Mar 10 Mar 2009 |
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| Per qualsiasi tipo di potere, tutto ciò che non è sorvegliabile è fonte di profonda preoccupazione. In ogni epoca, il Grande Fratello orwelliano è sempre stato presente. Un tempo, il “pericolo” era l'alfabetizzazione che svelava la conoscenza alle masse, oggi la “casta” teme la rete, in quanto libera e non decifrabile con i vecchi canoni di controllo delle informazioni. L'apparato politico, in più occasioni, ha dimostrato di non conoscere internet e, allo stesso modo, gli old-media sono diventati una mansueta cassa di risonanza di questa ignoranza. Una informazione negativa è sempre più “notiziabile” di una buona e il “portiere” di RaiUno non fa eccezione: “internet è un mondo assolutamente spaventoso”. Il bello di questa affermazione è che, “per ragioni d'età” (l'ammissione è dello stesso Bruno Vespa), ignora la rete, ma questo non lo esime dal dare giudizi così netti. Roba da far rimpiangere le demenziali valutazioni dei vari “opinionisti” passati per la casa del Grande Fratello. Ad ogni modo, il messaggio che filtra è drammaticamente efficace: internet è pericoloso. Un luogo infestato da gente strana e decisamente fuori dal mondo. La deve pensare in questo modo anche l'Onorevole Gabriella Carlucci che, in questi giorni, ha presentato un D.L. dal titolo "Internet territorio della libertà, dei diritti e dei doveri" con lo scopo dichiarato di contrastare il drammatico fenomeno della pedopornografia online. In primo luogo, è bene chiarire che la proposta legislativa “si applica a tutte le attività di accesso alla rete internet che avvengono sul territorio della Repubblica Italiana”, come se i dati “veicolati” dalle infrastrutture telematiche dovessero fermarsi alle dogane fra uno stato e l'altro. Ma soprattutto, dal momento dell'entrata in vigore della legge, nessuno potrà più “effettuare o agevolare l'immissione nella Rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima". Come, mio malgrado, mi trovo a ripetere spesso, le parole pesano come macigni. Soprattutto quelle che finiscono nelle leggi. Infatti, fra i perseguibili da questo provvedimento, non solo ci sono gli “immettitori” materiali di contenuti in forma anonima, ma anche coloro che “agevolano” tale processo, cioè i provider stessi. A parte l'impraticabilità di autenticare con certezza gli autori e l'evidente contraddizione con la normativa comunitaria che esclude il coinvolgimento dei provider nelle azioni degli utenti (altrimenti, si dovrebbero arrestare anche i gestori delle ferramenta ogni qualvolta un loro cliente ammazza la moglie a martellate), verrebbe da chiedere se si sta pensando a qualcosa di simile anche per gli avventori dei bar, dei cinema, dei teatri, e di tutti quei luoghi di socializzazione in cui (ancora) non viene richiesto di esibire la carta di identità. Sarebbe interessante capire, nell'ambito di questa crociata volta a stroncare i reati più efferati, se l'Onorevole Gabriella Carlucci ritenga utile interdire le intercettazioni telefoniche che, come si sa, sono una arma potentissima in sede di indagine. Di fatto, questo dispositivo di legge, ancorché palesemente inattuabile e restrittivo delle libertà personali, non ha altro obiettivo se non quello di tutelare il diritto d'autore. Ne è prova il fatto che indagando nelle proprietà del file (giusto per non farsi mancare niente è un .doc di Microsoft!) si scopre che è stato redatto il 03/03/2009, alle ore 11.11.00, da un tal Davide Rossi, guarda a caso omonimo del presidente di UNIVIDEO (Unione Italiana Editoria Audiovisiva). Senza voler giungere a tutti i costi a conclusioni affrettate, mi sembra che si possa vedere una qualche relazione tra l'Onorevole soubrette di Mediaset e la causa intentata da quest'ultima contro YouTube. Quindi, facendo pressione su un tema dai risvolti orribili, quale è la pedofilia (a beneficio della succitata Onorevole è bene sapere che il reato ha ripercussioni soprattutto offline), si sta varando una legge per imbavagliare internet, l'unico mezzo di informazione che ci è rimasto. Prima considerazione. Internet è il mondo, anzi ne è il riflesso, e tutto ciò che succede “lì dentro” capita nelle stessa misura nella realtà di tutti i giorni. Altrimenti, dovremmo ammettere che la febbre l'ha inventata il termometro. Internet non sta su una bolla aliena popolata da extraterrestri. É un mezzo fatto di persone che, solo qualche anno fa, socializzavano con altri strumenti e differenti “muse” tecniche. Seconda considerazione. Internet fa paura a due categorie: a chi detiene il potere perché non può controllarlo e piegarlo alla propria restrittiva visione del mondo e a coloro che non sanno come è fatto perché non l'hanno mai usato. Le cose che non si conoscono (contrariamente alle convinzioni di Bruno Vespa, la conoscenza non è un fatto legato all'età) sono temute e, possibilmente, evitate. Quasi due secoli fa, si dicevano le stesse cose delle “strade ferrate” (come si chiamavano allora le ferrovie) perché mettevano in “rete” popoli e culture diverse. Per l'Onorevole Gabriella Carlucci, i “cittadini non della rete” sono i “normali” cittadini della Repubblica Italiana, confermando (ancora una volta con la “pesantezza” delle parole) che la rete è un luogo alieno dove bivaccano persone non-normali. Terza considerazione. Internet, per i tromboni del palazzo, è un luogo isolato e per questo demoniaco. Alla stessa stregua, nel XVII secolo le persone che leggevano i libri venivano guardate con diffidenza, appunto perché si isolavano e perdevano “ogni relazione” con il mondo. Fra l'altro, sempre a quei tempi, la lettura era “sconsigliata” alle donne. Quarta considerazione. Internet, per sua natura, tende all'istantaneità. Le informazioni e i saperi, non più “imprigionati” dentro gli “ingombranti” atomi dei loro supporti, si diffondono velocemente e, altrettanto rapidamente, vengono condivisi, discussi, rielaborati. C'è un disallineamento fra lo status della rete e “i modi” di chi pretende controllarla. Noi siamo sui peer-to-peer, loro si mandano i fax. Quinta considerazione. Internet non è tecnologia, internet sono le persone che si relazionano attraverso la mediazione di un mezzo (dal latino media). Sono mezzi di comunicazione l'aria (nelle relazioni face-to-face), la luce (nelle comunicazioni visivo-simboliche), l'etere (nelle comunicazioni radio), l'elettricità (nelle comunicazioni telefoniche). Restringendo il campo d'azione di qualsiasi medium, si arriva, prima o poi, a censurare il pensiero. È quello che sta accadendo. Commenti (1)
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Davide Pedrelli
said:
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Mi è piaciuto quindi riporto Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri... Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po' di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l'ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell'ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all'altro può presentarsi l'uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all'universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo. Alexis de Tocqueville |
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