UIE Meeting

giovedì 9 febbraio ore 20,30 - Casa delle Associazioni


Mer

08

Lug

2009

GiOtto e Giotto
UIELinux Blog - Quattro chiacchere in libertà
Scritto da Sergio Gridelli   
Dunque ci siamo. Oggi parte ufficialmente il vertice dei paesi più industrializzati della terra. Fra l'altro, in una terra come quella abruzzese, che avrebbe bisogno di tutto tranne delle “passerelle” delle star della politica internazionale.

Al di là del dispendio di energie e di risorse necessarie per organizzare l'evento (con quella somma si potrebbe salvare da subito qualche migliaio di bambini africani), la cosa più stupefacente è che questi leader si ritrovano a L'Aquila per parlare di Prodotto Interno Lordo (PIL) e dell'arretramento delle economie mondiali. C'è un che di stantio in tutto questo, una specie di day before dell'estinzione dei dinosauri.

Parleranno, snocciolando numeri, grafici, tabelle, su come il nostro benessere dipenda esclusivamente dall'aumento infinito delle produzioni nazionali e come sia necessario consumare senza soluzione di continuità. Ci stanno ingannando!

Il PIL non rende felici, così come il parametro energetico di riferimento, il petrolio, non ha fatto diventare il mondo più giusto e più libero. Se in un giorno particolarmente fortunato non si verificassero incidenti stradali, il PIL calerebbe, ma noi saremmo infinitamente più felici. Il PIL andrebbe a picco perché non lavorerebbero i carrozzieri, le assicurazioni, le case di cura e, nei casi più gravi, le pompe funebri. Quindi, non è vero che per stare bene devono necessariamente aumentare le produzioni. Per stare bene, è sufficiente ascoltarsi e sentire ciò che ci serve realmente.

Le cose più preziose della vita non sono cose. Sono il sapere, la conoscenza, un sorriso la mattina, un tramonto che fa esplodere i pensieri, una carezza quando abbiamo bisogno, una parola giusta. È un nuovo modello di sviluppo che antepone al PIL un concetto più avanzato: il FIL, la Felicità Interna Lorda. E non è un caso che anche feel (sentire) si pronunci nella stessa maniera.

Nella speciale classifica stilata dall'Happy Planet Index i cosiddetti paesi industrializzati sono a metà della lista, surclassati da gran parte degli stati dell'America Latina.

Le borse, i titoli, il consumismo non fanno la felicità o, meglio, danno una sensazione di felicità apparente e molto effimera. L'alienazione da consumo compulsivo produce drammatici stati di alterazione della realtà, tali da non farci più comprendere né la nostra dimensione, né quella dello spazio in cui viviamo.

Affidare esclusivamente ad un acquisto il nostro stato di benessere, ci rende paradossalmente sempre più poveri, non perché abbiamo speso dei soldi, ma in quanto ci siamo spogliati della peculiarità umana di capire il mondo. La rappresentazione della realtà passa attraverso la costruzione di pensieri che, a loro volta, vengono sedimentati dalla conoscenza.

Il mondo si scopre (e ogni nuova scoperta è sempre fonte di felicità) imparando e “smontando” intellettualmente tutte le cose che ci circondano. Non farsi domande e surrogando la “fatica” di capire comprando un oggetto, è il metodo più efficace per continuare a stare dentro questo gigantesco The Truman Show che ci hanno costruito attorno.

La mia felicità e, allo stesso tempo la mia crescita intellettuale, non dipende dalle chiacchiere dei G8 in vacanza in un capoluogo del centro Italia. La mia felicità aumenta quando ammiro estasiato le opere di un genio come Giotto che, oltre alla tecnica, comunica l'autentica grandezza dell'uomo.

           
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