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Dom

15

Nov

2009

L'evoluzione della specie
UIELinux Blog - Quattro chiacchere in libertà
Scritto da Sergio Gridelli   
Probabilmente, anzi sicuramente, Charles Darwin con la sue idee rivoluzionarie sull'evoluzione delle specie, non poteva porsi il problema di un'eventuale “applicabilità” della teoria anche al web, che sarebbe arrivato quasi un secolo e mezzo dopo.

Invece, a pensarci bene, ci sono molte affinità fra la lotta per la sopravvivenza in natura e le traiettorie dinamiche che avvengono continuamente in rete.

Per un verso, ciò assume caratteri di contingenza nel fatto che “dietro” a qualsiasi pagina web ci sono delle persone e, come spiegato da Marx, inevitabilmente dei conflitti. Nel caso di una web-agency ciò si tradurrà nella competizione fra vari ruoli e nella capacità dei singoli, soprattutto in tempi di crisi e ristrettezze economiche, di adottare misure di “sopravvivenza” atte a conservare il posto di lavoro. Come in natura, la conservazione della specie (in questo caso, il proprio posto di lavoro) passa attraverso la capacità di meglio adattarsi ai mutamenti in atto.

In un altro senso, non è difficile scorgere un secondo tipo di lotta esistenziale. Quella fra i “contenuti” online o, meglio, fra le piattaforme che “condensano” tali contenuti. Se fino ad un paio di anni fa un social network come MySpace sembrava l'unica specie possibile in questo ambito, l'arrivo di FaceBook l'ha fatta rapidamente capitolare. Risultato: MySpace Italia si è estinta il 26 giugno 2009. Con i tempi della rete, oggi parlare di MySpace equivale a disquisire sui dinosauri.

Probabilmente, non sarà Twitter a condannare FaceBook, ma c'è da starne certi che qualche altra “specie” (più di altre “attenta” a sfruttare il cambiamento) prima o poi si imporrà e consegnerà le “facce da libro” al Jurassico internettiano.

In tutto questo brodo evolutivo del network per eccellenza, ci vedo due grandi sfide. Entrambe in lotta per conquistare il diritto ad esistere.

Una di queste è la censura. Un “animale” poco adatto alla vita digitale, ma dotato di grandissime risorse fornitegli dal mondo analogico. La vecchia politica (ammesso che ce ne sia una “nuova”) la foraggia continuamente con leggi astruse tese a farla imporre anche nella foresta dei bit.

L'altra è la comunità della rete. Una specie bene adattata nella leggerezza del mondo digitale, ma ancora poco “vitale” nel biotopo analogico. Non si confondano gli incontri o le cene “atomiche” dei vecchi amici dell'asilo incontrati casualmente su FaceBook, come il momento strategico per “uscire dalla rete”. La comunità, con il suo gene più importante, vale a dire il presupposto esistenziale della condivisione, potrà continuare a vivere, e sarà garanzia per la neutralità della rete, solo se riuscirà a riprodurre all'esterno i principi “vitali” di verificabilità delle informazioni e delle notizie.

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