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Dom

15

Ago

2010

Tutti i bit sono creati uguali
UIELinux Blog - Quattro chiacchere in libertà
Scritto da Sergio Gridelli   
Una cosa sembra chiara. Il manifesto scaturito dall'accordo fra Verizon e Google, è destinato a cambiare (forse già nel breve periodo) le regole del gioco nel mondo di internet.

In ballo c'è la cosiddetta neutralità della rete e tutto quello che questo nuovo asse può comportare in relazione alla conservazione di internet nei termini in cui la conosciamo oggi.

Innanzitutto, stiamo parlando di un'operazione di natura economica sbattuta repentinamente in faccia alla politica. Nel senso che le istanze degli eletti, d'ora in avanti, dovranno necessariamente fare i conti con la nuova situazione determinata dall'accordo.


Fatto salvo un auspicabile intervento moderatore dell'autorità americana delle comunicazioni (FCC), il nuovo scenario che ci attende è quello descritto nei punti 5 e 6 del manifesto Verizon-Google. In sostanza, avremo una rete a due velocità. O, per meglio dire, si andrà verso la perdita “dell'innocenza” di internet, per fare spazio a tutta una serie di “servizi” nei quali un ruolo importante sarà giocato da condizioni di traffico prioritario. Del resto, Verizon è anche un gestore di telefonia mobile e i suoi telefonini saranno dotati di Android, il sistema operativo basato su kernel Linux di Mountain View. Ed è proprio sul versante mobile che la joint Verizon-Google farà sentire maggiormente i suoi effetti.

I colossi delle telecomunicazioni mobili (oggi Verizon, domani altri) potrebbero permettersi di offrire ai propri clienti i nuovi contenuti multimediali in maniera più rapida e qualitativamente superiore. Non mi sto riferendo solo alla webTV o ai giochi online, ma anche alle applicazioni più complesse come la telemedicina, l'e-learning, l'e-government. Pertanto, appare ovvio come il “cambio di passo tecnologico” si traduca inevitabilmente in una discriminazione di tipo culturale, quando addirittura non venga tirata in ballo anche la sfera della salute di ciascuno.

In parole povere, verrebbe a definirsi una sorta di “doppia rete”. Una di basso livello tecnologico (più o meno coincidente con l'odierna rete fissa) e un'altra più performante, direi di stampo broadcast televisivo. Così come succede oggi nelle televisioni: due o tre major in grado di avere una copertura territoriale pressoché totale e il pulviscolo delle emittenti minori di portata locale. Forse, l'esempio più calzante va fatto con la televisione via cavo che, come è noto, dispone di una propria e chiusa struttura di veicolazione dei dati.

Per altri versi, l'abbattimento dei confini fra telefono e computer (es. i vari smartphone, tablet, iPad) configura un “mercato” appetitoso per i gestori di telefonia mobile. Tutto, secondo le linee della concorrenza sui servizi a maggiore valore aggiunto (es. streaming ad altissima velocità). Non che queste cose non si potranno fare anche sulla rete “classica” (eccetto quei servizi disponibili in esclusiva solo sul mobile), ma sicuramente sarebbero di qualità decisamente più scadente e, per alcuni servizi, del tutto inservibile.

Come già detto più volte, internet non è un mezzo (o non è “solo” un mezzo) di comunicazione, è un luogo neutrale. In questo senso assomiglia all'aria. L'aria trasporta le onde sonore indipendentemente dalla qualità o importanza dei contenuti. Se, per assurdo potessi intrattenere un dialogo con Barack Obama, l'aria si comporterebbe nello stesso modo. Sia per le parole del Presidente degli Stati Uniti che per le mie.

Allora dove sta la forza di internet? La sua straordinaria potenza è, come dire, sul bordo. Là dove ci sono le persone che si relazionano, apportando contenuti con pari dignità (e priorità) contenutistica. Il confronto non viene fatto sulla base di come il gestore veicola il pacchetto di dati, ma in relazione a cosa esprimono quei bit.

E può succedere (come è successo) che, in una rete neutra, chiunque con le opportune competenze (o con argute  intuizioni legate alla conoscenza dei bisogni sociali) possa proporre nuovi servizi. E' stato così per Google, per Facebook e gli altri social media, per i peer-to-peer, per Skype, per Amazon, per Wikipedia, etc. La medesima cosa non sarebbe possibile nel caso ci fosse un operatore titolare di una “sua” rete (canali televisivi digitali, servizi esclusivi di telefonia mobile, protocolli proprietari di monitoring sanitario e tanto altro).

Per essere ancora più espliciti, non si tratta di rivendicare una neutralità gratuita ed indifferenziata. Già oggi, a costi modulari, è possibile dotare la propria connessione di livelli di banda diversi (dai vari step di megabyte fino alla fibra ottica). Sia che si disponga dei “canonici” 7 MB o dell'ADSL superveloce, i servizi trasportati sulle reti fisiche sono identici per tutti. La questione cambia (e di molto) se c'è un gestore (o più) con una sua rete e con contenuti non accessibili in altro modo se non attraverso il “suo” net-system. Il rischio, in quest'ultimo caso, sarebbe un nuovo sistema di regole di connessione e condivisione in mano a pochissimi gruppi monopolisti dell'IT.

Riflettiamo. Sarebbe mai potuta svilupparsi una tecnologia come quella VoIP al di fuori di una rete neutrale? Non è stata forse questa innovazione a spingere i gestori di telefonia a ridefinire le loro proposte commerciali a tutto vantaggio degli utilizzatori?

Ma tutto questo ha innescato anche un cambio sostanziale di paradigma. Se fino a quel momento la telefonia (in senso lato) collegava i luoghi (un “filo” che collega due punti), con le nuove piattaforme si è cominciato a mettere in relazione le persone (una rete di narrazioni). Persone che comunicano, come hanno sempre fatto in migliaia di anni di evoluzione.

La rete telefonica è intelligente per definizione. In ogni istante sa chi chiama, quanto sono distanti i due punti e per quanto tempo si “parlano”, quanto costa quel tipo di chiamata.

La rete internet, nella stupidità fonda la sua stessa neutralità esistenziale. L'unica cosa che sa (e qui risiede la principale garanzia di libertà) è che deve trasportare dei pacchetti di bit. Quindi, nella rete più che la tecnologia conta il fatto che i contenuti sono tutti uguali.

E ancora, se la rete (come appare propedeutico nel manifesto di Verizon-Google) decidesse di dare priorità ad alcuni contenuti (es. audio-video), opererebbe una scelta del tutto arbitraria e dettata solo da convenienze meramente economiche. Concedere “corsie preferenziali” ad alcuni bit a discapito di altri, è solo un modo raffinato per controllare l'informazione e, di converso, istituire una forma di censura con la scusa dell'innovazione tecnologica.

Come si dice ormai da un po' di tempo, internet è stata pensata stupida da persone intelligenti. Se i suoi creatori avessero voluto “strafare”, avrebbero inserito direttamente nella rete un motore di ricerca e, allora, addio Sergey Brin e Larry Page. Invece, sul margine della rete chiunque ha potuto sviluppare e proporre le proprie migliorie.

Ricapitolando. La net-neutrality è fondamentale per la conservazione dei diritti di cittadinanza di ciascuno.

La rete non ha padroni e nemmeno le aziende proprietarie dei cavi e/o delle antenne possono pensare di costituire una sorta di Internet S.p.A. in grado di controllare i contenuti. Le “dogane digitali” sono un ossimoro. 

La crittografia le salta a piedi pari. Se “qualcuno” pensasse di “spacchettare” e “filtrare” le informazioni manderebbe a carte e quarantotto tutto il meccanismo dell'home banking e della posta elettronica certificata (per ovvi motivi, criptati). In questo caso, il business “lavora” nella direzione di tutelare i diritti di riservatezza delle informazioni di tutti.

La rete include il concetto di relazione egualitaria che è una componente essenziale dell'essere persone. Al pari dell'esprimersi con le parole o scrivere.

In conclusione, la rete è un luogo “naturale”, privo della capacità di distinguere un bit “buono” da uno “cattivo”, ma poiché non dispone di un centro, ha il vantaggio di considerare il medesimo peso specifico per tutti. Per questa ragione, e per quanto il capitale possa spostare la direzione di marcia della rete, le persone (cioè, noi) sono il margine attivo di questa “aria” e continueranno a fare la differenza. Nonostante tutto, sono ottimista.

Commenti (2)add comment

Davide Pedrelli said:

...
Bel pezzo Sergio. Le tue analisi sono sempre puntuali.

Ho letto l'accordo.
I primi due punti sono quasi accettabili. Dal terzo in poi ho dovuto sospendere e riprendere la lettura più volte. Sconcertante.

I due soggetti dell'accordo (Google e Verizon) sono convinti di riuscire a "sopraelevare" internet mantenendone l'accesso blindato a tutti coloro che stanno al piano di sotto.
Illusi.
15 agosto 2010

Davide Pedrelli said:

...
Completo il pensiero.

Questo accordo (un concentrato di giochi di parole) dovrebbe mettere in guardia tutti coloro che hanno sempre visto Google come il grande sostenitore dell'OpenSorce. Con ottimi strumenti gratuiti a disposizione degli sviluppatori. Spazio web gratuito in cui poggiare i progetti personali, ecc.

Non c'è un briciolo di etica nelle sue azioni. Google è un'azienda che macina utili.

Un altro bel pezzo riguardo questo argomento si trova a questo indirizzo:
http://punto-informatico.it/2969596/PI/News/contrappunti-era-una-volta-internet.aspx
16 agosto 2010

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