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Gio

03

Mar

2011

Siamo pronti per "librarci" nei bit?
UIELinux Blog - Quattro chiacchere in libertà
Scritto da Sergio Gridelli   
Premetto che ho un amore viscerale per i libri e, passatemi la battuta, in particolare per quelli di “vecchio stampo”. Per molti dei miei anni, complice questa generazione cresciuta senza internet e computer, l'unico modo per conoscere il mondo è passato attraverso “I Quindici”, gli atlanti e le biblioteche dove noi studenti facevamo le cosiddette “ricerche”.
 
Addirittura, col passare del tempo, la “patologia” si è aggravata o, secondo i punti di vista, raffinata. Ormai, nelle librerie i miei “spiriti guida” non si fermano solo alle qualità stilistiche degli scrittori, ma finiscono per considerare anche “variabili” per così dire marginali. È fuori di dubbio che fra la brossura e l'edizione economica la scelta ricada sulla prima, ma c'è dell'altro. A esempio, mi ritrovo ad annusare la carta (maledette incellophanature!) e posso assicurare che, senza fare nomi, ci sono case editrici molto più attraenti di altre sotto l'aspetto olfattivo.
 
In sostanza, la “fisicità” dei libri, almeno per me, rappresenta una caratteristica importante, quasi come il loro contenuto. E dentro ci metto anche una sorta di effetto trofeo-souvenir da tenere in bella vista nella libreria del salotto. Provate a “vantarvi” della vostra Treccani su dvd, anziché dell'omologa versione rilegata in pregiatissima carta! Di sicuro, si tratta di versanti esperienziali fra loro molto distanti.
Arrivo al punto. Da qualche tempo, gli scaffali dei media store si sono riempiti di e-book reader di tutte le forme e per tutte le tasche. E siccome l'evoluzione della tecnologia numerica ha sempre avuto più a che fare con il marketing piuttosto che con la scienza, tutto lascerebbe pensare che siamo all'inizio di una migrazione di massa dei libri dalla carta ai bit.
 
C'è in atto un cambiamento di abitudini, come è avvenuto con la telefonia mobile, o siamo di fronte all'ennesima profezia che non si avvera, come è successo con l'avvento della televisione, preconizzata dai più come la carnefice del cinema?
 
Forse è ancora presto per dirlo, ma alcune considerazioni sul filo dell'oggettività possiamo già farle.
 
Innanzitutto, una bussola è rappresentata dalle generazioni digitali. Quelle che, fin dalla nascita, si sono trovate immerse dentro un mondo dove la componente analogica delle esperienze si è, di fatto, ridotta. Leggo in questo modo l'auspicio di Umberto Eco che vorrebbe ritrovare negli e-book il “piacere” di potersi bagnare il dito per girare pagina. Al di là della battuta, non è difficile scorgere la dicotomia generazionale fra coloro che si sono fatti grandi con gli atomi e quelli cresciuti ad omogeneizzati e bit. Insomma, mi pare che il solo fatto di vivere “in digitale”, possa significare una transizione più dolce verso “l'inchiostro elettronico”.
 
Anche se ormai quasi tutti gli e-reader dispongono di funzioni avanzate, come ad esempio la possibilità di sottolineare e annotare, con il tempo, il libro di carta acquisisce statuti più articolati, una specie di “veicolo” delle nostre emozioni. La margherita che avevamo messo fra le pagine non era solo un segnalibro, ma il ricordo di quella giornata particolare al parco, la rimembranza di un incontro, un particolare intreccio di pensiero fra la trama del romanzo e la vita reale. E ancora, quante volte una pagina accidentalmente macchiata ci ha riportato a ricordare il posto in cui eravamo e con chi eravamo? Si potrebbe continuare per molto, e sono certo che ognuno conservi dei personalissimi legami di memoria con i propri libri. Tutte cose che, per quanto raffinate nella simulazione di un'esperienza “tradizionale” di lettura, i libri elettronici perderanno come “lacrime nella pioggia”.
 
Ma la questione non riguarda solo, per così dire, il lato “romantico” della lettura. Forse, senza nemmeno accorgercene, ad un certo punto abbiamo smesso di fotocopiare i libri. Nonostante, la qualità delle copie aumentasse in maniera logaritmica (oggi, quasi non viene più chiesto se si vuole una fotocopia a colori o un bianco e nero), non era più “conveniente” riprodurre le pagine del nostro volume. Nel mondo analogico, quello degli atomi per intenderci, l'originale conserva il primato sulla copia: ha una qualità oggettivamente superiore e costa meno.
 
All'opposto, l'e-book è di fatto un file e come tale riproducibile. La copia sarà costituita dagli stessi bit dell'originale. Ecco allora che le major del libro sono subito corse ai ripari con l'introduzione di “perfidi” lucchetti (i “famosi” DRM, Digital Rights Management ). Non mi sono lasciato andare ad appellativi che fanno trapelare un mio sostegno deliberato alla “copia non autorizzata”, ho solo voluto mettere sotto i riflettori quello che io ritengo essere uno dei principali limiti alla diffusione degli e-reader.
 
Prendo in esame un caso. Se acquisto un libro elettronico DRM-mato lo posso leggere solo su uno dei miei dispositivi (non posso, cioè, “trasferirlo” su un altro computer o sullo smartphone, entrambi miei), mentre è noto a tutti che se compro un libro cartaceo ne posso fare ciò che voglio. Ad esempio, lo posso prestare, regalare, scambiare. Anche in un mondo digitale, il libro dovrebbe conservare il presupposto fondamentale della relazione. Altrimenti, di questo passo qualcuno potrebbe suggerire di DRM-mare anche le biblioteche e il prestito librario.
 
A riprova che il problema non è quasi mai tecnico, ma spesso di natura economica, non va sottovalutato il costo con il quale vengono immessi sul mercato gli e-book. A parte tutte le pubblicazioni per le quali sono scaduti i diritti d'autore, il prezzo dei libri elettronici non è affatto competitivo. Anzi, può succedere che l'omologo di carta costi addirittura meno.
 
Facendo un conto grossolano, sul libro elettronico non incidono le materie prime (non c'è la carta), la stampa (non ci sono le rotative), la distribuzione (viene fatta online). Quindi, una serie di impegni economici inesistenti che dovrebbero andare a tutto vantaggio dei consumatori e, per altri versi, degli autori. Infine, se valutiamo attorno al 15% (nell'ipotesi migliore) il riconoscimento dell'attività intellettuale dell'autore, capiamo benissimo che sul libro elettronico grava tutta una sovrastruttura di costi figlia del nostro recente passato analogico. Non mi stupirebbe se nella contabilità degli editori “elettronici” ci fosse ancora la voce “magazzino”.
 
In sostanza, con accenti evidentemente diversi, l'industria del libro sta manifestando, in tutta la sua gravità, la stessa schizofrenia di quella musicale. Nel momento della riproducibilità elettronica dei contenuti culturali, l'applicazione pedissequa delle vecchie categorie di pensiero economico fallisce e non fa decollare l'innovazione.
 
A questo punto sarebbe una buona cosa se anche le istituzioni governative facessero la loro parte. Sembrerà assurdo, ma a fronte di un'aliquota iva pari al 4% (assolta dall'editore), stabilita per i libri di carta, quelli elettronici vengono equiparati al software e alla musica, che sono gravati di un'imposizione del 20%. Un ostacolo che, solo per dirne una, potrebbe essere rimosso per favorire l'espansione in forma elettronica dei testi scolastici. Con grande giovamento per l'aggiornamento dei contenuti e, perché no, anche per la schiena degli studenti, affardellata da pesantissimi zaini ricolmi di libri. In definitiva, credo di poter dire che in questo meccanismo manchi, per usare un'espressione giuridica, una qualsivoglia attenzione per il consumatore finale.
 
Più esplicitamente, le dinamiche di mercato hanno fatto perdere di vista un connotato irrinunciabile della lettura, vale a dire la sua anima di spiccata socializzazione. Anche in passato è sempre stato così, dalle biblioteche ai circoli letterari. Oggi, i new media consentono un processo di relazione più istantaneo, più facile, più diffuso. In una parola, la lettura è un fenomeno sociale. Si spiegano così le discussioni sui social media, le piattaforme ad hoc di condivisione dei commenti sulle letture, la possibilità di interazione con altri lettori già prevista da alcuni e-reader.
 
Walter Benjamin pubblica nel 1936 un interessante saggio che sembra essere stato scritto oggi: “L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica”. In sintesi, il filosofo tedesco lancia una sfida attualissima su come stia crollando il modello economico basato sulla replica pressoché infinita delle copie. Il valore non è più nei supporti (e oggi, a maggior ragione), ma nelle relazioni, nelle connessioni, nelle condivisioni di sapere innescate dall'opera intellettuale stessa.
 
Su questa lunghezza d'onda si posiziona James Bridle, l'ideatore di Open Bookmarks. Un “luogo di internet” in cui è possibile tramandarsi e remixare le esperienze individuali di lettura. Una specie di gigantesco segnalibro condiviso.
 
Allora, una possibile non-conclusione si potrebbe collocare all'interno di un paradigma in cui tutti i soggetti sono a pari titolo coinvolti (autori, editori, distributori, lettori). Solo così, riesco ad immaginare un contesto di non conflittualità o, peggio, esclusività fra libri di carta e libri digitali. Se lo scopo (come sarebbe auspicabile) è quello di fare della lettura uno strumento essenziale per la crescita di ciascuno, ogni mezzo è utile. Ci vuole solo lungimiranza e prendere coscienza del fatto che il mercato dei libri (analogici e digitali) può consolidarsi unicamente se si tiene in considerazione il soggetto di riferimento: il lettore.

           

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di Sergio Gridelli

Sono un lettore appassionato (chi mi conosce non esita a definirmi “vorace”) e, ovviamente, ho la casa “invasa” ...

Commenti (3)add comment

Marco Sgarzi said:

...
Articolo fantastico come al solito... Io mi sento di appartenere alla vecchia generazione, digitale va bene, ma un buon libro resta sempre un buon libro. E' il vivere certe esperienze tattili che rende magico il libro.
Marco
03 marzo 2011

Sergio Gridelli said:

05 marzo 2011

Claudio Magnani said:

...
Mi chiedo come potrebbero digitalizzare la stupenda enciclopedia "I Quindici - I libri del come e del perchè". Sarebbe un'orrore, a mio parere. E, anche se ci riuscissero, avere in casa una prestigiosa collezione datata anni'70-'80 è sempre un piacere unico a dispetto della versione digitale.
Non a caso, una settimana fa ho acquistato su eBay, direttamente da un privato, la stampa originale de "I Quindici" edizione 1974.
Emozione unica!

Claudio

Ps. Bellissimo articolo. Bandirei gli e-book, se non fosse che alcune volte sono gratutiti e anche utili.
09 marzo 2011

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