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giovedì 9 febbraio ore 20,30 - Casa delle Associazioni


Sab

17

Apr

2010

Marx e l'Open Source
UIELinux Blog - Quattro chiacchere in libertà
Scritto da Santiago   

ideaNel suo romanzo fantapolitico, “Il Tallone di Ferro”, Jack London descrisse la lotta di classe degli anni '20. Il romanzo, però, è ambientato in una società futura del XXVI secolo. Un mondo in cui il socialismo ebbe la meglio, e per un motivo si ritrova a guardare indietro nel tempo, sorprendendosi di alcune cose che capitavano nel passato ma che per noi - tutto sommato - sono ancora normali.

Il Tallone di Ferro fu scritto nel 1907 e per certi versi è stato davvero profetico, dal momento che descriveva la società che si sarebbe stabilita 13 anni dopo.

Addirittura, Ernesto “Che” Guevara deve il suo nome al protagonista della storia, Ernest Everhard.

.

leggiSappilo: questo post è l'epilogo della trilogia di Santiago ElRumCubano intitolata "Questo oscuro sistema". Composta dagli articoli:

Se non li hai ancora letto sei caldamente invitato a darci un'occhiata e, se te la senti, di mandare a quel paese l'autore. Grazie.

Comunque sia tutti sappiamo come andò a finire la lotta di classe oramai. C'è chi ipotizza che Marx si fosse sbagliato, che aveva torto al dire "il capitalismo crollerà". Tuttavia, secondo me, Marx non si sbagliò, perché il capitalismo descritto da lui era veramente destinato a crollare. Ed in effetti, invece di farlo semplicemente si evolse. E se si è evoluto è proprio grazie al socialismo. In parole povere: Se non fosse per i sindacati e tante lotte per i diritti dei lavoratori, io l'estate scorsa avrei lavorato 16 ore al giorno. Invece, lavoravo 8 ore al giorno. Lungo la storia il capitalismo, per sua fortuna, si adattò, evolse grazie alle critiche del socialismo.

Tornando al libro, ero a lezione quando il mio professore menzionò una cosa interessante. Disse che nel romanzo si mette in evidenzia il vero problema della lotta degli anni '20, il concetto di libertà. Un concetto che gli operai socialisti e i borghesi capitalisti non condividevano.

In pratica esistevano due tipi di libertà. Per i borghesi la libertà era un po' come quella di Voltaire, "io non sono d'accordo con ciò che dici, ma darei la vita perché tu possa farlo". Ai socialisti invece questa libertà non bastava, per gli operai la vera libertà significava "non avere padroni". Quando non sarebbero più esistiti i padroni, essi sarebbero stati liberi. (presso tutto dagli appunti)

Attenzione, questo non significa che pretendevano fare fuori i padroni fisicamente, era una lotta contro la “classe” non verso le singole personalità, il passaggio sarebbe stato graduale e avvenuto per l'espropriazione.

- E quindi? -

E quindi, non posso fare a meno di pensare alla Free Software Foundation quando sento il concetto della libertà socialista. Per Stallman, in fin dei conti, la vera libertà ci sarà solo quando potremo fare a meno del software proprietario. Quando il software proprietario non ci sarà più perché sarà sconfitto dal software libero.

- Ah e quindi ora mi dirai che i capitalisti sono Microsoft e Apple? -

No! (anzi sì, ma no) Capisci che Apple è veramente una gabbia sotto questo punto di vista? Non hai una minima libertà. Neanche quella di voltaire. Il software proprietario è simbolo del capitalismo, ma di una versione vecchia del capitalismo. In questo discorso non lo prendo neanche in considerazione.

- Allora a chi attribuisci la categoria di "capitalisti" nella tua visione? -

Ascolta, fai finta che siamo nel futuro.. vediamo, siamo negli anni 2200. Il software proprietario non esiste più. E lo sai perché? perché si sarà evoluto. Il software closed diverrà open. Io penso che in futuro, la discussione sarà solo tra open e free. Perché l'open source, alla fin fine, è il modo in cui evolverà il software proprietario. Non a caso le aziende puntano sull'open. Cosi come il capitalismo si è evoluto a suo tempo. Tra un bel po' di anni non pagheremo più software, ma servizi. E non lo penso solo io.

- Allora tu mi stai dicendo che in realtà, la lotta è tra OpenSource e Free Software? -

Esatto, pensaci bene. Alcune aziende, stano già evolvendo, stano passando dal venderti software al venderti i servizi, offrendoti sistemi open, oppure cloud computing - anche se qui l'utente perde alcune libertà - come fa Google. Fare un prodotto open porta un sacco di vantaggi per loro.

- E cosa c'è di male? -

equilibrioNiente, anzi, anche per noi semplici utenti porta dei vantaggi. Tuttavia questo ti fa capire perché a certe persone, anche nel mondo GNU/Linux, non sta simpatico Stallman. Perché è stato creato il concetto di Open Source. E cercano di oscurare la FSF. L'idea è quella di modificare il capitalismo per adattarlo alla filosofia del software libero. Ma attenzione, solo per i comodi loro. Delle comunità e le idee di condivisione se ne sbattono. Non pretenderai di andare alla sede di Intel a opinare sul loro nuovo sistema Meego.

Il movimento open source, in fondo vede Stallman come un socialista, ma riesci a capire come la lotta di classe si sia trasferita nel mondo del software?

- No tu sei solo un pazzo, ciao. -

ok, ciao.

Equilibrio

A questo punto uno può pensare. La FSF mi sembra estremista, ma d'altronde la visione open source se ne sbatte della comunità e insomma vuole fare solo soldi. Tuttavia, al di là di tutto ciò, io credo che open e free facciano un equilibrio delicato.

Indipendentemente dalla posizione che prendiamo, se io prendo le posizioni della FSF e voi quella del Open Source, c'è un equilibrio. Una specie di simbiosi tra di loro, come il bisonte, o lo gnu, che lascia mangiar l'uccellino dalla sua schiena. E l'uccellino è contento perché si alimenta.

E la politica c'entra, inutile negarlo. Quando mi trovo a difendere la FSF, in fondo, diciamocelo, sono un socialista. 1

E se mi trovo a difendere l'open source perché non vado d'accordo con la FSF, in fondo, sono un po' capitalista. 2

Ma l'equilibrio deriva dal fatto che la FSF è propedeutica all'Open Source. I produttori di software proprietario vedranno che così non potranno andare avanti e diventeranno produttori di Open Source. Cercheranno ovviamente di oscurare la figura di Stallman perché della filosofia non gli interessa niente, ma in realtà evolveranno come si è evoluto il capitalismo nel tempo, prendendo elementi del socialismo. Quindi, in concussione, Stallman è il Marx dell'informatica.

E solo il tempo dimostrerà che non si è mai sbagliato. Il software proprietario non crollerà, diverrà open e le aziende cercheranno di ostacolare la free software foundation, senza rendersene conto che è grazie ad essa che continuano a lucrare.

1 Azzarderei, anarco-socialista.
2 Dopo aver letto questi paragrafi alcuni di voi non saranno d'accordo perché si sentiranno etichettati e omologati. Non è la mia intenzione. Prendete questo post come un articolo teorico, in bianco e nero. Sappiamo tutti che la vita reale è a colori, in 3D e col Dolby Sound Round. Alla faccia delle sfumature.

           
Commenti (8)add comment

Zell_89 said:

...
Bell'articolo, pieno di interessanti spunti di riflessione, personalmente credo che tu abbia parzialmente ragione e il cambiamento sia più vicino di quanto si possa pensare.
17 aprile 2010 | url

Davide Pedrelli said:

...
Un'analisi interessante che in buona parte condivido. Tuttavia debbo necessariamente essere meno ottimista di te.

La trasformazione del software proprietario in OpenSource (mi viene l'orticaria solo a scrivere OpenSorce) è più che probabile. Ma questa trasformazione non avrà alcun effetto positivo sulle libertà degli utenti, pur essendo software a codice aperto.

Il motivo sta nel fatto che i servizi basati su software OpenSource saranno e sono tuttora fruibili attraverso la rete Internet: la chiusura (delle libertà) nei confronti dell'utente è nuovamente servita.

Perché mai parlo di chiusura se il software è a codice sorgente aperto?
Spiego.
Qual'è il vantaggio per utente nel leggere i sorgenti di un software che gira in remoto? Cultura generale, niente più di questo.
Sto effettivamente leggendo i veri sorgenti o una sorta di surrogato "pulito" che fa apparentemente le stesse cose? Non lo so, perché il software binario che gira in remoto non è nelle mie disponibilità e non lo sarà mai.
Chi mi da la garanzia che sia lo stesso software che sto testando in locale? Solo il gestore del servizio, il quale giurerà e spergiurerà che il binario in remoto è effettivamente quello che ti ha fornito come codice sorgente.

Come vedi siamo nuovamente alle prese con software closed.

Internet è uno straordinario strumento di libera collaborazione e condivisione (vedi wikipedia e simili) ma anche un formidabile firewall nel rendere proprietario quel software che nasce potenzialmente Libero. Ops, non Libero: oggi fa più trendy chiamarlo Open!
17 aprile 2010

Sergio Gridelli said:

...
Complice la grammatica sudamericana, è saltata una elle. Trattasi di ta(l)lone.

Per il resto, complimenti!
17 aprile 2010

Santiago said:

...
Bell'articolo, pieno di interessanti spunti di riflessione, personalmente credo che tu abbia parzialmente ragione e il cambiamento sia più vicino di quanto si possa pensare.
Speriamo smilies/smiley.gif
La trasformazione del software proprietario in OpenSource (mi viene l'orticaria solo a scrivere OpenSorce) è più che probabile. Ma questa trasformazione non avrà alcun effetto positivo sulle libertà degli utenti, pur essendo software a codice aperto.

questo l'ho pensato, ma ho scelto di non approfondire la questione. Se ci guardi però, ho scritto che appunto il software proprietario non crollerà ma bensì diventerà open. Dici che devo metterci un purtroppo al fatto ce non crolli? smilies/tongue.gif sarei tentato.
Qual'è il vantaggio per utente nel leggere i sorgenti di un software che gira in remoto? Cultura generale, niente più di questo.
Sto effettivamente leggendo i veri sorgenti o una sorta di surrogato "pulito" che fa apparentemente le stesse cose? Non lo so, perché il software binario che gira in remoto non è nelle mie disponibilità e non lo sarà mai.
Chi mi da la garanzia che sia lo stesso software che sto testando in locale? Solo il gestore del servizio, il quale giurerà e spergiurerà che il binario in remoto è effettivamente quello che ti ha fornito come codice sorgente.
Come vedi siamo nuovamente alle prese con software closed.
Questo non l'avevo pensato così. In effetti qui sono un po' ottimista ma se dovesse capitare che tutto sarà cloud, allora mi tocca darti ragione. Tuttavia credo che il movimento della Free Software Foundation si evolverà a sua volta, e qualche soluzione si troverà. E oltretutto spero che in futuro non tutto quanto sia cloud computer.
Nota provocante: Il cloud computer è un po preoccupante, guarda quel che è successo tempo fa con Ubuntu One smilies/grin.gif :
In sostanza, tutti gli address book degli iscritti al servizio avrebbero una copia replicata in remoto sui server che Canonical riserva a Ubuntu One: ciò può rivelarsi utile per non smarrire i propri contatti, ma pone un serio problema di privacy sull’uso che l’azienda statunitense dell’Isola di Man possa fare di questi dati sensibili.
Che siano in buona fede o no, non posso saperlo. Ma è un pericolo che si corre con tutto li cloud computer.
17 aprile 2010 | url

Santiago said:

...

Complice la grammatica sudamericana, è saltata una elle. Trattasi di ta(l)lone.

Per il resto, complimenti!
Corretta subito! grazie smilies/tongue.gif
17 aprile 2010 | url

Stefano Teodorani said:

...
Non so da quali segnali tu possa dire che la tendenza delle aziende sarà quella di usare sempre più software open-source invece di quello proprietario.
Te lo chiedo perché quello che vedo io nel mondo del lavoro, va proprio nella direzione opposta.
L'erogazione dei servizi è calata notevolmente e oltre a ciò bisogna dire che erogare servizi non vuol dire necessariamente farlo con software open-source.
Ci vogliono competenze professionali anche per configurare un server Windows.
I trend di mercato dicono che linux e' sempre li inchiodato all'1% e se c'è qualcuno che cresce, guarda caso, è apple che non è sicuramente l'alfiere del software opensource.
La gente, io compreso, compra l'iphone, comprerà l'ipad e anche in azienda, cosa mai fatta, stiamo ordinato dei mac.
Non so in quale mondo stai avendo queste visioni, ma spero che tu abbia ragione Santiago, lo dico sul serio.
18 aprile 2010

fallingdoor said:

...
Stallman come Marx? No. Marx e' contro il profitto, Stallman ammette la possibilita' di fare profitti. Stallman lotta solo contro la proprieta' privata dei codici sorgenti e contro la brevettabilita' del software. Il software closed-source evolvera' in open-source? Speriamo, certo siamo lontanissimi da questo obiettivo. Senza il software proprietario Flash Youtube e' inaccessibile, e persino Jamendo consente di scaricare i brani solo in MP3 (sparito il supporto all'OGG). La FSF ha ragione a sostenere il free software (ricevi software free con codice sorgente accluso, lo modifichi e lo devi redistribuire sempre con la stessa licenza free e codice sorgente accluso): la conoscenza si condivide, non si brevetta. E' anche importante che crescano le distribuzioni 100% free (anche se il riconoscimento hardware lascia a desiderare, e anche se puoi usufruire dei servizi in rete in maniera molto parziale). Ma dobbiamo anche notare che le distro 100% free sono una minoranza e sono poco diffuse. Pochi utenti illuminati usano Debian-Ubuntu-Fedora-Opensuse-Mandriva-eccetera, ma appena terminata l'installazione del sistema operativo, si precipitano ad installare i codecs proprietari. Microsoft perde colpi, ma e' Mac ad aumentare la quota di mercato (mentre Linux e' fermo attorno all'1%). Sun viene assorbita da Oracle (e OpenSolaris e MySQL sembrano indeboliti, se non condannati alla scomparsa). Novell sembra sia in vendita e Microsoft e' nella lista dei potenziali acquirenti. Insomma il futuro in cui la lotta dovrebbe essere fra open-source e free-software sembra allontanarsi e non avvicinarsi...
18 aprile 2010

Arunax said:

...
Ciao, navigando su internet ho trovato questo tuo interessante articolo, che in parte condivido. Premetto che sono stato un appassionato utente Linux ma non lo sono più, soprattutto a causa dei miei studi che mi hanno portato a non essere assolutamente d'accordo con le posizioni estremiste della FSF. Studio ingegneria elettronica e vedendo effettivamente le grandi difficoltà che accompagnano il progetto dei sistemi digitali, mi sconcerta l'idea che *tutti* i programmi debbano essere liberi come sostiene Stallman. Semplicemente, non è un'idea sostenibile: non a caso, praticamente tutti i programmatori del mondo free o hanno un altro lavoro, o sono pagati per programmare, altrimenti non potrebbero mangiare.

Detto questo, sono però un sostenitore dell'idea dell'open source e vorrei portare le ragioni di questo mondo. Lo sviluppo open permette di condividere una parte dei costi con aziende anche concorrenti, migliorando la qualità. E darebbe anche più libertà agli utenti, o magari ai programmatori: è molto più facile creare un plugin se posso capire bene come funzionano certe API; si possono proporre miglioramenti ecc.

A chi dice che la conoscenza si condivide, non si brevetta dico: se questo principio valesse sempre, non ci sarebbe alcun interesse a fare sviluppo. Anch'io di certo non sono un appassionato di brevetti (specie di quelli sul software che il più delle volte sono assurdi!) ma purtroppo un'azienda che spende miliardi di euro in ricerca e sviluppo non può permettersi di regalare i suoi progetti al mondo. IBM l'ha fatto (con progetti forse nemmeno troppo costosi e sofisticati) e questo le è costato praticamente l'uscita da un mercato che ha fondato e di cui era indiscussa leader, quello dei PC. L'idea alla base del movimento del free software è: programmare non costa nulla, dunque va bene se non si guadagna sulla vendita del software ma solo sui servizi. Purtroppo la realtà è che programmare costa, perché certi progetti complessi possono essere portati avanti in tempi non biblici e con una certa qualità solo da team ben organizzati e pagati.

Per quanto riguarda la libertà, ovviamente la FSF è un movimento idealista e merita il mio rispetto. La libertà come lei la intende è una bella cosa, ma a mio parere dovrebbe essere un dovere solo per la ricerca fatta con i soldi di tutti: in altre parole, i progetti universitari come già spesso accade dovrebbero essere sempre free software.

Per questo sono favorevole all'open source ma non al free software, e credo che esso abbia effettivamente una strada nel mondo! Staremo a vedere smilies/wink.gif
07 maggio 2010 | url

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