ambienti di sviluppo completi per la creazione di contenuti standard, ovvero SDK (Standard Development Kit). Dove sta realmente l'innovazione che ha reso possibile trasformare i browser in SDK? Sicuramente, possiamo parlare di un nuovo paradigma della programmazione: si possono ora creare programmi realmente multipiattaforma, distribuiti, lato client, residenti sui server, facilmente aggiornabili, e senza bisogno di complessi framework da installare sui computer degli utenti. I contenuti, compresi i dati personali degli utenti, sono sempre più stoccati su macchine remote (ad esempio i server di Google), a cui si accede via
web, cioè attraverso browser.
Spesso la scelta di browser Open Source come Mozilla è motivata dalla loro semplicità di configurazione, e dalla disponibilità di numerose estensioni potenti e gratuite. Gli sviluppatori si basano su questi browser per implementare programmi via via sempre più complessi e strutturati.
La nascita di programmi basati soltanto sul web provoca due fenomeni entrambi con forti ricadute sul mercato e sugli utenti: i programmi binari da installare diventano obsoleti e i browser diventano i programmi più complessi, spesso fortemente modulari, e più appetibili sul mercato dell'IT. Quindi in futuro possiamo aspettarci meno programmi .exe (Windows), .dmg (Macintosh), o pacchetti Unix installabili, e più strumenti integrati nei browser, dalle estensioni per leggere i feed RSS al podcasting, da Gmail a software completi per ufficio.
Il controllo capillare che può essere effettuato da parte dei fornitori di servizi web rende questa dinamica potenzialmente pericolosa per tutti noi. Chi offre i servizi infatti conosce in maniera esatta l'identità digitale dei propri fruitori, il tempo di utilizzo del software e i contenuti in elaborazione poiché controlla ogni accesso e dettaglio relativo all'uso degli strumenti che mette a disposizione.
Si tratta a livello tecnico di un'interazione continua tra client (il browser) e il server (chi offre i servizi), dove quest'ultimo è in grado di monitorare costantemente le richieste, i tempi e gli elaborati finali. Muta anche lo scenario della sicurezza: con la scusa di fornire un prodotto “al sicuro” dalle grinfie di cracker e hacker di vario tipo, i meccanismi di autenticazione non si trovano più nel programma compilato e rilasciato senza sorgenti, perché avvengono direttamente sui server dei distributori. Quindi per “entrare” in un software non è più sufficiente disassemblare il codice sulla propria macchina per comprendere come funziona, ma diventa necessario “bucare” server remoti.
[...]
Un'altro passaggio molto importante "a proposito di ricerche":
Esiste una profonda distinzione tra cercare e trovare: Google ci fa trovare le cose, provoca soddisfazione, sensazione di accumulo. Ma potrebbe anche non essere interessante il “trovare”, quanto piuttosto invece l’atto stesso di “cercare”; forse è interessante anzi non trovare affatto, perché se non si riesce a trovare significa che si è impegnati a cercare.
Vi invito a prendervi il tempo necessario a leggere per intero il libro, scaricabile liberamente all'indirizzo http://www.ippolita.net/files/thedarksideofgoogle.pdf.
Illuminante.
Post di Pedro
Domenica 29 Novembre
Bello.
Mi fa venire in mente la grande letteratura di viaggio di fine ottocento. Per l'appunto, il bello di un viaggio era tutto quello che stava in mezzo al punto A e al punto B. La meta, in definitiva, era qualcosa di conclusivo e molto poco entusiasmante.
Significava, per certi versi, la fine dell'esplorazione. Anche interiore.
Il percorso, e pertanto la "ricerca", era il vero accrescimento culturale del viaggiatore (oggi, diremmo del "navigatore").
Non so se saremo più felici se Google, un giorno, decidesse di staccare l'interruttore, ma sono (abbastanza) sicuro nel dire che la "comodità" del tutto, subito, e presto, non ha mai prodotto grandi costruzioni mentali.
Post di Giowile
Domenica 29 Novembre
"Certamente non subito si trova ciò che si cerca; anzi Gesù stesso usa questa formula tipicamente sapienziale: «Voi mi cercherete e non mi troverete».
Un paio di volte la dice ai Giudei e una volta anche ai discepoli nei discorsi d’addio. È il tema del cercare e non trovare."
Strano che la chiesa cattolica si basi su verità fisse come i dogmi:
"Il dogma è l'ammissione stessa della cecità, dell'incapacità di cercare, quindi di trovare. E' una presunta verità che, sterile, fa morire ogni anelito di autentica ricerca.
E' una chiave di potere per legarci e impedirci il volo dello Spirito libero."
A differenza delle religioni filosofiche come il buddismo, il cristianesimo (religione storica) parte dalla premessa di una rivelazione del dio all'uomo. Dio è sceso in terra a trovarci.
Il discepolo buddista è in una costante ricerca della verità, del divino, e non è detto che la trovi.
Per quanto mi riguarda su Google trovo le cazzate, e mi sta benissimo cosi. Quando devo fare una vera ricerca anche su temi importanti e approfonditi su Google cerco ma spesso non trovo un gran che.
Post di Santiago
Domenica 29 Novembre
Oltre il segnalibro
Ripenso continuamente alla differenza tra trovare e cercare.
I motori di ricerca trovano per noi una serie di link in base alle parole chiave inserite. Un elenco di siti che potenzialmente corrispondono (secondo il motore di ricerca) a quello che stiamo cercando.
Spesso non è così o per meglio dire, spesso l'elenco dei link trovati è una accozzaglia di argomenti molto diversi tra loro: si pensi solo a cosa accade cercando la parola penna (Google), penna (Yahoo), penna (bing).
Probabilmente tra i risultati è possibile ci sia quello che stiamo cercando ma dobbiamo cercarlo tra i circa 1.840.000 risultati trovati per penna!
In definitiva l'arte del cercare non si addice alle macchine.
Nessun algoritmo può dirmi cosa per me è importante nella ricerca che sto eseguendo. Al massimo può proporre, come dicevo, una serie di probabili link dai quali partire, dopo di ché il suo lavoro è tecnicamente esaurito.
Demandare ai risultati di un algoritmo il nostro personale percorso di navigazione nell'approfondimento di un dato argomento è stupido, oltre che inutile.
La ricerca è cosa per esseri umani pensanti.
Mi fermo qui, senza spiegarvi qual'è l'illuminazione che mi ha colto sulla "via di Damasco", perché prima di farlo mi piacerebbe leggere i vostri feedback sui concetti espressi sopra.
Post di Pedro
Lunedì 30 Novembre
Non starò a darti spiegazioni (la cosa non mi riesce mai bene), ma ti consiglio di leggere qualcosa riguardo al web semantico: è la nuova frontiera dell'informazione che, come dice il nome, si propone di dare un significato al contenuto basandosi su una serie di ontologie anziché categorizzarlo unicamente come "serie di caratteri(o di bytes che dir si voglia)".
I nuovi motori di ricerca (a proposito, cerca anche qualcosa su "Wolfram") cercheranno di sfruttare proprio questo sistema.
Post di Bald0
Lunedì 30 Novembre
Scusa Pedro ma tu ti stai ponendo un problema filosofico e cerchi di rapportarlo a Google o a qualche algoritmo. Non ha senso.
Se la questione è "Google non ti serve per una ricerca vera e propria nella parola del termine" beh sì.
Ma proprio perché Google è uno strumento. È virtuale ma pur sempre una cosa.
Ma anche quando devo fare una ricerca per l'università Google non serve a niente. Se devo fare una ricerca bibliografica con un minimo di approfondimento Google è inutile, mi fa perdere del tempo.
Piuttosto vado in biblioteca o in certi siti in cui i contenuti non sono indicizzati da Google. Vedi i Corpus (o corpora, thesaurus e cose del genere..)
Il progetto Wolfram è interessantissimo. Ma anche lì, posso fare tutti i campi semantici che voglio ma tanto la macchina riuscirà soltanto a collegare beh poco.
È come quei scienziati che sono convinti che l'amore è un'enzima o una semplice sinapsi... magari puoi dimostrarlo pure ma cosa ti cambia?
I sentimenti umani non li spieghi con un algoritmo.
Post di Santiago
Lunedì 30 Novembre
Lo stesso vale per me quando devo effettuare ricerche in campi specifici, si usano sistemi basati sulle citazioni o archivi di pubblicazioni e articoli riguardanti temi specifici, ma si sposta solo il problema: anche questi sono indicizzati da un motore di ricerca (sia esso semantico o tradizionale)!
Il fatto è che la quantità di informazione disponibile ha da tempo superato la soglia critica oltre la quale "passarsi tutto a mano" richiederebbe un tempo ben superiore rispetto a quanto ci è dato vivere.
Post di Bald0
Lunedì 30 Novembre
Il problema in questo caso è l'utente che non sa cosa cercare e non il motore di ricerca. Richiedere tutti i risultati per una parola comune come "penna" su internet equivale ad entrare nella biblioteca del congresso e chiedere di un libro di fantascienza. Le possibili risposte ad una domanda così generica sono innumerevoli e senza requisiti aggiuntivi che aiutino a filtrarle è normale ricevere milioni di link.
Quando non si conosce la domanda spesso si rimane delusi dalla risposta. A volte sono milioni di link, altre un semplice 42.
Pedro dice:
In definitiva l'arte del cercare non si addice alle macchine. Nessun algoritmo può dirmi cosa per me è importante nella ricerca che sto eseguendo. Al massimo può proporre, come dicevo, una serie di probabili link dai quali partire, dopo di ché il suo lavoro è tecnicamente esaurito.
E qui non sono assolutamente d'accordo. Siamo bravissimi con i pattern. Che siano input visivi, uditivi od olfattivi riusciamo a fare cose incredibili. Ad esempio distinguiamo i volti delle persone con una precisione che i computer si sognano anche quando abbiamo solo pochi pixel a disposizione. Però in cose ripetitive come cercare ed ordinare grosse moli di dati i computer sono superiori sotto ogni aspetto agli umani.
Per quanto mi riguarda i motori di ricerca come Google fanno un lavoro eccezionale vista l'ammontare di dati in cui devono cercare e le poche informazioni che gli diamo. Nella maggior parte dei casi ritornano sempre quello di cui abbiamo bisogno.
Post di Mirco Macrelli
Lunedì 30 Novembre
Io credo che, fra i meccanismi cerebrali che indicizzano per associazione e il pulsante "mi sento fortunato" di Google ci sia in mezzo parecchia "roba" filosofica e algoritmica.
Resta il fatto che un web senza alcun tipo di indicizzazione (per quanto fallace e imprecisa) non è pensabile. Per la mole di informazioni attualmente in rete non vedo alternative rispetto agli algoritmi.
In questo senso, non mi sembra che il "passa parola" possa portare molto lontano.
Per altro verso, e oso pensare sia successo a tutti, molte delle informazioni che cerchiamo in rete è probabile siano presenti anche nei nostri depositi enciclopedici su carta, ma troviamo più pratico (per non dire poi del vantaggio della attualizzazione dell'informazione) cercare con un (praticamente solo quello) motore di ricerca.
Se ho bisogno di "trovare" un certa poesia (di cui non ricordo l'autore) che parla di una signora ipovedente che scende le scale, è altamente probabile che Google mi conduca (magari non nelle primissime posizioni di pagina) in qualche sito di Montale.
Diversamente, dovrei impiegare molto più tempo per effettuare la stessa ricerca fra i miei libri di letteratura del novecento. Poi, ovviamente, e concordo con Mirco, più la domanda è ben posta e migliore sarà il risultato della risposta.
Che Google punti a diventare sinonimo di internet (come sostiene da tempo il "visionario" Sergey Brin) è ammissibile anche se non condivisibile, ma proviamo a immaginare se dalla mezzanotte di oggi
BigG mettesse improvvisamente in posizione off tutti i suoi interruttori.
Domattina, riusciremmo a lavorare?
Post di Giowile
Lunedì 30 Novembre
Onde evitare fraintendimenti credo sia necessaria una precisazione.
Lungi da me dal sostenere che i motori di ricerca non servono. Non ho detto questo. Ho semplicemente evidenziato, con l'esempio volutamente eccessivo della penna, quale sia il compito del motore di ricerca.
Lo stesso esempio mostra anche il limite di questo strumento e cioè l'incapacità tipica delle macchine (per fortuna nostra) di fornire risposte intelligenti, anche se la raffinatezza degli algoritmi ci porta sempre più spesso a credere il contrario.
Come quando un piatto manca di sale, sono convinto manchi qualche cosa di importante nella tecnica di ricerca di contenuti online.
Oggi più che mai serve integrare e rendere più interessante anche una ricerca banale come il nome della rosa di Umberto Eco: qualunque motore interrogato ci restituirà il risultato corretto.
Ora ditemi, come potremmo rendere più interessante, oltre che utile, questa ricerca?
Post di Pedro
Lunedì 30 Novembre
Il mio punto di vista te l'ho esposto prima, personalmente credo molto nell'aggiunta di un significato ai contenuti e nei motori di inferenza per l'elaborazione di queste informazioni.
Certo, sono tecnologie che ancora si vedono poco in giro, se si escludono Wolfram, Bing e pochi altri, ma penso che entro qualche anno parlare di motori di ricerca e database con estensioni semantiche non sarà più una cosa tanto esotica come oggi può sembrare
Post di Bald0
Lunedì 30 Novembre
Potrebbe riportare link al negozio online con il prezzo più basso dove comprarlo, la mappa con indicazioni per arrivare alla più vicina biblioteca dove prenderlo in prestito.
Se è disponibile gratuitamente un link per scaricarlo da Google books in pdf/doc. Collegamenti al film, suggerire libri e film collegati che potrebbero piacermi in base ad sesso, acquisti, ricerche, recensioni precedenti che ho scritto.
Se ho meno di 18 anni probabilmente sono uno studente in cerca di riassunti ed informazioni sulla vita di Eco quindi vanno messi in cima.
Queste le prime cose che mi vengono in mente.
Post di Mirco Macrelli
Lunedì 30 Novembre
Non male Mirco, non male. Una buona base di partenza.
Tutto questo è fattibile utilizzando, diciamo, una macchina (macchina = una qualunque tecnologia automatizzata) però manca ancora qualche cosa, il piatto è ancora "sciapo".
Tralasciamo per un attimo i "se ho meno di 18 anni probabilmente...". Andiamo oltre gli uno e gli zero. Applichiamo l'analogico al digitale.
Qualche altro suggerimento?
Post di Pedro
Lunedì 30 Novembre
Beh, la mia tesi triennale aveva come campo di indagine la costruzione sociale della conoscenza, penso sia vagamente in relazione con quello che intendi: il concetto principale stava nel fatto che ognuno poteva "arricchire" qualunque entità risiedesse nel web mediante annotazioni, suggerimenti ad altri argomenti correlati e giudizi.
Tutta questa informazione di "contorno poteva poi essere condivisa e ulteriormente arricchita.
Ovviamente questo sottobosco di dati poteva essere sfruttato in vari modi dai motori di ricerca.
Post di Bald0
Lunedì 30 Novembre
Condivisione è una parola che mi piace. Conoscenza pure. Arricchimento è "l'effetto collaterale" prodotto dalle prime due.
Iniziamo a parlare di annotazioni, suggerimenti, giudizi. Stiamo faticosamente uscendo dal pensiero digitale. Bene.
Post di Pedro
Lunedì 30 Novembre
Se non erro 2 anni fa' era in corso di sviluppo un motore di ricerca che utilizzava i feedback degli utenti per gestire i risultati, mi sembra ci fosse nel mezzo Simone Brunozzi (ma alla mia età potrei ricordare male).
Tralasciando il fatto che San Google ci azzecchi parecchio nella scrematura dei risultati, basterebbe fare un browser con una piccola finestra di feedback o semplicemente una casellina di spunta del tipo "pagina rispondente alla richiesta", archiviare il tutto e gestire le ulteriori richieste di ricerca utilizzando in primis il db dei feedback.
Problemi che si possono porre:
Quanti utenti hanno il tempo di scrivere opinioni/pareri o altro?
Quanti dei risultati che vanno bene per me possono andar bene anche ad altri?
E non dimentichiamoci il tempo/uomo per gestire questa cosa...
Interessante spunto di conversazione.
Post di Pixel
Lunedì 30 Novembre
Volendo rimanere nella semantica concettuale, il linguaggio è stata la prima forma di espressione digitale.
Vale a dire la costruzione virtuale della realtà.
Post di Giowile
Lunedì 30 Novembre
Sergio hai certamente ragione. Quando dico "pensare analogico" mi riferisco ovviamente alle forme di pensiero tipiche degli esseri viventi. In realtà dovremmo sempre vincolare il concetto di pensiero ai soli viventi, dato che le macchine non pensano.
Pixel, i motori di ricerca fanno, diciamo, egregiamente il loro lavoro. Lasciamo a chi li ha fatti l'onere di migliorarli.
Quello che mi frulla in testa è una cosa ben diversa.
Il viaggio inizia col trovare (serve un motore di ricerca) il giusto link e si compie col soddisfacimento della ricerca. Fino a qui credo possiamo tutti convenire. Bene. In tutto ciò non c'è nulla di interessante.
Interessante è invece l'unicità del viaggio che sta nel mezzo: a volte non basta un click a soddisfare una ricerca, a volte la ricerca può essere complessa, articolata. Poi succede che ci si appassiona all'argomento e si approfondisce una sfaccettatura.
Ciò che sta nel mezzo è un viaggio sempre diverso da persona a persona. Un viaggio analogico per l'appunto.
Io credo si debba necessariamente valutare e valorizzare questa unicità tutta umana.
Condividere i propri percorsi di ricerca. Offrire alla collettività nuovi e personali percorsi per conoscere le cose, porta inevitabilmente ad un arricchimento collettivo.
Immaginate un web non fatto di sole SERP (http://it.wikipedia.org/wiki/Search_engine_results_page).
Post di Pedro
Lunedì 30 Novembre
Secondo me quello che tu proponi va al di là del Web.
La discussione riguardante il Cercare e il Trovare viene da tempo addietro. Non è che cito Gesù e Budda soltanto per provocare.
Se ti parlavo del percorso di un buddista è perché riguarda proprio quel cercare di cui parli, ognuno di noi intraprende una ricerca diversa.
Ora, qui non ho ben capito dove vuoi arrivare, dici di condividere i propri percorsi di ricerca. Ma dal momento che ognuno fa (e deve fare) ricerche diverse, perché vorrei fare la ricerca di qualcun altro?
Io vedo il Web come una cosa, uno strumento.. sì lo so, è molto di più ma "serve" per comunicare, condividere, informare,ecc .. se si vede il Web come una modalità di vita allora è un altro conto. Ma a questo punto la questione è grave. Perché finché sono io che ricerco non mi spegne nessuno. Quando uso il web per ricercare, se si spengono i server sono fottuto. Voglio dire, noi siamo vivi. Il Web si basa terra a terra sui server. Ad esempio, io non sono d'accordo del tutto nel dare ad internet il premio nobel per la pace. Internet non è una persona..
Si sta rischiando di alienare noi stessi ed entrare in un piano virtuale. Sono d'accordo per altri motivi ma Internet è una rete fatta dai computer, di cui le persone fanno uso.
Non "una rete di persone". Se dico che è una rete di persone allora sto dimenticando un passaggio importante, sto diventando dipendente dalla macchina. E come diceva Sergio prima, cosa succederebbe se Google domani si spegne?
Non so è che a volte sei criptico e magari non ho neanche centrato il punto.
Ma a volte condividere certe cose proprie non serve molto agli altri.
Come nel libro di Hermann Esse, quando Siddharta rifiuta gli insegnamento del Budda proprio perché riconosce che ognuno deve fare un percorso diverso, e se lui imparasse gli insegnamenti dell'illuminato non arriverebbe mai al Nirvana perché non starebbe facendo il suo di percorso ma quello di un altro.
Post di Santiago
Martedì 01 Dicembre
Mi pare che si stia prendendo un abbaglio.
Intanto, c'è da considerare una deformazione introdotta dal concetto di "navigazione su internet". La navigazione, in senso analogico e quindi affine ai ragionamenti sulla "ricerca" che si stanno facendo, contempla infiniti gradi di direzione. In mare aperto, infatti, il timone può orientare la navigazione verso ogni luogo, senza vincoli. Ogni infinitesima porzione di mare può essere, potenzialmente, solcata dalla prua.
Diverso, invece, è il caso della cosiddetta "navigazione web".
I gradi di movimento non sono infiniti, anche se il numero delle possibilità è estremamente elevato, ma pur sempre finito. Quindi, sul web "gli spostamenti" sono vincolati da punti preordinati (le pagine indirizzate dai link) e sarebbe più giusto riferirsi, anziché alle metafore del mare, a quelle del deserto. In quest'ultimo ambiente le traiettorie da un'oasi all'altra ben si prestano a rappresentare ciò che avviene in rete. Per questo motivo, forzare le dinamiche della ricerca "analogica" in rete, comporta il "difetto" che sono costruite su traiettorie digitali, di fatto discontinue.
Il cervello umano è analogico e cerca di "tradurre", per quanto gli è possibile e in base alle esperienze individuali, gli stimoli digitali.
Quindi, la condivisione dei "tracciati" di ricerca di più individui ha, in definitiva, un valore relativo. Ognuno ricaverà le informazioni che il suo sapere, le sue esperienze, le sue conoscenze gli consentiranno di elaborare.
Ma questo avveniva già molto prima di internet ed era presente addirittura nella tradizione orale della cultura.
In seconda battuta, la vera novità del "mezzo" internet è che non è un "mezzo", bensì un luogo in cui si sviluppano relazioni e conversazioni. Internet esaspera all'ennesima potenza il concetto di
comunicazione non-prossemica. Ciò che si faceva con la radio prima e con il telefono poi, viene dilatato dalle possibilità neo-tecniche del web. Si vivono nuove esperienze di realtà estesa. L'errore, e da qui nascono gli aberranti tentativi di mettere in discussione la neutralità di internet, è considerare il web un mondo a sé, qualcos'altro rispetto alle "storiche" interazioni umane.
Probabilmente, ciò dipende dalla (relativamente) giovane età della rete. Le muse tecniche più attempate, al di là della loro parzialità, hanno già acquisito lo status di permeabilità nella realtà. Oggi, non si parla più del "mondo della radio" o "del mondo del telefono", ma di strumenti (mezzi) che favoriscono il superamento del limite fisico della comunicazione fra le persone.
Per questa ragione, appare importante il riconoscimento del Nobel alla rete. Significherebbe la consacrazione di un nuovo concetto di cittadinanza, ovvero quello della libertà di pensiero.
Il silicio non c'entra niente.
Post di Giowile
Martedì 01 Dicembre
Ammetto la mia estrema ignoranza, non ho capito assolutamente dove si vuole andare a parare.
Prima della rete usavo le Pagine Gialle, le cartine stradali, gli elenchi telefonici, i cataloghi dei fornitori la conoscenza di chi ne sapeva di più, ora posso ricercare tutto in tempi rapidissimi e confrontare le varie opinioni di chi scrive sui blog, ma questo non significa che mi estraneo dalla vita reale per il semplice motivo che la rete è reale, emozioni e concetti sono scritti non da un Grande Fratello che tutto uniforma ed appiattisce ma da ogni singolo individuo.
Post di Pixel
Martedì 01 Dicembre
"Quindi, la condivisione dei "tracciati" di ricerca di più individui ha, in definitiva, un valore relativo. Ognuno ricaverà le informazioni che il suo sapere, le sue esperienze, le sue conoscenze gli consentiranno di elaborare."
Voglio farvi notare che la creazione e condivisione di un percorso di ricerca, il quale ha ovviamente un valore relativo, ha senso e diventa utile nel momento in cui è corredato da informazioni/considerazioni extra che l'autore "annota" lungo il percorso stesso.
Provate a pensare quanto sarebbe utile uno strumento simile nelle mani di un insegnante: niente più fotocopie o rimandi dalla pag.x alla pag.y del libro z, solo un semplice file, al cui interno creano un percorso fatto di link a pagine web, lo arricchisco con appunti/spunti personali con rimandi a potenziali approfondimenti.
Tale file potrà essere nuovamente manipolato con il percorso di chi lo riceve, i suoi appunti, le sue considerazioni fino a diventare una cosa diversa da quella originale, pur trattando in definitiva lo stesso identico argomento iniziale.
Ogni argomento trattato può essere analizzato sotto diversi punti di vista. Possiamo parlare di calcio scommesse e giungere ognuno di noi a conclusioni diverse. Eppure l'argomento è sempre lo stesso!
Post di Pedro
Martedì 01 Dicembre
"Si vivono nuove esperienze di realtà estesa. L'errore, e da qui nascono gli aberranti tentativi di mettere in discussione la neutralità di internet, è considerare il web un mondo a sé, qualcos'altro rispetto alle "storiche" interazioni umane".
Ma io vorrei farvi una domanda.. voi vivete Internet, vivete il Web o semplicemente usate Internet?
Perché dire che Internet si "vive" comporta trascurare un paio di cose importanti, le macchine, le cose per cui internet esiste ed è in funzione.
L'uomo diventa sempre più dipendente delle sue creazioni (vedete gli automobili), se si arriva al punto di dire che internet si vive.
Allora si accetta il fatto che dipendiamo da server, computer,macchine e in sostanza, silicio.
Una cosa è premiare un concetto, l'idea della comunicazione libera, l'altra è premiare una struttura materiale che produce a sua volta una struttura virtuale in cui le persone vengono alienate. Sulla prima sono (in parte) d'accordo, sulla seconda no.
E tuttavia quando mai è stato premiato il diritto alla libertà d'espressione?
Finora è stato premiata sempre la scelta che scaturisce dalla libertà di poter farla, la scelta di fare pace, di fomentare il dialogo.. in breve, le decisioni che prende una persona riguardo al cosa fare con quella libertà che gli è data stata data.
Internet sceglie? il Web 2.0 sceglie? Non trovo cosi aberrante considerarlo un mezzo neutrale, ammettendo che non sia un mezzo poi, ammettendo che esso sia un luogo che fomenta la comunicazione, a mio parere resta pur sempre un luogo neutrale.
Perché? perché dando la libertà di espressioni a tutti quanti allora c'è chi fomenta la pace e c'è chi fomenta la guerra. C'è chi dice la verità e c'è chi mente.
Io sono convinto che alla fine la quantità di dialoghi che aiutino alla pace e al vivere meglio sia molto più grande di quella che fomenta l'odio. Ma questo riguarda il mio ottimismo personale per il genere umano.
Post di Santiago
Martedì 01 Dicembre
Sono d'accordo con Santiago.
Considero Internet un luogo virtuale di comunicazione e pure un mezzo alle dipendenze dell'uomo.
Non so voi, ma io Internet non lo vivo, anche perché impiego per "lui" poco tempo durante la giornata.
Per me è solo uno strumento (o un luogo virtuale di ritrovo, dipende dai punti di vista).
Post di Magnus
Martedì 01 Dicembre
Se internet è un mondo virtuale, potrei diffamare chi mi pare senza il rischio di incorrere in querele.
Oppure, toccando la cosa più da vicino, considerare l'incidente di qualche giorno fa' tra me e Sergio come mai avvenuto. La realtà ahimè è diversa.
La rete si regge certamente su una infrastruttura di macchine (hardware e software), è un enorme calderone di informazioni messe spesso alla rinfusa, ma veicola anche relazioni umane, oggi più che mai.
Ogni passo mosso in rete influenza coloro che incrociano lo stesso sentiero. A volte in bene, altre in male.
E' troppo facile dire "tanto è tutto finto".
Non è un caso se ho sollevato questa discussione portandovi a riflettere su nuovi potenziali sviluppi della comunicazione via web. Noto con piacere che è stato utile.
Post di Pedro
Martedì 01 Dicembre
Con virtuale non intendevo dire che è tutto finto. Sono io che ho sbagliato termine: intendevo che si adopera uno strumento come mezzo intermediario, non c'è l'approccio diretto quando si parla con un'altra persona.
C'è un approccio virtuale, nel senso informatico digitale, non analogico di tipo visivo.
D'altra parte condivido l'idea che dietro ai computer ci sono le persone, e che internet sia una rete di persone (fino a un certo punto, visti i tempi).
tuttavia mi riesce difficile "vivere" internet nel vero senso della parola. Internet fa parte della mia vita, e in quanto tale è subordinato alla mia stessa vita.
Internet non è la mia vita.
C'è qualcosa di ben più importante di internet nella vita di ciascuno di noi. Ad esempio "vivere" la vita al di fuori di internet. (scusate il gioco di parole)
Post di Magnus
Martedì 01 Dicembre
The Cultural Significance of Free Software
Two Bits: The Cultural Significance of Free Software è un libro dedicato al mondo del software libero e rilasciato sotto licenza CC.
Il libro è molto interessante ed articolato andando a presentare il movimento, le sue origini e come ha fatto a svilupparsi fino ad oggi.
Una visione da un punto diverso del solito ed un’analisi accurata che si porta avanti per più di 300 pagine.
http://twobits.net/pub/Kelty-TwoBits.pdf
Post di Santiago
Mercoledì 02 Dicembre
Lettera aperta al Ministro Brunetta
Vi allego il testo di una lettera aperta indirizzata al Ministro Brunetta e sottoscritta da numerose organizzazioni.
Post di Gallochri
Sabato 05 Dicembre
COMUNICATO STAMPA, 5 DICEMBRE 2009
Lettera aperta al Ministro Brunetta
Numerose associazioni per il software libero sottoscrivono la lettera aperta al Ministro Brunetta pubblicata a p. 11 del quotidiano "Gli Altri" in edicola oggi.
On.le Ministro Renato Brunetta, Abbiamo letto le Sue lettere pubblicate sul giornale «Gli Altri» il 14 ed il 19 novembre.
Nella prima [1], Lei difende la validità della scelta operata sottoscrivendo insieme al Ministro Gelmini il Protocollo di Intesa con Microsoft S.r.l. per la realizzazione di azioni a supporto dell'innovazione digitale nelle scuole [2] argomentando che quest'ultima si sarebbe impegnata a sostenere gratuitamente il Piano del Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca ed il Piano eGov2012 per la scuola del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione.
Nella seconda [3] Lei dà atto dell'importanza e del valore positivo del Software Libero ma conferma la validità della scelta argomentando che Microsoft S.r.l. avrebbe promesso di donare alla Pubblica Amministrazione non solo licenze software ma anche computer.
In realtà, leggendo il Protocollo, non ci pare si possano cogliere promesse così "radicali" da parte di Microsoft, una multinazionale che, forte della propria posizione dominante sul mercato, è scrupolosamente attenta ai propri interessi economici, tanto da fatturare dalla propria filiale irlandese (per ragioni di convenienza fiscale) tutte le vendite di licenze realizzate nel nostro Paese [4].
E' vero che l'accordo non prevede oneri finanziari espliciti per la Pubblica Amministrazione, che pure si impegna a collaborare nella ricerca di clienti (istituzioni scolastiche, personale docente e studenti) per i prodotti Microsoft, ma è anche vero che i giovani (e con loro gli insegnanti, e le famiglie) formati oggi dalla scuola, saranno in futuro cittadini e lavoratori capaci di utilizzare solo i software che ora ricevono "gratis" o "a prezzo di favore": clienti e consumatori che troveranno più difficile scegliere soluzioni alternative.
Molti commercianti forniscono campioni gratuiti per incentivare successivi acquisti. Crediamo che la Pubblica Amministrazione non debba farsi blandire così facilmente: il regalo di oggi si trasforma in un debito che nel futuro salderanno le imprese, i cittadini ed il Paese.
Condividendo il Suo proposito di realizzare importanti risparmi per il sistema scolastico e per la Pubblica Amministrazione, ci impegniamo a mettere a Sua disposizione licenze software per tutti i docenti e gli studenti italiani: sistema operativo, suite di produttività e molti altri software liberi sono a Sua completa disposizione in via definitiva e gratuita.
Sappiamo che questo potrebbe già esserLe sufficiente per considerare con favore la nostra proposta, ma non basta. Ci sono infatti molte altre ragioni che portano a consigliare di adottare Software Libero nel sistema scolastico. Crediamo innanzi tutto che la Scuola Pubblica debba formare cittadini, non consumatori. Che essa abbia oggi il compito di diffondere la cultura digitale, non quello di promuovere l'utilizzo di specifici prodotti.
La diffusione della cultura digitale passa attraverso la promozione di strumenti e tecnologie liberi: solo in questo modo si attuano i principi ed i valori della nostra Costituzione nella società dell'informazione e della conoscenza. Con il Software Libero si diffonde la condivisione della conoscenza, si rendono concreti valori quali la collaborazione e la libertà di espressione. Si contribuisce ad abbattere il divario digitale.
Promuovendo nelle scuole il Software Libero si realizza davvero il bene comune: si favorisce lo sviluppo di imprese nazionali che forniscono servizi ad esso connessi e si riduce la spesa in acquisti di licenze di software proprietario dall'estero, con benefici alla bilancia dei pagamenti ed al sistema fiscale del nostro Paese.
Per sostenere queste ragioni, l'Associazione per il Software Libero aveva già presentato una domanda di intervento nel procedimento amministrativo del quale fa parte il Protocollo di Intesa sottoscritto da Lei e dal Ministro Gelmini con Microsoft S.r.l., chiedendo anche l'integrazione del Protocollo stesso per favorire la diffusione del Software Libero nel sistema scolastico e per il bene del Paese [5].
Siamo certi che, prestando alle istanze di cui sopra la dovuta attenzione, saprà fugare i sospetti di quanti vogliono vedere nelle Sue attenzioni alle offerte di Microsoft S.r.l. una "sudditanza psicologica" che certamente stride con l'immagine che di Lei danno le Sue attività negli altri settori e pertanto, vorrà aderire alla richiesta delle scriventi associazioni di sottoscrivere un Protocollo d'intesa con il quale il Suo Ministero si impegni a promuovere il Software Libero nella Scuola ed in tutta la Pubblica Amministrazione.
Con ogni osservanza,
Agorà Digitale - Luca Nicotra - http://www.agoradigitale.org/
Apritisoftware - Marco Marongiu - www.apritisoftware.it
Associazione Govonis - Costantino Pessano - http://www.govonis.org
Associazione per il Software Libero - Marco Ciurcina - http://www.softwarelibero.it
Baslug - Savino Sasso - http://www.baslug.org
Condividi la Conoscenza - Fiorello Cortiana - http://www.condividilaconoscenza.org
Faber libertatis - Mirko Romanato - http://www.faberlibertatis.org
Fanolug - Filippo Carletti - www.fanolug.org
FLOSSMarche - Matteo Vitali - http://flossmarche.netsons.org
Free Hardware Foundation - Arturo Di Corinto - http://fhf.it
FSUGitalia - Alexjan Carraturo - http://www.fsugitalia.org
FSUG Padova - Andrea Brugiolo - http://www.fsugpadova.org
GFOSS.it - Paolo Cavallini - http://www.gfoss.it
Gruppo Linux Como - Francesco Brisa - http://www.gl-como.it
GNU/Linux users group Torino (GLugTo) - Massimo Tarditi - www.glugto.org
Hacklab Cosenza - Vincenzo Bruno - http://hacklab.cosenzainrete.itl
Italian Linux Society - Michele Dalla Silvestra - http://www.linux.it
Lugge - Andrea De Gaetano - http://www.lugge.net
Partito Pirata - Athos Gualazzi - http://www.partito-pirata.it
Panharmonikon - Puopolo Giuseppe - http://www.panharmonikon.com
PDP FSUG - Luca Ferroni - http://pdp.linux.it
Progetto Linux User Group Sassari (PLUGS) - Mauro Piga - http://www.plugs.it
Scambio Etico - Luigi Di Liberto - www.scambioetico.org
UnaRete - Flavia Marzano - http://www.unarete.eu
Wikimedia Italia - Frieda Brioschi - http://www.wikimedia.it
Imola & Faenza Linux User Group - Franco Tampieri - http://www.imolug.org
OpenLabs - Tommaso Ravaglioli - http://www.openlabs.it
Rete Open Source nella Pubblica Amministrazione - Michele Monti - http://www.rospa.it
Ticinum Linux User Group - Giovanni Condello - http://www.pavia.linux.it/
[1]http://altronline.it/sites/default/files/09_11_14.pdf
[2]http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/scuola_digitale/protocollo_Brunetta_Gelmini.pdf
[3]http://altronline.it/sites/default/files/2009_11_19_0.pdf
[4]http://softwarelibero.it/riflessione-politiche-innovazione-ict http://softwarelibero.it/files/Le_role_Etat_monopoles_informatique.pdf
[5]http://www.softwarelibero.it/software_libero_scuola
Chi siamo
L'Associazione per il Software Libero (Assoli) è un'associazione senza scopo di lucro che ha come obiettivi principali la diffusione del software libero in Italia ed una corretta informazione sull'argomento.
Quick tips
Volete installare chromium, il nuovo browser di Google, su Ubuntu?
Questo è il modo più semplice per farlo.
1. Aprite il terminale
2. Eseguite questi 3 comandi in sequenza:
sudo add-apt-repository ppa:chromium-daily
sudo aptitude update
sudo aptitude install chromium-browser
Breve, semplice, conciso.
Post di Teopst
Martedì 01 Dicembre
Volete installare chromium su OpenSuSE?
Questo è il modo più semplice per farlo.
1. ALT+F2
2. scrivete: sudo zypper install chromium
Ancora più breve, ancora più semplice, ancora più conciso.
Post di Gallochri
Martedì 01 Dicembre
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