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Lun

26

Apr

2010

Siamo noi ad avere bisogno di un computer, o è la realtà che ne ha bisogno?
UIELinux Blog - Quattro chiacchere in libertà
Scritto da Sergio Gridelli   
Per una strana curvatura del pensiero, da un po' di tempo mi sto chiedendo quale sia stata (e quale sarà) l'effettiva portata della cosiddetta “rivoluzione digitale”.

Non vi è dubbio che da quasi trent'anni a questa parte le tecnologie informatiche abbiano determinato trasformazioni più che evidenti. Già i mezzi di comunicazione di massa avevano “accorciato” il mondo e istituito nuovi parametri di misurazione delle distanze. Se il sole non tramontava mai sull'impero di Carlo V, da oltre un secolo, con la radio, possiamo essere informati sul periodismo della stella più luminosa, minuto per minuto, in ogni parte della Terra.

Tuttavia, gli old media continuano ad essere “aspetti individuabili” della nostra realtà quotidiana. Vedere la televisione, ascoltare la radio, parlare al telefono, andare al cinema, sono “strati” circoscrivibili della vita delle persone. Cioè, abbiamo la percezione di compiere un'azione definita e, per questo, estrapolabile da un contesto.

Estremizzando, questa fruizione sta tutta dentro la logica dell'estetica ottocentesca. I “vecchi” media, in un certo senso, lasciano intravvedere una differenza piuttosto netta fra soggetto e sfondo. Una specie di gerarchia formale in cui i vari livelli rimangono perfettamente separati. Solo affermare che stasera guarderò la televisione, significa “distinguere” questa funzione dalle altre.

Non è così con “l'avvolgimento” informatico. Non c'è più una gerarchia, per così dire, delle informazioni o, se si preferisce, dell'apprendimento. Non c'è più la sequenzialità dell'alfabeto analogico, c'è invece simultaneità digitale (anche in ciò che continua a sopravvivere nella sua qualità analogica). Del resto, la fine del racconto e la difficoltà di elaborare narrazioni che siano un po' più articolate di un SMS, hanno lasciato il passo all'istantaneità.

In altre occasioni ho parlato di mutazioni. Fenomeni, forse, ancora flebili, ma sicuramente in atto. Avverto come un capovolgimento di senso. O, forse, un riprodursi del paradigma marxista non più riferito alla struttura economica, ma in una maniera che investe la realtà nel suo complesso. Assisto ad un “modellamento” della coscienza degli uomini (e, pertanto, della loro cultura) ad opera del sistema sociale. E tutto ciò in una prospettiva già ampiamente teorizzata da Luhmann. Il sistema, nella sua valenza sociale, è fatto di comunicazione. L'uomo (elemento di disturbo?) ne rimane al di fuori, semplicemente perché appartiene ad un altro sistema, quello psicologico.

Si sente dire “io il computer non lo uso” (sistema psicologico), quasi a significare un life style salvifico che va oltre il post-moderno. Poi le stesse persone usano con molta disinvoltura (e senza farsi particolari problemi) Bancomat, carte elettroniche, Telepass, ignorando che in quel preciso istante stanno usando un computer (sistema sociale).

Ecco il punto. Stiamo andando verso l'era del computer invisibile o, per certi versi, nella direzione degli “info-domestici”, cioè strumenti elettro-informatici di uso quotidiano in cui è del tutto occultata la matrice digitale.

I mezzi (e anche il digitale lo è) non sono solo fini a loro stessi. Rappresentano, e convergono, verso modificazioni filosofiche, antropologiche, sociali. In una parola, diventano la “vita” degli esseri umani. In questo senso, trovo poco lungimiranti le disquisizioni su computer e sistemi operativi in quanto tali. Siamo di fronte ad una realtà digitale o, ancora meglio, “numerica” che va ben al di là della scheda madre, della ram e dei software che ci girano.

In fondo cosa amiamo della realtà? Non certo la sua naturale specularità, ma piuttosto la sua alterazione in un vortice di commodity alle quali nessuno è più disposto a rinunciare. Prima c'era la realtà e qualcosa (strumenti o mezzi) che la descriveva. Oggi, c'è un tutt'uno.

Un unico blocco che non è più possibile decostruire.

           

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di Sergio Gridelli

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Commenti (5)add comment

bigo72 said:

...
E' tanto che non frequenti una donna, vero? smilies/cheesy.gifsmilies/grin.gifsmilies/wink.gif
Scherzo, ho voluto rileggerlo una seconda volta, perchè la prima impressione mi ha ispirato una affermazione simile a quella in apertura di commento.
Così come con la luce elettrica (che c'è e basta) anche l'elettronica e l'informatica è invisibile, se non esaltata o adorata, ma c'è!
In ogni luogo ed in ogni circostanza c'è! Anche in montagna, in mezzo alla natura, portiamo il nostro iPhone....per le chiamate di emergenza, sai, può essere utile .... poi diamo un'occhiatina alla bussola digitale e postiamo su FaceBook una foto dello scoiattolo che si arrampica, controlliamo le email e chissà cos'altro.
Abbiamo dimenticato che 20 anni fa andavamo in montagna pensando solo a portarci un bel panino e una scorta d'acqua, tanto il soccorso alpino arrivava lo stesso smilies/wink.gif
Non so se son stato capace di chiarire il mio punto di vista con quest'esempio, ma credo che il riassunto di tutto possa essere: siamo irreversibilmente dipendenti.
Non dico che sia triste, ma ho il terrore di esser un giorno costretto a tornare in dietro, mentre il processo inverso non mi ha per niente terrorizzato....vorrà dire qualcosa?
27 aprile 2010 | url

Davide Pedrelli said:

...
Mi pare di capire che metti in discussione la stessa utilità del LUG quale strumento di divulgazione di un qualche cosa (software e/o hardware) che ha perso di significato in quanto sempre più invisibile a chi lo usa.
27 aprile 2010

Sergio Gridelli said:

...
@Davide Pedrelli

Semplicemente, "metto in discussione" il volare bassissimo di certe discussioni qui e in ML.
27 aprile 2010

Giuseppe Lanzi said:

...
È decisamente interessante quello che dici. Non avevo mai fatto caso alla separazione di cui parli, ma che in effetti è percepibile quando si parla di televisione, radio, cinema e telefono, ma non è avvertita nell'uso di un computer. I computer sono davvero invisibili, o meglio non visti, e si infilano dappertutto.

Cercando di abbozzare una risposta (perché non posso non cercare di darmi una risposta quando leggo qualcosa) mi viene in mente una differenza sostanziale tra un computer e le cose che hai detto: è l'unico strumento tra quelli citati che si presta ad avere infinite applicazioni.

Un po' come per la ruota nessuno ha fatto caso che qualunque tipo di ingranaggio è in realtà una ruota, e non si parlava di rivoluzione della ruota ma di rivoluzione industriale. Contrariamente al cinema, che può essere solo guardato, l'elaboratore elettronico (Dio, che termine vecchio) ha infinite applicazioni, ovunque, tanto che non lo vediamo neanche più.

E ormai con il termine "computer" indichiamo solamente una delle tante applicazioni di un elaboratore, e non certo la più diffusa.
06 maggio 2010 | url

Einstein1969 said:

...
Grazie dell'articolo.

"lo spazio virtuale prevale su quello reale. Il saper fare informatico ha sostituito l’esperienza reale e concreta."

Anche Gabriel Marcel ci metteva in guardia riguardo allo spirito di astrazione.

15 maggio 2010

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