

Gio 29 Mag 2008 |
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| Ci sono notizie in cui i giornali letteralmente ci sguazzano. E' bastato che l'ANSA battesse la “strepitosa” velina di un docente di ingegneria giapponese che ha realizzato un software anti “copia-incolla” per studenti poco volonterosi, ed ecco scoppiare il “caso”. Per farla breve, Kazunari Sugimitsu, docente e direttore del Kanazawa Institute of Technology, ha messo a punto un programmino che individua, nelle tesine degli studenti, gli eventuali “copia-incolla” presi direttamente da Wikipedia e simili. I titoli, manco a dirlo, hanno strillato a più non posso l'inizio della “rivoluzione”. “Niente più temi in salsa Wikipedia, un software debella il copia-incolla” (la Repubblica), “Il software che smaschera i copioni" (la Stampa), “Addio compiti copiati da internet: un software smaschera chi ruba dal web” (Il Messaggero), “Dal Giappone il software contro i copioni” (Corriere della Sera), “Basta compiti copiati da internet arriva il software che li svela” (QN - Quotidiano Nazionale), “Arriva il software che inchioda gli studenti: analizza i testi e riconosce i compiti copiati dal web” (Sicilia Informazioni), “Vita grama per gli studenti svogliati” (Italia Notizie), solo per citarne alcuni. Quando c'è di mezzo internet, chissà perché il giornalismo nostrano ne parla sempre come fosse il demonio. Per esempio, la Stampa butta lì che “la scienza dà, la scienza toglie. Per gli studenti si avvicina la fine del copia-copia” e, di seguito, “Kazunari Sugimitsu scoraggiato dal dilagare del copia-copia (...)”. Probabile che l'universale “copia e incolla” sia stato ritenuto poco incisivo per l'argomento in questione. Per altro verso, su Repubblica si ironizza sull'ingegnere asiatico “dal nome impronunciabile (...)”. Chissà, invece, come si ammazzerebbero dal ridere nel paese del sol levante a pronunciare il nome di Sara Ficocelli (la redattrice dell'articolo). A parte queste note di colore, la notizia si presta ad almeno un paio di considerazioni. La prima è di carattere pseudo tecnico. A qualcuno sarà venuto in mente che con Google si possono ottenere risultati assai simili a quelli promessi dal programmino “miracoloso”? Qualche giornalista, avrà mai provato a cercare in Google una frase virgolettata? Non stiamo parlando del futuro, ma della consuetudine. Tuttavia, la considerazione che più mi interessa è la seconda. Mi riferisco all'aspetto didattico. Tutti gli articoli (o almeno quelli che ho potuto rintracciare), non spendevano una parola sulle immense possibilità offerte dalla rete in termini di integrazione delle materie di studio. Se gli studenti si abbandonano al “copia-incolla”, ci sarà una qualche responsabilità del corpo decente? O, per dirla in altri termini, il piacere della ricerca, dell'analisi critica e del confronto delle nozioni, non dovrebbero essere il fondamento di qualsiasi insegnamento scolastico? E, poi, da quando mondo è mondo, un professore che segue con passione i propri studenti, ha forse bisogno di un software “detective” per scoprire se copiano o, come si diceva ai miei tempi, se è “farina del loro sacco”? A fronte di tutto questo, quale è stata la soluzione prospettata in quasi tutti gli articoli? Si genera una sfida che può “anche portare gli studenti ad inventarsi un contro programma che la faccia in barba al primo”. Ma fateci il piacere! Visite: 6369 Commenti (0)
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