Gio 18 Giu 2009 |
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| Lassù, nel profondo nord del Vecchio Continente, è successa una cosa rivoluzionaria. Un rappresentante del Piratpartiet svedese (il partito promosso dalla crew di Pirate Bay) è stato eletto al Parlamento Europeo. Il sensazionale evento mette all'attenzione di tutti almeno tre aspetti. Primo. Il lusinghiero risultato (con il 7,1% dei voti in Italia si sarebbe classificato quinto, immediatamente dopo l'Italia dei Valori) dice che l'informatica non è più, o meglio, non è solo per gli addetti ai lavori. Questo fa pensare alla nota vicenda che ha portato alla condanna di Pirate Bay, come ad una questione in cui si giocano i diritti di libertà di tutti. Pertanto, al di là della miopia della classe politica nel suo insieme (sempre ben disposta a genuflettersi di fronte alle major), il messaggio che traspare va oltre l'impianto meramente tecnico del file-sharing. I new-media hanno una forza che mette irreversibilmente in crisi i vecchi paradigmi della diffusione culturale. L'abbiamo detto più volte, e non ci stancheremo mai di ripeterlo, con la codifica digitale il sapere si è staccato per sempre dal suo supporto. Se prima, la conoscenza era giocoforza fatta di pensiero incastonato negli atomi (quelli di un libro o del vinile di un disco), adesso è diventata leggera ed istantanea. Provate a pensare quando ci impiega un libro a fare il giro del mondo e, al contrario, con che rapidità gli stessi contenuti digitalizzati possono compiere lo stesso tragitto. Secondo. Le nuove culture digitali, consentendo passaggi istantanei di informazioni, inimmaginabili fino a qualche decennio fa, denunciano l'esistenza di forme di rappresentanza (i partiti politici, in particolare) desuete e per molti versi “pericolose” per il benessere collettivo. Senza ritornare sui maldestri tentativi nostrani di limitare la libertà con la scusa di arginare il fenomeno della pedofilia (per rendervene conto non perdete questa “perla” di Davide Rossi, Presidente di UNIVIDEO), credo si possa affermare che la distanza fra la classe dirigente del nostro paese e le trasformazioni in atto nel mondo della diffusione della conoscenza umana, siano di fatto incolmabili. I dinosauri che ci governano (tutti, maggioranza e opposizione) si “inorgogliscono” appena possono dire di non conoscere nulla dei computer e di internet. È come leggere un libro e vantarsi di non conoscere l'alfabeto. Terzo. Il risultato del Piratpartiet svedese è stato ottenuto grazie al voto giovanile. Un dato sottolineato anche da Christian Engstrom, capolista del partito: “Siamo molto popolari tra gli elettori sotto i 30 anni. Questi ragazzi sono coloro che davvero capiscono il nuovo mondo e con questo risultato elettorale i giovani hanno dimostrato di non gradire come i grandi partiti affrontano certe questioni”. Tutto ciò, sarebbe stato possibile in Italia? Sicuramente no. Al di là delle differenze demografiche fra il nostro paese e la Svezia (da noi c'è un ventenne ogni due quarantenni, mentre nel paese scandinavo il rapporto è di uno a uno), in Italia manca la cultura delle giovani generazioni. La casta ultrasettantenne ha tutto l'interesse per non lasciare spazio ai nativi digitali degli anni ottanta e seguenti. Anche la mia età spesso non mi fa comprendere le pulsioni delle ragazze e dei ragazzi di oggi, ma sono fortemente convinto come siano l'unica possibilità che abbiamo per costruire una società più giusta e libera. In conclusione, l'exploit del Partito dei Pirati sta nella chiarezza del messaggio, a cominciare dal programma elettorale con soli tre punti: 1) riforma della legge sul copyright, inclusi l’abolizione dei DRM e la riduzione a 5 anni della durata del diritto d’autore 2) abolizione dei brevetti in ogni campo dell’industria, a cominciare da quella farmaceutica 3) rispetto della privacy dei netizen Solo qualche anno fa non avrei mai pensato di potermi complimentare con un “pirata” per la sua elezione in Europa. Oggi, lo faccio volentieri con tutta l'ammirazione che posso: Rick Falkvinge siamo con te! Commenti (3)
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Joris Rossi
said:
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... Non voglio insegnare niente a nessuno, però un parere personale me lo sono fatto e, sempre che sia gradito e non sia un illecito, mi permetto di esprimerlo. La libertà intellettuale non è quell'atto delinquenziale profilato dai tg col quale dei criminali informatici armati di peer-to-peer affossano l'economia mondiale. La libertà intellettuale è una componente della libertà civile. Fino a pochi anni addietro, chi parlava di ecologia veniva liquidato con un'etichetta di perditempo in bilico tra fantasiose utopie e mancanza di voglia di lavorare. Solo nei casi più illuminati veniva considerato con benigna sufficienza. Oggi, tra un colpo di tosse e l'altro, l'ecologia è un riferimento (fittizio o reale) sul quale politici e imprese di buona parte del mondo dichiarano di voler rifondare i propri modelli di sviluppo. Così come allora non era l'ecologia il "vero problema" (dell'Europa o del mondo), oggi rischia di non esserlo la libertà intellettuale. Forse chi sta promuovendo la redazione di una "carta dei diritti digitali" è un perditempo che non ha voglia di lavorare. Forse, invece, ha analizzato un po' più approfonditamente l'argomento e le sue implicazioni, magari commettendo l'errore di averlo fatto in modo troppo specifico e anzitempo rispetto ai tempi e ai desideri dei politici "general purpose". Mi fermo qui. Non ho formule magiche o ricette universali per risolvere alcunché. Invito, però, chi avesse chiari i "veri problemi" e magari le "giuste soluzioni" (sempre che non sia chiedere troppo) ad illuminare se non il mondo, almeno l'Europa. Joris |
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