

Gio 19 Nov 2009 |
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| Ci manca il tempo. Lo ripetiamo troppo spesso, e non rimarcarlo sarebbe già tutto tempo risparmiato. Meno tempo a disposizione e più informazioni. Una bulimia da informazioni. Praticamente infinite, sovrapposte, invitanti, sapide. Un link dietro l'altro, un download che potrebbe venirci utile più in là, senza accorgerci che oltre c'è già qualcos'altro da stivare nella stessa cartella. Cose che non leggeremo mai. Ma "l'immagazzinamento" no-limit di tranci di informazione ci rende più smart, più presuntuosamente dotti, più sull'onda del sapere. Una volta, la "misura" pubblica della sapienza erano le librerie del salotto ordinatamente stipate di libri con la brossura spessa. Mai aperti. Oggi, con la rete, è ancora più facile, ma manca l'esibizione. Agli amici non possiamo certo far vedere i nostri giga-byte di classici greci. Ma, allora, perché "mettiamo da parte" le informazioni della rete? Per una illusoria questione di tempo che non abbiamo più. Per quello che pensiamo di poter avere in futuro, per quello che non abbiamo oggi. Un oggi identico a quello che succederà domani (il nostro, si spera, futuro). Sono partito da qui perché l'accelerazione impressa dalla rete alla disponibilità di informazioni, mi pare abbia implicazioni rilevanti anche off-line. Aumentano la quantità e la velocità di trasferimento delle informazioni, rimane costante il tempo giornaliero a disposizione (che nella ipotesi più benevola è uguale a 24 ore!). Più informazioni nella stessa rigida dimensione temporale. Siamo prossimi al corto-circuito. Si crea un campo magnetico in cui le informazioni ammassate sugli hard-disk finiscono per “piegare” lo spazio analogico. Perché comprarsi un libro quando abbiamo ancora un sacco di bit da leggere? Perché guardare una trasmissione per intero quando YouTube ci "seleziona" le parti più interessanti? Perché "perdere" tempo a fare il giro dei vari siti, quando c'è già l'infallibile aggregatore che "pettina" per noi i flussi più interessanti? Già si sente dire che “troppa” informazione equivale a nessuna informazione. C'è del vero, ma solo nella versione superficiale e non prevenuta del giudizio. Non facciamoci ingannare. L'esercito preoccupato dalla “troppa informazione” in internet è lo stesso che dispiega le sue truppe anche sul fronte del controllo totale. E' quello che manda i “carrarmati della censura” a far chiudere il forum dell'ADUC perché contiene commenti anonimi, è il medesimo che vuole minare la conoscenza dei fatti con la micidiale legge per la tutela del diritto all'oblio su internet, è sempre lo stesso che “congela” le risorse per abbattere il digital divide e impedire a gran parte della popolazione italiana l'accesso ai contenuti della rete. La questione, alla fine, non dipende dalla quantità di informazioni, ma dalla loro qualità. Chi vuole imporre per legge la “dieta” delle informazioni non lo fa perché mosso da pietismo nei confronti del nostro sempre più risicato tempo libero, ma ha tutto l'interesse che quel tempo venga imbrigliato dentro un contenitore “controllabile”. Il digitale terrestre è perfetto per questo scopo. Il battage pubblicitario di questi giorni, con annessa inoculazione della dose giornaliera di paura di rimanere improvvisamente con lo schermo pepe e sale, dà la misura di quanto l'establishment di potere tenga alla sua preconfezionata informazione. Il tempo è la vera ricchezza del XXI secolo. L'attacco alla rete, e ai suoi contenuti, è la prova che quel tempo speso lì fa paura. Lo si vuole limitare e deviare verso l'universo controllabile degli old-media. Fino a quando resisterà “l'informazione dal basso” (in tutte le sue forme), potremo scegliere cosa fare del nostro tempo. Quando, malauguratamente, ciò venisse impedito finirebbe anche la nostra libertà e ci troveremmo confinati per sempre nell'istituzione totale della pseudo-informazione. Visite: 486 Commenti (1)
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