Dove eravamo rimasti? Ah sì, siamo ancora a parlare del potere e della rete. Un matrimonio impossibile. Alla gabella su tutti i sistemi per registrare i dati (anche su quelli che non c'entrano nulla), si è aggiunto il “video-decreto” che mette in croce chiunque voglia pubblicare uno spezzone di trasmissione televisiva sul suo blog (YouTube compreso). Per non parlare poi del disegno di legge n. 2455 ("Nuove disposizioni per la tutela del diritto all'oblio su internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un processo penale"). In sostanza, una sorta di censura postuma sulle notizie “scomode”.
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Perché ci poniamo davanti al teleschermo, nonostante gli attuali palinsensti ci propongano programmi senza grande spessore? Ha senso sacrificare la qualità a vantaggio dell'audience? E poi, altra questione: si può ancora considerare una risorsa educativa la televisione?
Attenzione: Lettura rivolta esclusivamente agli individui appartenenti al sottogruppo dei bipedi umani pensanti... |
Forse è ancora prematuro parlare di “rivoluzione cinese”, ma la decisione di Google di non filtrare più i suoi risultati all'ombra della Grande Muraglia va comunque applaudita. Poco importa se questo cambio di rotta sia avvenuto in seguito “all'irritazione” di BigG rispetto ai ripetuti attacchi diretti agli account di posta di militanti cinesi dei diritti civili, ciò che effettivamente conta è la rottura del fronte dei colossi dell'ICT nei confronti dei regimi dittatoriali.
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