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Dom

08

Nov

2009

In tempi di influenza bisogna farsi gli anticorpi
UIELinux Blog - Quattro chiacchere in libertà
Scritto da Sergio Gridelli   
Da qualche tempo si aggira nei paraggi della rete un virus mortale. Il più pericoloso.

Il cosiddetto Pacchetto Telecom che si trascina già da un po' nelle aule parlamentari è quasi giunto al termine del suo iter istituzionale. Il tema è sempre quello caro ai vari Vespi e compagnia cantando: la rete è un luogo al di fuori dalla realtà e infestato da tipi strani.

In sostanza, la famosa dottrina Sarkozy (con sfumature solo leggermente diverse) approderà anche da noi. Sei un “pirata” e noi ti stacchiamo la connessione! Questo il succo del provvedimento.

La leggerissima ritoccatina dei giorni scorsi sembrava aver aperto uno spiraglio di speranza, ma a leggere bene la nuova stesura non c'è tanto da stare allegri. Se prima la presunta violazione del cosiddetto diritto d'autore a mezzo internet veniva giudicata secondo una procedura di carattere giudiziario (riconoscendo almeno l'equiparazione dei reati, i quali vengono giudicati tutti con le stesse regole, sia quelli commessi offline che online), ora il quadro si è fatto decisamente più inquietante.

Non bisogna essere dei principi del foro per capire che nel nuovo dispositivo, il netizen “pirata” (aridaie!) verrà punito “solo in seguito ad una procedura equa e imparziale”. Equa per chi? Imparziale secondo quale autorità? E' evidente che il nuovo meccanismo introdotto è del tutto arbitrario e non garantisce assolutamente il benché minimo diritto al contraddittorio.

Di fondo, resta ciò che si prefigura come un cambiamento epocale per la rete e i “suoi abitanti”. Se, come pare (date le forti e insistenti pressioni delle lobby dell'industria culturale nei confronti del burroso livello politico), tutta l'Europa si uniformerà alle direttive francesi, verrà sancito in forma di legge la fine della neutralità della rete. Vale a dire, l'interdizione ad usare un mezzo di comunicazione. Vorrei ricordare che anche l'aria (in quanto “ambiente” di diffusione delle onde sonore) è un “mezzo di comunicazione”.

L'impressione è che di fronte a queste aberrazioni pseudo-dittatoriali il popolo della rete, per quanto preoccupato e attento a questi fenomeni, non sia più un baluardo sufficiente. E' necessario ingrossare la massa critica e portare fuori dalla rete più informazione possibile.

In ballo non ci sono solo i diritti dei “navigatori”. Si è cominciato dalla rete solo perché l'ignoranza è maggiore ed è stato gioco facile convincere la proverbiale “casalinga di Voghera” a sostenere, per dirne una, che la pedofilia è sinonimo di internet.

Se passasse il concetto della liceità della disconnessione da un mezzo per comunicare , domani nessuno farebbe più caso se, per esempio, si dovesse far approvare da una qualche autorità i contenuti di una nostra telefonata.

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