

Sab 21 Nov 2009 |
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| La democrazia digitale cresce. Era il (lontano) 2006 quando, sorprendentemente, il prestigioso settimanale americano Time, scelse come personaggio dell'anno l'internauta. Cioè, noi. Un riconoscimento che andava ben oltre la semplice sottolineatura del prodigio tecnico del World Wide Web. Per la prima volta, veniva acclarata la grande forza culturale del popolo di internet. A pensarci oggi, forse, anche noi (quelli della rete) non avevamo colto fino in fondo le potenzialità di quella copertina. Ai più apparve come una trovata a metà strada fra il folkloristico e il sensazionalismo giornalistico. Da allora, possiamo dire sia passata un'era digitale. Il web 2.0 si stava facendo le ossa con YouTube e MySpace, mentre il software libero diventava lentamente sempre più “usabile”. Ma oggi c'è qualcosa di ancora più grande. Su iniziativa del mensile italiano Wired, è partita la raccolta di firme per sostenere la candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace 2010. In questo preciso momento storico, tormentato da continui attacchi alla rete, mi sembra che la faccenda abbia, senza esagerare, una portata rivoluzionaria. Infatti, il successo dell'iniziativa sancirebbe per sempre che la rete non è un posto alieno “abitato” da esseri fuori dalla realtà, ma un luogo di esperienze e di comunicazione. Un luogo dove il contributo di milioni di persone può avere effetti rilevantissimi sull'abbattimento delle discriminazioni, sulla segnalazione delle violenze, sulla denuncia degli attentati alle libertà individuali. Non a caso, questa lunga marcia di avvicinamento al Nobel per la Pace, partirà proprio da Teheran. In Iran, Internet ha giocato un ruolo fondamentale nel denunciare al mondo le nefandezze del regime durante le ultime elezioni presidenziali. Per questa ragione, la prima firmataria dell'appello al Nobel (assieme al Professor Umberto Veronesi e allo stilista Giorgio Armani) è Shirin Ebadi (prima iraniana musulmana a vincere il Premio Nobel per la Pace nel 2003). E ancora, a dimostrazione del ruolo fondamentale di Internet nella costruzione dei processi di pace, il procuratore generale iraniano ha accusato Google, Facebook e Twitter di complottare contro l'ordine costituito. Non so quando, ma sono certo che verrà un tempo in cui le tastiere saranno più forti di qualsiasi bomba. Ovunque. Visite: 1236 Commenti (1)
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youssef
said:
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Che tacce acconsente Se le cose vanno di questo passo non avremo bisogno né di microsoft, né meno di Linux. A voi l'onore di dibattere, discutere e commentare. Io?: ho perso la voce e me sono venuti le artrosi, sento freddo, tremo e ho paura per i miei cari. |
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