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Mer

09

Dic

2009

I media fanno male
UIELinux Blog - Quattro chiacchere in libertà
Scritto da Sergio Gridelli   
Papa Benedetto XVI ha scelto il giorno dell'Immacolata per lanciare il suo anatema contro i media, rei di raccontare e amplificare “il male”, facendoci abituare “alle cose più orribili” fino a farci “ diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci”.

Non so se il Pontefice, abbia voluto usare deliberatamente una sineddoche, comprendendo nelle sue considerazioni anche gli apparati che costruiscono materialmente l'informazione. Se così non fosse, mi pare si possa intravvedere una concezione della comunicazione ormai sorpassata e di stampo novecentesco.

Non mi stancherò mai di ripeterlo, i mezzi di comunicazione (new e old) sono neutri. É piuttosto l'uso che se ne fa che li rende più o meno pericolosi e “tossici”. Nella stessa misura, un trapano, un coltello da cucina, una mazza da baseball, sono strumenti innocui fino a quando non vengono utilizzati per ammazzare il vicino.

Quindi, il grande risalto dato alla predica papale da parte dell'establishment giornalistico (cartaceo e video) mi sembra abbastanza ipocrita. Infatti, se il mezzo è neutro, l'enfatizzazione del male nelle varie “door to door” da chi mai sarà causata se non da coloro che devono, da contratto, innalzare lo share? Non è schifoso che dopo aver inondato di sangue e plastici le serate degli italiani, gli stessi “giornalisti” lascino una lunga scia di saliva osannando le parole del Papa?

Per altro verso, la riflessione sul male “veicolato” sui media introduce forzatamente un processo di causa ed effetto. Il mio professore di teoria e tecnica del linguaggio televisivo sosteneva, a ragione, che la stessa barzelletta fa ridere una volta, al massimo due, mentre una storia di dolore, per quanto reiterata, fa sempre piangere. L'affollarsi in televisione di un'infinità di trasmissioni e talk show imperniati sul dolore e, di fatto, sul male, mi fa pensare che non sia casuale, ma frutto di una strategia ben precisa. La continua esposizione al male, e qui credo che il Pontefice abbia centrato la questione, immunizza e rende il popolo sempre più refrattario. Un popolo “insensibile” e “passivo” è più facile da controllare e, passatemi il termine, da governare.

Forse, in questo si può cogliere l'inossidabile, quanto lucida, analisi di Hannah Arendt sulla banalità del male. Sebbene l'uomo abbia una natura maligna, ancora più drammatica è l'inconsapevolezza delle conseguenze delle azioni che compie. Quindi, il giornalismo italiano, che oggi plaude al discorso del Papa, si è “dimenticato” la coscienza, fino a rendere del tutto banale ciò che ripetutamente ci racconta e manda in scena.

In conclusione, c'è solo un posto dove l'informazione non si deve piegare ai riscontri dell'audience. La rete, per quanto disorganizzata e, a volte, contraddittoria, non fa del falso pietismo il perno delle proprie dinamiche di informazione. Che sia il video di YouTube sulle vessazioni al ragazzo down o quell'altro che inchioda il presunto killer di Napoli, l'informazione dal basso è l'unica via per raccontare i fatti, e quindi anche il male, in maniera plurale e senza la necessità di far piangere per forza, al solo scopo di farsi rinnovare i propri contratti milionari.

           
Commenti (1)add comment

Santiago said:

...
la stessa barzelletta fa ridere una volta, al massimo due, mentre una storia di dolore, per quanto reiterata, fa sempre piangere.


Questo è verissimo, non a caso però anche la chiesa usa il male come strumento di controllo:
Il peccato originale, la sofferenza di cristo, la dinamica del perdono per non finire nel inferno.. infondono paura. Forse il papa è preoccupato perché vede che la concorrenza fa più paura di lui! smilies/tongue.gif

Il sofista Crizia aveva sostenuto la teoria secondo cui la religione sarebbe stata inventata da un legislatore intelligente che, resosi conto che gli uomini si comportano bene solo se controllati, creò il concetto di Dio, una sorta di poliziotto che ci controlla tutti quanti ventiquattr'ore su ventiquattro.


al di là di questo concordo col pezzo.. però ho dei dubbi, più che dubbio paura, per quanto tempo la rete rimarrà sottratta a queste dinamiche? per sempre o forse tra un po' il ragno la tesserà a piacere? dipendendo dai punti di vista, la rete può essere un luogo o può essere un mezzo di comunicazione.. secondo me è tutte e due le cose insieme. Quindi ho sempre questa paura..
11 dicembre 2009

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