Sab 21 Mar 2009 |
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| Se vivessimo in un paese normale, probabilmente i diversi punti di vista su cosa dovrebbe essere il new-media internet, verrebbero collocati nell'ambito di una “semplice” differenziazione culturale e generazionale. Infatti, appare del tutto evidente come per i cosiddetti “nativi digitali” è naturale e “fisiologico” elaborare esperienze di senso all'interno di un “luogo comunicativo” come la rete. Allo stesso modo e con la medesima intensità, ciò risulta “incomprensibile” per i loro nonni, in larga parte abituati a traiettorie di socializzazione più “classiche”. In una situazione di questo tipo, per certi versi riconducibile alle visioni “fortemente realistiche” di Edwin Abbott Abbott, il problema si ridurrebbe ad una questione di incomunicabilità fra generazioni, come del resto si è verificato in ogni epoca. Ma noi non viviamo in un paese normale. I recenti tentativi di “regolamentare” internet non possono essere giustificati “solo” con la presunzione di ignoranza da parte della classe politica italiana. L'elenco delle proposte liberticide si arricchisce ogni giorno di più. Si va dal tentativo di oscuramento dei siti che “istigano alla anoressia” (sic!) alle manovre antipirateria mascherate dal “profondo” impegno etico-morale del duo Carlucci-Univideo per combattere “la pedopornografia online”, passando per la difesa della “proprietà intellettuale” e l'istituzione del Comitato Tecnico per la lotta alla pirateria digitale e multimediale (più propriamente un organismo di censura culturale). A chiudere il cerchio, per ora, ci pensa il Ministro Angelino Alfano che ha proposto di intervenire su YouTube al fine di regolamentarlo. In questo caso l'ignoranza (nel senso di ignorare la questione) raggiunge livelli stellari. Come tutti sanno (probabilmente ad esclusione del Ministro) YouTube ha la propria sede a San Bruno, in California (USA). Ora, passi che gli faccia difetto la geografia, ma come può il Ministro della Giustizia (Laureato in Giurisprudenza) non sapere che le sue competenze si limitano al territorio italiano? E ancora, cosa penserebbe il Ministro se gli Stati Uniti, per tutelare l'integrità intellettuale dei propri studenti, vietassero la visione del reality “La Fattoria”? Per inciso, la mia idea di libertà culturale comprende anche la libera circolazione di tali idiozie. A meno che, anche l'Italia non voglia aggiungersi alla speciale classifica degli stati despoti come l'Iran, la Turchia, la Thailandia, il Brasile, il Myanmar e la Cina. A quel punto, togliere pure il diritto di voto sarebbe un gioco da ragazzi. Ricapitolando, tenendo in debito conto anche il fatto che molti politici parlano di internet senza nemmeno sapere dov'è il tasto “on” del computer, è difficile non pensare come queste “mosse” non abbiamo una finalità più sottilmente dittatoriale. Non si pensi che il termine “dittatura” sia eccessivo. Quando una classe dirigente, con la complicità colpevole dell'opposizione, attacca ripetutamente uno strumento di democrazia vera come internet, siamo già dentro un sistema di limitazione delle libertà personali fondamentali. Siccome il sapere è l'unica arma che non finisce le cartucce, il solo mezzo per contrastarlo è il controllo dei mezzi di comunicazione (suglli old-media ci sono già riusciti!). Da sempre, la censura culturale è stata il principio di ogni totalitarismo. Commenti (2)
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Francesco Nicosia
said:
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... Ottimo articolo, bravo. Ultimamente penso che per rinascere davvero bisogna prima toccare con mano il fondo. Siamo molto vicini a questo e chi ci governa deve rendersi conto che si è oramai al limite della tollerabilità. Su tutti i fronti, soprattutto politico e sociale, c'è un devastante malcontento ed una profonda insoddisfazione per le oscure azioni della nostra classe politica, che sembra semplicemente interessarsi a questioni di grande importanza, ma attuando soluzioni incompatibili con gli articoli della nostra Costituzione. La Libertà è uno dei principi fondamentali della Costituzione Italiana. Il giorno in cui la Libertà sarà TOTALMENTE ostacolata da "strani principi di controllo e prevenzione" il popolo Italiano, se ancora si sentirà tale, insorgerà per rimettere al giusto posto le cose. Noi non siamo Turchi, Cinesi e tantomeno Iraniani, siamo ITALIANI e come tali, abbiamo da sempre combattuto con tutti i mezzi, tutto ciò che ci ostacola nella Libertà. Se non cambiano le cose ... è solo questione di tempo. |
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