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Dom

31

Gen

2010

Amnesia di massa PDF Stampa
U.I.E. Linux Blog - Quattro chiacchere in libertà
Scritto da Sergio Gridelli   
Dove eravamo rimasti? Ah sì, siamo ancora a parlare del potere e della rete. Un matrimonio impossibile. Alla gabella su tutti i sistemi per registrare i dati (anche su quelli che non c'entrano nulla), si è aggiunto il “video-decreto” che mette in croce chiunque voglia pubblicare uno spezzone di trasmissione televisiva sul suo blog (YouTube compreso). Per non parlare poi del disegno di legge n. 2455 ("Nuove disposizioni per la tutela del diritto all'oblio su internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un processo penale"). In sostanza, una sorta di censura postuma sulle notizie “scomode”.

C'è un filo conduttore in questa “smania” di imbrigliare internet e tutto quello che ci gira attorno. Mi sembra, infatti, che il comune denominatore sia per l'appunto la memoria. Quella che viene registrata nei vari oggetti informatici, quella dei contenuti video, quella “depositata” nella rete, il più grande contenitore di sapere di tutti i tempi.

Dunque, è una questione di memoria. E quindi sono in ballo la storia e la conoscenza, cioè noi.

Siamo neurologicamente attrezzati per ricordare, ma il cervello umano non è “programmato” per dimenticare intenzionalmente. Almeno fino a quando non intervengono fenomeni degenerativi.

Dall'invenzione della scrittura, la memoria è diventata un fatto collettivo. Una condivisione del sapere su scala planetaria. La stampa prima, e internet poi, hanno accelerato il processo di diffusione delle idee e delle informazioni.

Il potere, nei secoli, ha sempre temuto la memoria. Forse, si può arrivare a sostenere che è il suo principale rivale. Sulla memoria si costruiscono nuove idee, al contrario, la sua distruzione consente di mantenere quelle attuali.

I lager sono stati il primo tentativo di annientamento della storia personale di milioni di persone. Un individuo senza ricordo di sé non è morto, è un “non-vivo”. Spento nella caratteristica umana più importante, la creatività che nasce dal sapere.

Sappiamo come sono andate le cose. E fortunatamente siamo ancora qui che possiamo parlarne.

Le tecniche di “smemorizzazione” dei popoli non sono faccende di oggi, si sa. Il passato è da sempre il presupposto per costruire il futuro, per progredire nel sapere, per raggiungere nuove frontiere della conoscenza.

Non essendo possibile intervenire con lobotomizzazioni individuali, nelle varie epoche il potere ha pensato bene di distruggere (o rendere l'accesso impossibile) gli oggetti cui viene affidata la  memoria umana. É il caso dei libri, delle memorie artificiali, dei monumenti.

Il rogo della biblioteca di Alessandria, al di là del mito, tramanda il senso della paura di fronte alla conservazione del sapere. Infatti, le conoscenze pagane erano ritenute un serio pericolo per la città che andava via via cristianizzandosi. Ancora una volta, la memoria diventa un nemico per il potere dominante.

Passano i secoli, ma le cose non cambiano. I totalitarismi del novecento hanno mandato al rogo montagne di libri. Incenerire la memoria per conquistare il mondo. Fortunatamente non avevano fatto i conti con il fatto che i mezzi del sapere erano già relativamente distribuiti.

Oggi, il pericolo più insidioso per i libri pare essere il loro stesso supporto. Almeno da quando, attorno alla metà dell'ottocento, sono stati introdotti gli acidi nella fabbricazione della carta. Le pagine dei libri si polverizzano e ci si pone il dilemma se, e quali libri replicare. Non è facile. Analogo destino pare riservato ai floppy-disk da 3 pollici e mezzo, per non parlare di quelli da 5 e ¼. Dove li infiliamo?

Comunque, torniamo al tema della memoria.

Fino all'altro ieri la memoria veniva cancellata per sottrazione. Cioè, si distruggevano fisicamente i supporti del sapere.

Oggi, siamo di fronte a due paradigmi diversi, ma convergenti verso lo stesso obiettivo. In ogni caso, la memoria viene cancellata per sovrabbondanza.

La civiltà mass-mediatica cancella per eccesso, si moltiplicano le presenze informative e le nuove notizie fanno rapidamente dimenticare quelle immediatamente precedenti. È un problema tecnico. La bulimia di informazioni tocca anche le biblioteche che non hanno più spazio dove mettere i libri e sono costrette a selezionare. E scegliere è sempre un processo di eliminazione.

Poi c'è la cosiddetta “regolamentazione” della rete e affini. Ci sono troppe cose su YouTube? Ci vuole una legge che punisca sia l'intermediario che l'utilizzatore. La gente scarica troppo sapere protetto dal diritto d'autore? Ci vuole una tassa per tutti (altro che meno tasse!), anche per chi sui dvd ci mette le sue foto o una distro di GNU/Linux. Ci sono troppe informazioni sul conto di qualcuno? Ecco in arrivo una bella leggina, a forma di spugna, per non lasciare nessuna traccia sul web. A quando un provvedimento anche per i giornali conservati negli archivi?

Paradossalmente, il problema del potere è l'abbondanza. Il troppo viene assunto come alibi per cancellare la memoria. In questo caso, la questione non è più tecnica, ma culturale.

La memoria è la portante del sapere. Cancellarla, o comunque renderle la vita difficile, significa impedire la diffusione della conoscenza. Un popolo che non sa, è un popolo senza futuro.
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