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giovedì 9 febbraio ore 20,30 - Casa delle Associazioni


Dom

19

Apr

2009

I banner di Picasso
UIELinux Blog - Quattro chiacchere in libertà
Scritto da Sergio Gridelli   
Se Picasso fosse ancora in vita e si dilettasse “artisticamente” a realizzare dei banner per il web, apparirebbe chiaro a tutti che ognuno di questi potrebbe essere riprodotto all'infinito. Il banner originale sarebbe perfettamente uguale all'ennesimo.

Mi spiego meglio, il banner picassiano che mi potrei copiare e incollare sul mio pc, sarebbe il medesimo che Pablo (mi permetto la confidenza) avrebbe sul suo notebook.

Invece, se volessi ammirare un'opera come Guernica, dovrei andare necessariamente al Museo Nazionale di Madrid. È l'unico modo? Sicuramente no, ma dovei accontentarmi di vedere delle copie. Una di queste, eventualmente, potrei anche appenderla in soggiorno, ma per quanto ben fatta, sarebbe sempre una copia. Una specie di “testimonianza”, vuota e senza alcun tipo di “tensione artistica” che invece è cristallizzata unicamente nell'originale.

In questo caso, l'opera d'arte è unica e irripetibile (lo stesso autore non riuscirebbe a farne un'altra identica) e il suo supporto è una componente fondamentale. Potremmo dire che la tela rappresenta la realtà immediata del pensiero dell'artista.

Ma cosa succede quando il supporto cessa di essere materiale (atomico, in senso lato) ed è ininfluente sulla rappresentazione artistica? Cosa succede quando un brano musicale non è più legato intimamente e indissolubilmente al suo supporto (in vinile, per esempio), ma può essere diffuso con i bit che hanno peso specifico nullo?

Succede, anzi è già successo, che la transizione dall'analogico al digitale mette in discussione prepotentemente gli equilibri della comunicazione e, conseguentemente, quelli economici.

Sicuramente il modello iTunes potrebbe essere una strada, ma credo che una volta annullata digitalmente la differenza fra originale e copia, un'ipotesi di mercato sostenibile della cultura e dell'arte dovrebbe assicurare anche l'acquisto di contenuti analogici di qualità.

Per essere chiari, se compro un CD “originale” (cioè, identico alla sua copia digitale) voglio poter disporre di materiali “atomici” (brochure, gadget, extra), sicuramente anch'essi riproducibili (come il poster su carta “uso mano” di Guernica), ma non saranno mai come l'originale che trovo nel circuito commerciale.

Purtroppo, il profitto esasperato (la contraddizione storica del capitalismo) ha fatto si che il cosiddetto “originale” diventasse indistinguibile dalla copia. Solo per fare un esempio, le prime versioni di MS Flight Simulator erano corredate da un corposa documentazione (praticamente, un vero e proprio manuale di volo!) che conferivano un notevole valore al prodotto. Oggi, nonostante il prezzo sia stato notevolmente aumentato, il programma e il suo manuale stanno entrambi sullo stesso DVD. Sono diventati un solo software, rendendo indistinguibile la confezione dalla sua copia online.

Non saranno le sentenze medievali a impedire i download “illegali”, ma solo la presa di coscienza che i bit sono una grandissima risorsa per la cultura e il sapere. Mi piacerebbe sapere quanti MS Office o Adobe Photoshop regolarmente licenziati ci sono nelle case di ciascuno di noi! Invece so che esistono migliaia di corsi su come utilizzare le suite di office automation ed elaborare contenuti grafici sul desktop. La domanda è, ci sarebbe stato questo mercato (ci sono aziende che fanno solo formazione) se tutti avessero dovuto acquistare quelle costosissime licenze? E ancora, le software house avrebbero potuto imporre i loro standard solo con la diffusione “regolare” dei loro prodotti?

In conclusione, se attraverso le rete conosco le opere di un artista talentuoso (musicista o regista non fa differenza), può darsi che mi venga anche voglia di andare a vedere i suoi concerti, le sue conferenze, i suoi vernissage. Se ne ignoro l'esistenza o ho sentito un suo pezzo solo una volta alla radio (perché è chiaro: tutto ciò che non è commerciale non viene diffuso dai network), potrò mai comprarlo? Come per il vino, mi può piacere l'etichetta, ma se una volta assaggiato “non è potabile” di sicuro non lo compro più.

Commenti (1)add comment

PIppo said:

...
"Non saranno le sentenze medievali a impedire i download “illegali”, ma solo la presa di coscienza che i bit sono una grandissima risorsa per la cultura e il sapere"

Pienamente d'accordo con te ed è proprio per questo che tutto il software dovrebbe essere Open Source... Se fosse Open Source questa grandissima risorsa per la cultura sarebbe liberamente a disposizione di tutti e tutti potrebbero utilizzarla, copiarla, studiarla e migliorarla!
20 aprile 2009

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