Lun 04 Ago 2008 |
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| Di fronte a capovolgimenti della realtà come questo, non posso fare a meno di pensare allo status sociale del possibile acquirente di un simile oggettino. Non si tratta di invidia, e nemmeno mi metto a fare spericolati calcoli su cosa ci farei se avessi a disposizione una cifra con tutti quegli zeri. Semplicemente mi interrogo sulle “protesi identitarie” che da sempre gli uomini ricercano per ostentare le proprie possibilità, anche economiche. La funzione primaria di un telefono (vale a dire la sua prestazione essenziale) “dovrebbe essere” quella di consentire una relazione mediata fra due o più persone. Da quando si è scoperta la possibilità di trasmettere la voce mediante impulsi elettrici via cavo, continuando fino alla telefonia via etere, è apparso subito chiaro che questa tecnologia assolveva anche ad un altro scopo, non meno comunicativo. In sostanza hanno sempre convissuto due tipi di comunicazione telefonica: una elettrica e una culturale. Ai miei tempi (l'epoca del disco combinatorio) avere in casa un telefono duplex era già una elevazione nella gerarchia sociale. Poi arrivò la telefonia mobile. All'inizio, la differenziazione sociale era fra chi se lo poteva permettere e quelli che, pur di immaginare una qualche forma di effimero riconoscimento da parte del gruppo, non esitavano ad esibirsi in finte telefonate, magari al volante di una utilitaria di seconda mano. La fase successiva fu quella del cellulare di massa. È innegabile come le prepagate abbiano fatto diventare questo strumento “per tutti”. Ancora una volta, la funzione attivabile attraverso il tastino con la cornetta verde, appare più che mai marginale. Le cover sostituibili e, in un secondo tempo, le suonerie personalizzabili, hanno supplito al desiderio di differenziarsi, non per quello che si dice (i contenuti della comunicazione), ma per ciò che rappresenta (e, in definitiva, ci rappresenta) questo concentrato di tecnologia. McLuhan avrebbe ancora una volta ragione di sostenere che “il medium è il messaggio”. Per molti versi, è una questione di campo. Paradossalmente, il cellulare sembra “comunicare” più per le sue sembianze esterne (simili, di fatto, a come vorrebbe apparire il suo possessore), che per la circuiteria che consente la modulazione della voce. In sostanza, un aggeggio tecnologico nato per collegare persone distanti fra loro (non presenti fisicamente nello stesso luogo), si trasforma in uno strumento di comunicazione prossemica. Altrimenti, che senso avrebbe tempestare di diamanti un pezzo di plastica nato per trasferire e ricevere la voce, e quindi invisibile all'interlocutore? In fondo, la logica che muove l'acquirente di un cellulare in platino massiccio ricoperto di brillanti, e quella che spinge un teenager ad acquistare un guscio da cinque euro con l'effige della band del momento, non è poi molto diversa. Volendo cercare il pelo nell'uovo, la differenza è solo di carattere economico. Entrambi, il ragazzino e il Sultano del Brunei, appartengono alla stessa sfera culturale. Quella di “comunicare” se stessi attraverso la trasformazione di un oggetto (il cellulare) in un soggetto parlante delle propria identità. A questo punto, il cellulare di entrambi potrebbe rimanere spento anche tutto il giorno. Commenti (1)
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Lorenzo
said:
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... WOW!!davvero figo...non ci avevo mai pensato a questa cosa...in effetti..perchè compriamo un cellulare tanto bello, se poi con chi parli nemmeno lo vede???purtroppo io sono un 14enne...e tutti i santi giorni mi chiedo:"ma che razza di musica si ascolta adesso??"(paragoniamo anche solo i BEE GEES con ARTCOLO31 e rimaniamo putrefatti)oppure altre cose come"ma che razza di moda è l'EMO??"(per chi nn sapesse cosa è l'EMO si informi SOLO a suo rischio e pericolo)e tt le volte ci rimango male...pensando per esempio che anche solo 10 anni fa si ascoltava della musica stupenda... ma purtroppo viviamo "adesso" e ci dobbiamo anche un po adattare..se nn vogliamo arrivare al suicidio totale...quindi,spesso si compra un bel cellulare per fare colpo(ne so qualcosa)anche se è solo un pezzaccio di plasticaccia che nemmeno telefona...ne so qualcosa anche di questo... Quindi...CORAGGIO... |
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