UIE Meeting

giovedì 30 ottobre ore 21,00 - Osteria Retrogusto

Home Blog Quattro chiacchere in libertà Internet, un'istantanea

Ven

03

Set

2010

Internet, un'istantanea
UIELinux Blog - Quattro chiacchere in libertà
Scritto da Sergio Gridelli   
La dirompente (e contestatissima) analisi di Wired sulla fine del web è stata anche, fra le altre cose, la premessa ad una nuova disciplina. L'archeologia di internet.
 
Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, sia dal punto di vista tecnologico (dai 56k alla fibra ottica), che sotto il profilo “sociale” (dall'uno-a-molti al tutti-verso-tutti). Forse, siamo solo all'inizio di un nuovo cambiamento o, per altri versi, si tratta unicamente dell'emersione di fenomeni che ci sono sempre stati, ma che non riuscivamo a vedere. Fatto sta che, sempre più frequentemente, la rete è al centro di una sorta di meta-indagini. Una specie di auto-coscienza su quello che è stata, che è e che sarà.

Se consideriamo internet alla stregua di un qualsiasi essere vivente, si può intravvedere nella sua timeline una dinamica darwiniana. Le pagine (le specie?) più “affermate” sono quelle che attraggono il maggior numero di link. Hanno, cioè, relazioni “evolutive” più consistenti rispetto ai contenuti dei “competitors”. In sostanza, come le specie viventi, hanno più possibilità quelle pagine che si sono “adattate” all'ambiente. Un ambiente non solo di natura digitale in senso lato, ma comprensivo anche dei “bisogni” più squisitamente analogici. In questo senso, Facebook ha saputo “adattarsi” meglio di Myspace alla domanda sociale di relazioni interpersonali.

È forse fuori luogo parlare di estinzioni in stile jurassico, ma è innegabile come la rete, essendo costituita da persone, ne segua inevitabilmente le emozioni, gli stili, le mode. Con la differenza che il “presente” della rete comprende un'istantaneità informativa molto più densa ed avvolgente dal punto di vista planetario. Per esempio, il lancio di Diaspora (ancorché si trasformi in una “moda”) avverrà contemporaneamente su tutta la Terra.
 
Più interessante, ai fini di questo esercizio astratto teso a comprendere la “direzione” di internet, è la comparazione “fotografica” dei diversi stadi di crescita del web. Guardare oggi ad Arpanet, probabilmente ci darebbe la stessa impressione (o emozione) di una polaroid ingiallita e con i colori sfalsati. Allo stesso modo, il cosiddetto web 1.0 sembra una pellicola negativa, incapace oggi di rendersi attraente con il suo corollario di acidi, filtri, bacinelle.
 
Sicuramente, Roland Barthes non intendeva questo, ma il paradigma della camera chiara si ripropone come metodo per una critica della rete al di fuori della rete stessa. Non in quanto la luce rossa della camera oscura non sia sufficiente a far intravvedere i contorni di ciò che sta avvenendo, ma soprattutto perché il “grosso” delle modificazioni rende visibile un'immagine latente, “inquadrata” spesso in ambiti lontani dai bit.
 
Il primo ambito è sicuramente quello politico o, per meglio dire, le aberrazioni di questa “arte di governare la società”. Ovvero, le dittature. Esiste, per così dire, una rete senza i più elementari diritti di libertà. I link, oggi diritto inalienabile dei popoli, vengono limitati o completamente interdetti ai cittadini di Arabia Saudita, Birmania, Cina, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Iran, Uzbekistan, Siria, Tunisia, Turkmenistan, Vietnam. Senza dimenticare l'Italia, sotto osservazione per le varie leggiucole mirate all'imbavagliamento dell'informazione.
 
C'è poi quello economico. Gli accordi fra le multinazionali di settori mercantili affini (l'ultimo è quello fra il colosso delle telecomunicazioni Verizon e Google) includono, nemmeno tanto velatamente, l'idea di reti “parallele” e più performanti rispetto a quella “standard”.
 
Invece, da dentro la rete, è possibile scorgere alcune “isole” che hanno l'ardire di farsi riferimento per il tutto. A questo proposito, è nota la “mania di grandezza” di Sergey Brin (“Google è internet”), ma potremmo anche aggiungere i 500 milioni di utenti di Facebook che chattano su una piattaforma proprietaria, i vari sistemi di messaggistica istantanea, le reti VoIp e tanto altro. Insomma, tanti “luoghi” o, se si preferisce, tante “internet”.
 
Tutto questo è un male? Forse sì, ma anche no. Nel senso che, al di là che la rete sia moribonda o già in decomposizione come afferma Wired, anche in assenza di ossigeno, internet è in grado di sviluppare gli anticorpi (se non addirittura nuove mutazioni) per sconfiggere i tiranni, gli speculatori, i monopolisti. Almeno, fino a quando esisterà la sua parte essenziale: l'umanità.

Commenti (0)add comment

Lascia la tua opinione
Accorcia box | Allunga box
I filtri ti rompono? Iscriviti


busy
 

Commenti

Utenti On-Line

 45 visitatori online
Utenti : 135
Contenuti : 79
Link web : 58
Tot. visite contenuti : 221697

UIELinux, oltre il Rubicone (anche oltre i soliti luoghi comuni)
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL
UIElinux All UIELinux Blog UIELinux Guide UIELinux Progetti