Ven 19 Feb 2010 |
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| La parola “navigare” riferita al cyberspazio mi è sempre sembrata eccessiva. Non tanto per il riferimento “liquido” (espressione oggi tutto sommato compatibile, vista la fluidità delle informazioni digitali), piuttosto in relazione alla presunzione che la rete, come il mare, possa consentire infiniti gradi di direzione. Non è così. Internet è “solo” l'ingrandimento del paradigma digitale, il quale consente movimenti “discontinui” all'interno di ipertesti definiti. I link, per quanto numerosi, non potranno mai aspirare alla “continuità” della realtà analogica. Invece, mi pare interessante indagare le personalità dei “navigatori” ibridi, cioè di coloro che hanno dovuto alfabetizzarsi in termini digitali. Sotto questo punto di vista, la similitudine della rete con le trappole e gli imprevisti marini diventa sicuramente più coerente. Senza escludere che ce ne possano essere altri, credo di avere individuato almeno quattro profili di navigatori, tutti alla ricerca di una propria dimensione esistenziale. Sia che lo anelassero, oppure che lo negassero, nelle loro traiettorie appare vividamente il riferimento ad un luogo preciso. Un posto, spesso anche solo dell'anima, che li attendeva o li aveva visti partire. La home. Il primo della serie è Ulisse. Ha navigato per lunghissimi anni nel Mediterraneo. Le sue rotte erano tutto sommato casuali, nel senso che non sapeva bene dove andare. Però sapeva dove voleva tornare e dove, alla fine delle dodici tappe, tornò. Itaca era la sua home e per certi versi rappresentava anche il suo destino. Grossolanamente, Ulisse è il navigatore che parte da un motore di ricerca e, link dopo link, compie un percorso non previsto e imprevedibile. Alla fine della rotta, ritorna sempre alla sua home (il motore di ricerca) e si prepara per un nuovo viaggio. Il secondo è Sindbad, il marinaio de “Le mille e una notte”. È un navigatore per necessità. Dopo aver sperperato tutti i beni ricevuti in eredità dal padre, è obbligato a cercare fortune nell'Oceano Indiano. Non ha esattamente una destinazione e, pertanto, nemmeno una home. Forse, non ha nemmeno un destino. I Sindbad moderni sono tutti quelli che, complice la deriva digitale che ha assunto la loro professione, sono “costretti” (anche loro malgrado) a lavorare fra le pieghe di internet. Come per il navigatore persiano, alla fine anche per loro è una questione di sopravvivenza economica. Il terzo è Cristoforo Colombo. Per effetto di combinazioni anche abbastanza fortuite, riesce a farsi finanziare il viaggio per metà dalla Regina Isabella e coprendo il resto con risorse proprie. Pensa di arrivare in un posto, invece approda in un'altra home. Colombo è il navigatore determinato. Irresistibilmente attratto dallo scoprire un nuovo mondo (ancora oggi, internet lo è per molti), ma sottovaluta il “pericolo” di trovarsi in un luogo del tutto diverso da quello atteso. Ad ogni modo, resta intatto il suo piacere della scoperta. Infine, Robinson Crusoe. Aveva una destinazione precisa, ma naufragò. Si ritrovò in un posto dove non voleva arrivare e si è dovuto reinventare un ruolo. Però, a differenza di Sindbad, aveva l'obiettivo di raggiungere la sua home. Il destino gli fu avverso. È la personificazione del navigatore che si vede costretto a ripartire da zero. Deve imparare di nuovo tutto. Pensava di conoscere internet, invece si accorge che è un'isola deserta dove anche la più piccola cosa diventa un problema colossale. L'arrivo di Venerdì è il principio dei social network. Questi tratti, evidentemente molto superficiali, assumono caratteri profondamente diversi nel caso dei nativi digitali. La rete l'hanno trovata già bella e pronta al loro arrivo. Internet è un dato di fatto, come per la mia generazione poteva essere la televisione. Resta da vedere se nascere sopra una barca possa anche significare essere un provetto marinaio. Ma questo è un altro discorso. Commenti (5)
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Santiago
said:
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... C'è chi purtroppo nasce su una barca e poi vive sboccando dalla nausea Possiamo definire naviganti anche gli scrittori come Salgari, che pur non avendo mai viaggiato, hanno scritto di viaggi nei mari lontani? |
morena
said:
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... giustissima questa similitudine direi fantastica!!! Mi ritrovo,forse,in Robinson anche se io non ho una destinazione precisa,sto sondando il mare...., mi perdo continuamente,è tutto cosi' complicato... ma ho capito una cosa,Amo perdermi! |
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