



Dom 03 Gen 2010 |
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Il fatto. La Apple, attenendosi alle “rigide” normative cinesi (in netta violazione dei più elementari diritti umani), ha recentemente impedito l'accesso alle App per l'iPhone che riguardano il Dalai Lama. Si tratta di cinque applicazioni (Dalai Quotes, Dalai Lama Quotes, Dalai Lama Prayerwheel, Paging Dalai Lama, Nobel Laureates) riferite a documenti del leader tibetano, all'aggiornamento sulle sue conferenze e ad un elenco di Premi Nobel in cui appare anche il Dalai Lama. Quindi, anche la Apple va a tenere compagnia a Google e Yahoo. Che dire? In primo luogo, appare in tutta la sua sterminata dimensione “l'appetitoso” mercato cinese. Oltre un miliardo e trecento milioni di abitanti e un PIL di quasi 8 milioni di dollari (2008) rappresentano un succulento business per tutte le aziende. Nessuna esclusa, comprese quelle che operano nell'ICT. In questo senso, anche la Apple non ha fatto eccezione.La “forzata” decisione del colosso di Cupertino di inibire il Dalai Lama dal suo App Store cinese, resta comunque, ad essere buoni, molto imbarazzante. A poco valgono le giustificazioni della portavoce di Apple, Trudy Muller, la quale con una e-mail scrive che "continuiamo a rispettare le leggi locali, del resto non tutte le App sono disponibili in tutti i paesi". In questo caso, lo sconcerto (se il termine può avere un senso quando si parla di quattrini) nasce dal fatto che Apple e il suo guru Steve Jobs avevano fatto del “Think different” la loro “etica” aziendale. Peraltro, lo stesso Jobs si professa buddista (“Nella testa di Steve Jobs. La gente non sa cosa vuole, lui sì” di Kahney Leander – 2009, Edizioni Sperling & Kupfer). Riflessioni. Questa brutta storia è tuttavia emblematica per fissare alcuni punti fermi. Le aziende operano nel mercato il quale, per definizione capitalistica del termine, presuppone la ricerca continua del massimo profitto. E senza andare troppo avanti, in questo contesto economico è pressoché immediato il corto circuito fra lo sfruttamento (umano e delle risorse naturali) e la fittizia parvenza etica che si vuole invece dare all'esterno. Quindi, nessuna sorpresa. Fra le altre cose, chissà perché Apple stampa la documentazione dei propri iPhone (venduti in Italia) proprio in Cina. Avrà più a cuore l'occupazione dei cinesi o i costi bassi che sono il risultato di politiche di quasi totale schiavitù di quei lavoratori? Crolla così il castello del “pensiero differente” (ma chi ci aveva mai creduto veramente?) scambiato al pari di una merce sul mercato e quindi monetizzato in cambio del buddismo, della libertà di espressione, del “noi pensiamo (pensavamo) diversamente”. Non so se tutto questo si può mettere sullo stesso piano della pubblicità ingannevole, sicuramente Apple non sta spacciando degli OGM per prodotti naturali, ma è certo che il suo “finto” posizionamento alternativo rispetto alla concorrenza ne risentirà. Almeno in termini di credibilità. Non compriamo più prodotti Apple? Boicottiamo la Mela? Forse, è la prima reazione. La più istintiva. Ma poi, se riflettiamo anche solo per un secondo, ci rendiamo conto che non dovremmo più comprare i vestiti (anche quelli Made in Italy vengono fabbricati, per il 90% e più, nel sud-est asiatico in forza di una normativa che considera “italiano” un prodotto anche solo rifinito nel nostro paese), le automobili (cosa ha di etico una catena di montaggio?), fare rifornimento alle pompe di benzina (le guerre non si fanno forse per il petrolio?), i computer Made in Taiwan (praticamente tutti) e, fra poco, nemmeno l'acqua del rubinetto in quanto non più bene pubblico indisponibile. Ci siamo dentro tutti, dagli anarchici del no-globalismo integrale fino a quelli che vanno al bar con il quattromila di cilindrata sotto il sedere. E non c'è scampo per nessuno. Non sarà un granché, ma credo che nel nostro piccolo potremo dare un grosso contributo per sovvertire questo sistema basato esclusivamente sul profitto. Cominciando dalla cosa che ha più valore in assoluto: il nostro pensiero. Condividere le idee, i risultati di una ricerca in campo medico, la soluzione per migliorare un software, un po' delle nostre parole per chi non ne ha più. Cambiando noi, cambiamo gli altri. Cina compresa.
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Che dire? In primo luogo, appare in tutta la sua sterminata dimensione “l'appetitoso” mercato cinese. Oltre un miliardo e trecento milioni di abitanti e un PIL di quasi 8 milioni di dollari (2008) rappresentano un succulento business per tutte le aziende. Nessuna esclusa, comprese quelle che operano nell'ICT. In questo senso, anche la Apple non ha fatto eccezione.

