Ven 17 Apr 2009 |
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| È un giorno molto triste. La sentenza di condanna di tutti i gestori di Pirate Bay lancia un'ombra sinistra sulla libertà di tutti, anche di quelli che oggi plaudono a questo ritorno in grande stile dell'inquisizione nella sua forma più becera ed ipocrita. L'industria culturale, quella che oggi “si gode” questa vittoria di Pirro, è sempre la stessa sviluppatesi grazie ai mass-media e quindi a forme tecnologiche di allargamento del mercato. Senza la televisione, il cinema, la stampa, non sarebbe mai esistita. Accecate dal profitto, forse perché il denaro viene ancora visto nella sua forma atomica e, pertanto, analogica, le major cinematografiche e musicali non si sono accorte (o meglio, stanno cercando di nascondere una verità a loro molto scomoda) che i contenuti culturali (di tutti i tipi) non hanno più bisogno di alcun supporto fisico per essere veicolati. La codifica digitale ha trasformato la creatività (filmica, artistica, letteraria) in un gioco a somma zero. Vale a dire che la proprietà intellettuale, fino a ieri fusa in un supporto materiale monopolizzato dai grandi gruppi industriali, oggi è libera e infinitamente più leggera. Il trucco di farci credere che un pezzo di plastica sia inseparabile dal suo contenuto (come il caso dei CD) appartiene ad una visione miope del mondo contemporaneo. Senza la rete non avremmo mai saputo nulla della violazione dei diritti umani in molti paesi perché tutte le immagini dei network di regime sono protette da copyright. Forse, a qualcuno molto attento a queste vicende è sfuggito il “dettaglio”. E non si venga a dire che la sentenza difende il diritto d'autore. La creatività non è propria delle major, ma dei musicisti, degli scrittori, dei pittori. Questi esisteranno sempre, così come da sempre hanno interpretato le trasformazioni sociali e i mezzi che il progresso tecnologico metteva a loro disposizione. Oppure, qualcuno è davvero convinto che internet sia un nemico per la cultura? Se esiste, assomiglia a tutti quelli che oltre un secolo e mezzo fa sostenevano la morte della pittura a fronte dell'avvento della fotografia. Il talento di ciascuno di noi, oggi si può finalmente liberare sotto forma di bit e venire diffuso in ogni angolo più recondito della terra. Cambia il modo di socializzare la cultura e cambiano i rapporti economici. Il vero valore, ma questo lo diceva già Marx, è nella capacità creativa dell'uomo che solo in un secondo tempo viene cristallizzata dentro un supporto. La cultura non è la plastica di un DVD o la carta di un libro. La cultura è fatta di una sostanza simile al pensiero. Non si tutelano gli artisti con i DRM o le condanne dei tracker. La diffusione delle loro opere, aumenta la loro popolarità e, conseguentemente, le richieste di concerti dal vivo, di conferenze, di mostre. Tutte prestazioni che hanno un valore economico. Ma questo non interessa né le major, né le pastoie politiche. Le prime perché perderebbero il loro potere di “vita o di morte” sugli artisti, le seconde perché non “controllerebbero” più i processi di omologazione culturale. Tutto ciò non è casuale. Si inserisce perfettamente nei tentativi di restrizione della rete anche da parte di governi cosiddetti democratici (Francia in primis e Italia in secondis). Si comincia con la decisione di stabilire ciò che è giusto vedere (equiparando la violazione del copyright con la pirateria dei sequestratori somali) per arrivare a “percorsi di navigazione” certificati dal potere. Il quale, a suo insindacabile giudizio, chiuderà un sito, un blog, un social network perché ha fissato che quel particolare esercizio della libertà di espressione (Articolo 19 della Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo) è considerato reato. Non mi piace usare la parola pirata, anche perché viene usata sempre a sproposito. Ma la vicenda di oggi mi fa pensare che solo la pirateria (così come loro la intendono) potrà salvare la cultura e il futuro dei nostri figli. A meno che non vogliamo attendere indifferenti il prossimo golpe. Commenti (6)
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Franco
said:
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... Caro Sergio dato che Davide ha giustamente segnalato il tuo articolo vorrei, se mi permetti, risponderti. Iniziamo da Pirate Bay. Credi che loro facciano quello che fanno solo per un discorso “morale”. Guarda che guadagnano milioni di euro esattamente come fa un certo Luca Neri che scrive un libro contro il copyright poi non lo mette in rete ma lo fa pagare riscuotendo (giustamente) i suoi Diritti d'autore http://www.secondoprotocollo.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1759 Questa gente ha bisogno di gente come voi esattamente come ha bisogno delle major per poter guadagnare soldoni non per portare avanti una questione di Diritto. Mettetevelo in testa. Detto questo, scaricare prodotti coperti da copyright è illegale. Se vogliamo parlare della necessità di abbassare i prezzi delle opere lo possiamo fare, quello che non possiamo fare (almeno noi) è giustificare un atto illegale e la violazione di un Diritto sancito dalla Dichiarazione Universale. Non possiamo in alcun modo sostenere un Diritto che ne viola un altro perché in quel caso sosterremmo un abuso. Possiamo trovare una via di mezzo, un compromesso, quello che non possiamo fare è attestarci su posizioni estremiste |
Elisa
said:
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... beh sulla moralità di Secondo Protocollo si è talmente discusso che ormai è chiaro che siamo esseri immorali. Come immorale è una sentenza che condanna chi ruba, perché di questo si tratta, chi ruba e guadagna milioni di euro alle spalle del lavoro degli altri. Puoi disquisire quanto vuoi sulle potenzialità della rete, al momento non mi risulta che ci sia una legge che permetta di rubare il lavoro dell'altrui intelletto, da nessuna parte del mondo. Poi Franco ha fatto notare, giusto per ribadire la moralità altissima di quelli di Pitare Bay, che gli stessi diffondono un software che potenzialmente può essere usato per ben altri fini di quelli di scaricare un film o una canzone. Come mai, grandidifensori del diritto in rete, questo non lo fate notare? Sai cosa c'è che mi da fastidio più di tutti? L'ipocrisia, la stessa cosa di cui velatamente (ma non tanto) accusi noi. Non è ipocrisia difendere gente come quelli di Pirate Bay da squali come le major ben sapendo che loro sono altrettanto squali? Quanto hanno guadagnato negli ultimi anni? Oltrettuto la sentenza parla chiaro, non sono stati condannati perché favorivano "solo" lo scaricamento di prodotti coperti da copyright ma perché lo facevano a scopo di lucro. Questo non ti dice niente? Poi puoi continuare a mettere in dubbio la nostra moralità quanto e come vuoi, non sarai il primo e certamente non sarai l'ultimo. Mi stupisce però che gente che vuole diffondere l'open source difenda chi scarica programmi craccati dalla rete. Mi sembra un bel paradosso |
CarloZ
said:
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parliamone con calma Volevo porre l'accento su un aspetto che, a mio modesto parere, è stato finora trascurato. Non credo che fra noi esistano "pirati" incalliti o peggio ancora veri ladri, ma è chiaro che esistono punti di vista differenti. In termini puramente generali si possono vedere le leggi come un compromesso: chiunque accetta limitazioni alla propria libertà in cambio di vantaggi garantiti dalla società e io ritengo che questo sia l'unico "contratto" sul quale una società civile possa basarsi. Occorre però mantenere un giusto equilibrio in questo scambio e mi sembra che, parlando di regolamentazione di internet, nessuno abbia ancora citato le conseguenze che potrebbe avere un eccesso di vincoli e leggi su chi offre un servizio. Temo che, imponendo obblighi severi sul trattamento dei dati e attribuendo responsabilità penali agli ISP e ai gestori di servizi online potremo dire addio tranquillamente a quanto di buono la rete ci sta offrendo da qualche tempo a questa parte; scordiamoci quindi le caselle email gratuite da decine di gigabyte, scordiamoci gli spazi gratuiti sui quali costruire siti e blog, diciamo addio ai social network come flickr o youtube (sorvoliamo su fenomeni come facebook e badoo sui quali non piangerei neppure un minuto). Scordiamoci pure lo scambio di opinioni che abbiamo avuto oggi e ieri perchè una autorità preposta alla verifica dei contenuti avrebbe impiegato mesi ad approvare ogni nostro post. Scordiamoci insomma la libertà di comunicare e teniamoci invece i criminali seri e intenzionati che nessun isp o nessuna legge potranno mai fermare. Infine (piccola nota storica) qualcuno ricorda il caso dell' italian crackdown ('94 se non erro)? In quel caso si mise sotto sequestro tutta la rete italiana delle BBS su indizi che si rivelarono poi un nulla di fatto riguardanti la violazione del copyright. L'unico risultato fu: spendere un sacco di soldi, indagare un sacco di persone, sequestrare i server e impedire di fatto le comunicazioni. Vi ho messo per iscritto il mio parere, non pretendo di avere soluzioni o che questa sia una visione giusta, ma non vorrei vedere sparire il maggiore strumento di libertà che i nostri tempi ci offrono per garantire gli interessi di alcune multinazionali. |
Santiago
said:
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... @elisa: "...diffondono un software che potenzialmente può essere usato per ben altri fini di quelli di scaricare un film o una canzone..." perché in effetti la storia ha condannato Einstein per aver formulato un'equazione che potenzialmente poteva essere usata per altri fini, umh fammi pensare, gia! la bomba nucleare.. io trovo di pochissimo buon senso, che è peggio di essere ipocriti, fare delle accuse sulle potenzialità delle cose create ai suoi creatori. E poi se dici "Mi stupisce però che gente che vuole diffondere l'open source difenda chi scarica programmi craccati dalla rete. Mi sembra un bel paradosso" allora vuol dire che non hai capito cosa stiamo difendendo, sai io da pirate bay potevo scaricarmi distribuzioni di linux. |
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