UIE Meeting

giovedì 9 febbraio ore 20,30 - Casa delle Associazioni

Home Blog Quattro chiacchere in libertà Gli italiani non sono felici

Lun

16

Giu

2008

Gli italiani non sono felici
UIELinux Blog - Quattro chiacchere in libertà
Scritto da Sergio   

Da qualche settimana circola in rete questo video, classificato dagli esperti di advertising come marketing virale. Infatti, la scelta di veicolarlo solo su YouTube la dice lunga sugli scopi più reconditi e comunicativi del messaggio pubblicitario.

Non è mia intenzione aggiungermi alla già folta schiera di sostenitori o detrattori dell'esperimento, ma qualunque sia la presa di posizione, il video resta interessante per capire perché un “divertimentificio” come Aquafan scelga una “strada” diversa rispetto ai suoi competitors. Aquafan, con questo spot (ben 2 minuti e 23 secondi!), anziché mostrare virgulti ragazzi e prosperose fidanzate sguaiatamente sorridenti, sceglie di “raccontare” ciò che appare, in maniera sempre più evidente, come la realtà dei fatti: “gli italiani non sono felici”.

A parte la sottigliezza “non sono felici” in luogo del più immediato “sono infelici”, nella dichiarazione, forse, si nasconde ben più che una “semplice” tristezza dettata “solo” dalle contingenti restrizioni economiche (il cosiddetto problema della “terza settimana”) con le quali si misura un numero sempre più crescente di famiglie.

Qualcuno dirà che “i soldi non fanno la felicità” (averceli, risponderà qualcun altro), ma “nella non felicità degli italiani” (come pure in quella di buona parte delle persone del mondo occidentale) ci vedo un malessere incastonato nella frenetica rincorsa dell'avere, piuttosto che nella ricerca di un equilibrio basato soprattutto sull'essere.

Mi rendo conto che a questo punto la riflessione può allargarsi a dismisura, come i cerchi concentrici sull'acqua, e non è nemmeno questa la sede per un approfondimento di natura psicologica del problema. Tuttavia, può essere utile una messa a fuoco, in chiave “sociologica”, delle argomentazioni che sostengono l'open source e le politiche di condivisione delle risorse.

La nostra è un'economia di mercato che individua la sua stessa ragione d'essere nel “valore di scambio” delle merci. Ogni prodotto (o prestazione) ha un valore e quindi un costo. Semplifico: il software proprietario viene venduto (in realtà si paga il comodato d'uso, non la proprietà che resta della software-house) ed ha un prezzo. Altro discorso (affrontato già qualche miliardo di volte) riguarda il “furto” del medesimo, ma non cambia il concetto. E' evidente che se il software proprietario fosse gratuito non verrebbe rubato.

Un'altra tipologia di economia, formalmente non istituzionalizzata, è quella definita “del dono”, nella quale il valore è insito nell'utilità condivisa determinata dal bene o dal servizio. Dilatando il concetto, non è difficile inserire in questo ambito il claim di Ubuntu, vale a dire “io sono quello che sono per merito di ciò che siamo tutti”. Cioè, le cose che conosco le ho apprese dagli altri e, allo stesso modo, loro accrescono le loro competenze “assemblando” il mio sapere con gli stimoli culturali rilasciati da altre persone.

Con l'avvento del web 2.0, lo sviluppo dei cosiddetti social network ha fatto conoscere a intere generazioni un incremento delle loro forme di dialogo, determinando un cambiamento metodologico senza precedenti. E ha dato vita ad un movimento del sapere inedito, cioè costruito “dal basso”. Una diffusione libera del sapere, da tutti verso tutti.

Se i forum, i blog, le varie e-zine tematiche, sono le “nuove” forme di veicolazione delle conoscenze libere e condivise, perché non si può pensare che lo sia anche il sostrato che le rende possibili, cioè il software?

La rete è una miniera di informazioni “dal basso” che spesso non trovano analogo riscontro sugli old-media (mezzi di comunicazione “dall'alto”). È possibile, allora, sopportare l'idea che esista di fatto un monopolista, operante “dall'alto”, la cui unica preoccupazione è “standardizzare globalmente” l'utilizzo del software da lui stesso prodotto? E se un giorno, quando tutti i computer saranno equipaggiati con quel sistema operativo (chiuso e, pertanto, sconosciuto nel suo funzionamento), lo stesso monopolista decidesse di “controllare” o “inibire” l'accesso a tutte o ad alcune fonti?

Non si tratta di mettere in discussione l'esistenza delle transazioni economiche (Microsoft e Apple sono aziende che operano legittimamente nel mercato), ma mi pare essere in gioco qualcosa di più universale e irrinunciabile: la conoscenza.

Probabilmente, io stesso avrei avuto non poche difficoltà a terminare con successo gli studi se non fossero esistite le biblioteche e il prestito librario. Templi del sapere antichissimi che oggi possiamo equiparare alla condivisione elettronica delle conoscenze informatiche (leggasi sistemi operativi) e culturali diffuse liberamente in rete.

La conoscenza rende liberi. Una persona libera è anche una persona felice perché conosce il vero valore dello scambio, quello che non limita tutto al mero rapporto quantitativo fra denaro e merce (sono perché ho), ma va oltre l'apparenza e all'ostentazione (sono perché so).

La vera ricchezza, quella che ci aiuta ad essere anche felici, si trova in una cassaforte senza lucchetti e senza sconosciute combinazioni. Un luogo sicuro che nessuno potrà mai rubarci: la nostra testa dove custodiamo e diffondiamo i nostri (e gli altrui) saperi.


Vedi anche

di Mirco

Sempre riguardo alle opzioni di spegnimento credo che dovrebbero chiedere almeno la password di un utente con diritti amministrazione. Non ...

di Sergio Gridelli

Ragazzotti venuti dal nulla che, in quattro e quattr'otto, hanno messo in piedi imperi plurimilionari e, per il loro stile smart, oggi v ...

di Sergio Gridelli

Personalmente, come ho già argomentato, credo che il libro digitale sui banchi di scuola sia pressoché pronto per la sua ribalta. Gli ...

Commenti (1)add comment

Emiliano said:

...
Grazie. Ogni tanto fa bene leggere un pensiero così chiaro. Il prossimo PC, giuro, girerà con Linus.
16 giugno 2008 | url

Lascia la tua opinione
Accorcia box | Allunga box
I filtri ti rompono? Iscriviti


busy
 

Commenti

Utenti On-Line

 55 visitatori online
Utenti : 169
Contenuti : 89
Link web : 58
Tot. visite contenuti : 172863

UIELinux, oltre il Rubicone (anche oltre i soliti luoghi comuni)
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL
UIElinux All UIELinux Blog UIELinux Guide UIELinux Progetti